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“PIER PAOLO PASOLINI. UN’ANIMA DIVISA IN DUE. L’ARTE DI ESSERE DIVERSO”: UN LIBRO CHE CONNETTE ROSELLA LISONI E PIER PAOLO PASOLINI IN UN DIALOGO MAI INTERROTTO.

‹‹Mi perdonerai se ti chiamo caro, ma sai, dopo anni passati a portare ovunque la tua voce, sei diventato per me un caro amico, del quale mi fido e mi affido. Non me ne vorrai se ti confesso che ti sogno spesso e nel sogno mi parli È l’incipit del libro di Rosella Lisoni “Pier Paolo Pasolini. Un’anima divisa in due. L’arte di essere diverso”. Il tono affettuoso ed amichevole a cui si rivolge la studiosa viterbese al più grande e poliedrico intellettuale italiano del dopoguerra, è giustificato dalla sua passione e dalla sua profonda conoscenza su questo autore. L’autrice mantiene per tutto il libro questa tonalità colloquiale, facendo rivivere al lettore, come nello scorrere della pellicola di un film, i momenti e le fasi più importanti di Pasolini. Conosciamo così le origini e la vita nel Friuli di Pasolini; il suo viaggio decisivo a Roma con la mamma dove si consacrerà scrittore, poeta, regista, drammaturgo, di successo; i suoi viaggi nei sud del mondo, in America, in Oriente e nel Medioriente; il suo sentimento del sacro vissuto nel recupero della tradizione e del mito in contrapposizione all’oscenità dell’era moderna capitalistica; le sue amicizie con il mondo femminile; il suo coinvolgente rapporto con il territorio della Tuscia dal momento in cui egli girò il film “Il Vangelo secondo Matteo”. La struttura dialogica ed empatica del libro è tale da ricordare il rapporto simbiotico esistente nel periodo di gestazione tra la nutrice ed il feto, che culmina con la nascita della creatura. In questo caso possiamo figurativamente dire che la Lisoni portando in grembo per un certo periodo il pensiero di Pasolini, nutrendosi osmoticamente di ogni suo tratto umano ed intellettuale, alla fine ha dato alla luce una bellissima “creatura” rappresentata dal suo libro. A questo punto, voglio, pure io, inserirmi in questo ideale dialogo tra la Lisoni e Pasolini, e sottoporre alcune domande alla prima che mi sembrano centrali per comprendere la trama appassionata e complessa del suo libro:

 

  • Pasolini ha sperimentato un nuovo linguaggio nella sua vasta produzione letteraria-cinematografica, volto a fare emergere le contraddizioni infernali del sistema capitalistico, prevedendone anche certi suoi sviluppi futuri. Nell’opera postuma “La divina mimesis”, é manifestata tale novità in parallelo con la Commedia di Dante, con la differenza che questo viaggio si ferma all’Inferno, senza tornare a riveder le stelle. Non poteva che esser così vista la tragica vita di Pasolini e le tematiche da lui studiate. Alla luce del sistema neocapitalistico odierno, resosi ancor più selvaggio e violento rispetto ai tempi di Pasolini, come possiamo intervenire noi uomini e donne del terzo millennio, nella nostra società per cercare di salvarla da una sorta di mania autodistruttiva?

 

Certamente Pasolini ha abitato un tempo in cui credeva in alcuni valori positivi – percepiti come l’opposto del mondo “paterno” o borghese cioè il materno, il barbaro, il sottoproletariato, il “terzo mondo”- utopia di un’innocenza, di un paradiso perduto, di una sessualità pura, senza colpa.

 Di un mondo privo di peccato che, già prima di essere evocato ne La Trilogia della vita, era stato descritto in “Medea” ed “Edipo re”.

