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ARMENIA: ANTICA TERRA DIMENTICATA Splendori e tragedie del popolo armeno

Ci sono luoghi sulla Terra che sembrano coperti da pesanti teli che li separano dal resto del mondo oscurando la loro presenza e gli accadimenti, spesso tragici, che li vedono coinvolti. Uno di questi casi riguarda proprio lArmenia e il suo antico, nobile quanto martoriato popolo. Parlare dell’Armenia, addentrandosi nelle viscere della sua cultura e della sua storia, comporta rendersi conto dei suoi tratti distintivi, dell’unicità di questa terra, della cifra che la connota rispetto a tutti gli altri Paesi.

Il Paese caucasico confina con la Turchia a ovest, con la Georgia a nord, con l’Azerbaigian a est, con lIran e l’exclave azera di Naxcivan a sud. Dunque è uno Stato senza sbocco sul mare ma situato in una posizione strategica, a cavallo tra Asia ed Europa.

Tra le prime civiltà cristiane, è ricco di luoghi di culto ma è più di una terra di antichi monasteri e paesaggi mozzafiato: è il cuore e l’anima di un popolo che ha resistito, resistito e prosperato contro ogni previsione. Gli armeni portano il peso della storia nei loro cuori, ma il loro spirito rimane indistruttibile. Dal dolore delle terre perdute al trionfo della sopravvivenza, la loro storia è una storia di resilienza, fede e un amore incrollabile per la loro patria. Sono i poeti che cantano dalle loro montagne, gli artigiani che intrecciano il loro passato in ogni filo e i guerrieri che restano fermi di fronte alle avversità. Nonostante secoli di lotta, gli armeni continuano ad abbracciare la vita con calore, ospitalità e un profondo senso di unità. La loro forza non sta solo nella loro storia, ma nella loro capacità di sognare, creare e mantenere accesa la fiamma della loro identità, indipendentemente da dove si trovino nel mondo. Hanno da sempre dimostrato forza e resistenza nei confronti dei vari invasori nel corso dei secoli.

Il popolo armeno, a seguito della diaspora, si è integrato perfettamente nelle nazioni ospitanti, con la pazienza e la determinazione che lo caratterizzano, ha dimostrato straordinarie qualità intellettuali e morali, guadagnandosi apprezzamento ovunque. Haykakan spyurk è il termine con cui si rappresentano le comunità armene che vivono al di fuori dell’Armenia e del Nagorno Karabakh.

Parlare dell’Armenia non è cosa semplice,  poiché la sua storia è costituita da millenni di splendori e tragedie. Il popolo armeno ha visto alternarsi momenti di grandezza a terribili conflitti che si sono avvicendati nel tempo, ricordando in primis il genocidio da cui è stata colpita tra il 1915 e il 1916 (in realtà iniziato già nell’ultimo decennio dell’Ottocento) per mano dell’Impero Ottomano. Con il termine di genocidio o olocausto armeno si intendono le deportazioni e le eliminazioni degli armeni che causarono circa tre milioni di morti. Olocausto, ricordiamo, che viene commemorato dagli armeni il 24 aprile e, sebbene numerosi Stati riconoscano il genocidio armeno, compresa la Santa Sede, non è ancora stato ammesso dalla Turchia, Paese ancora ostile all’Armenia.

La storia millenaria dell’Armenia, come detto in precedenza, è piena di splendori e di momenti tragici. L’Armenia, lontana regione caucasica contesa tra Romani, Parti, Bizantini e Sassanidi, è stata il primo regno al mondo a convertirsi alla religione cristiana, nel 301 d.C., prima ancora che il cristianesimo diventasse religione di stato nell’Impero romano e in Europa, le cui radici sono cristiane. La religione cristiana è divenuta un importante e saldo motivo di unità per la popolazione armena, anche se dal XVII al XIX sec. nei territori occupati dagli armeni la popolazione musulmana è andata aumentando con numeri diversi e questo è stato causa di forti scontri.

L’Armenia, secondo le sue profonde radici cristiane, è una Terra ricca di chiese e monasteri che fanno immediatamente entrare nella storia l’eventuale visitatore. Nella sua capitale, Yerevan, entrando in edifici del V sec. a.C., si respira l’antico spirito ospitale e di accoglienza che caratterizza la terra e il popolo armeno. Yerevan, città di poeti e scrittori: ci sono vie, piazze e parchi dedicati ai grandi della letteratura armena e della musica.

Gli armeni sono un popolo che occupava un territorio, definito “Armenia” molto più ampio rispetto a quello attuale, popolo che si è trovato diviso tra una piccola Armenia Orientale prima persiana e poi russa e una più grande, quella Occidentale che invece è finita nell’impero ottomano.

L’Armenia Orientale è più o meno quella che è l’Armenia moderna, l’Armenia Occidentale oggi è inglobata all’interno della Turchia.

 

L’Armenia oggi e le linee governative

L’attenzione oggi non può non porsi prevalentemente sul Nagorno Karabak o Artsakh e sulle due ultime recenti guerre che lo hanno riguardato, quella del 2020 (in piena emergenza Covid e quindi passata quasi inosservata) e quella del 2023: un’atroce offensiva che ha causato la morte di centinaia di persone e provocato la fuga di moltissimi armeni, costretti a lasciare le proprie case e la propria terra. Una vera e propria continuazione della pulizia etnica ai danni del popolo armeno.

Sono auspicabili prospettive di pace per un popolo stremato, con accordi finalizzati a normalizzare i rapporti con l’Azerbaigian nel riconoscimento della reciproca integrità territoriale. Purtroppo la comunità internazionale utilizza un doppio standard valutativo rispetto ai vari conflitti in corso sul pianeta e, nel caso dell’Armenia, non ha effettuato azioni decise contro le azioni criminali azere ma non è intervenuta neanche rispetto ai vandalismi perpetrati ai siti culturali e religiosi armeni, contravvenendo alla convenzione dell’Aia, chiari indicatori della politica di genocidio culturale portata avanti dall’Azerbaigian.

Il governo armeno crede nella diplomazia e auspica una pace in cui i Paesi confinanti possano vivere a frontiere aperte, stipulando rapporti culturali, economici e commerciali. Per questo il governo ha presentato il progetto “Crocevia della pace” come priorità sulla propria agenda, al fine di sviluppare comunicazioni tra Armenia, Georgia, Turchia, Azerbaigian e Repubblica Islamica dell’Iran, attraverso la riparazione e ricostruzione delle infrastrutture.

Inoltre è possibile dire che attualmente l’Armenia sta rivoluzionando il proprio ruolo nel mondo e guarda all’Europa. Paese storicamente filorusso, aveva trovato in Mosca una garanzia per la propria sicurezza e sopravvivenza, potremmo dire, dal periodo imperiale fino a questi ultimi anni. Oggi questi schemi sono completamente saltati. Ė recente, di gennaio, l’approvazione da parte del governo del disegno di legge che annuncia l’inizio del processo di adesione all’Unione Europea.

Sicuramente non vanno trascurati i fattori di diffidenza e differenza culturale tra Armenia e Europa e questo disegno di legge non vuol dire che l’Armenia entrerà in UE ma è segno che l’Europa è chiamata a fare di più nelle relazioni esterne.

L’immobilismo russo rispetto agli attacchi da parte dell’Azerbaigian all’Artsakh, sia nel 2020 sia nel 2023, hanno portato l’Armenia a cercare di seguire una politica multivettoriale, che costituisce una maggiore garanzia alla sua sicurezza. In questo ultimo anno la diplomazia armena è in fase di pieno dinamismo, considerando i livelli di partnership strategica stretti con l’Iran, la partecipazione al vertice dei BRICS a Kazan, gli accordi con Parigi.

In conclusione si auspica che, in questo contesto, l’Italia rafforzi sempre più i rapporti con questo martoriato Paese, molto saldi dal punto di vista culturale, in misura minore rispetto ad accordi politici ed economici, attualmente più spostati verso l’Azerbaigian. Iniziative, progetti culturali, sportivi, educativi possono contribuire a rafforzare la reciproca conoscenza tra il nostro Paese e l’Armenia nella speranza che anche le linee del nostro Governo possano ammorbidirsi e proiettarsi a favore di questo antico e nobile popolo.

 

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