 L’attenzione dell’autore che, abbandonando il presente, grazie alla regressione poetica e letteraria, aveva accarezzato l’illusione di ritrovare le tracce dei popoli perduti (vigile sempre la sua coscienza critica dell’impossibilità del ritrovamento di ciò) si sofferma in seguito su una contemporaneità che gli restituisce tutto l’orrore che prima aveva rifiutato, ma che ora mal riconosce.

Ormai è consapevole del processo di adattamento generale alla degradazione della società da cui il nostro paese cerca di liberarsi solo nominalmente.

Di fronte alle masse di giovani criminali e alle loro azioni violente, si fanno sempre più spazio le masse di coloro che non si accorgono di nulla o sdrammatizzano tutto perché incapaci di assumersi responsabilità.

Pasolini, sul finire degli anni 60, prende coscienza della mutazione antropologica che stava avvenendo nella società italiana, una trasformazione della società arcaica, antica a società dei consumi priva di ogni forma di umanità.

Anche l’intellettuale Pasolini che ben legge “la realtà”, confessa, con profonda tristezza, il proprio adattamento allo status quo.

La leggibilità, cui egli accennava nella Abiura dalla Trilogia della vita, non è qualcosa di gratificante, al contrario è la caduta di un’illusione fortemente coltivata dall’autore negli anni della Trilogia, l’illusione cioè di poter opporre al grigiore dell’omologazione la forza irriducibile della “poesia”, fino ad allora considerata quale ancora di salvezza, volano utile ad abitare quell’altrove a cui sempre anelato.

L’illusione di potersi opporre con tutto se stesso, con il suo amore verso la vita alla mercificazione del corpo, alle regole della società dei consumi, a “quel mondo unificato” dal neocapitalismo, ossia da un internazionalismo creato, con violenza, dalla “necessità della produzione e del consumo” come egli stesso ebbe a dire.

Di fronte ad uno scenario del genere riferito agli anni ‘70 intervenire oggi, in maniera concreta richiede un atto di estremo coraggio e libertà.

Viviamo da tempo all’interno di una crisi universale per uscire dalla quale risulterebbe necessario procedere con l’abbandono del sistema capitalistico per abbracciare una produzione in grado di garantire la salvezza dell’umanità, il rispetto della dignità umana e l’accortezza di mantenere in vita l’equilibrio della natura.

Abbandonare, come più volte ricordata da Pasolini, la sottomissione della politica alle logiche del mercato, del profitto, del guadagno, della ricchezza. Logiche che mirano a destabilizzare il servizio sanitario nazionale, il welfare, la protesta politica e la libertà d’opinione.

Risulterebbe più che mai necessaria oggi un’azione congiunta non individuale che abbia come finalità un’economia interconnessa con una governance non rivolta al singolo stato ma che poggi su basi globali.

 

  • Il mondo della tradizione sembra fornire la chiave a Pasolini per entrare nella dimensione del sacro, a dispetto di una modernità che infrange tale dimensione e la respinge verso un’omologazione ed una disumanizzazione crescente. Tuttavia, per la sua tendenza a ragionare in termini di polarità o conflittualità, lo porta spesso a trasgredire quell’ordine costituito dal vecchio mondo. “Il mondo non sembra essere, per me-afferma Pasolini- che un insieme di padri e di madri, verso cui ho un trasporto totale, fatto di venerante rispetto e di bisogno di violare tale rispetto attraverso dissacrazioni anche violente e scandalose”. Ora, le chiedo, in quale misura, oggi, il senso della nostra tradizione può essere ancora custodito, senza annullare lo spirito polemico che Pasolini fa agire o scorrere in essa?

 

 

La perdita del sacro è per Pasolini perdita di una crisi positiva interna alla realtà, Il sacro rappresenta la forza rivoluzionaria, la logica di insurrezione interna al reale.

La crisi della fede cristiana diviene crisi del marxismo, quale forza rivoluzionaria legata alla forza cristiana.

Pasolini patì l’operazione del sacro operata dalla modernizzazione, dal neocapitalismo e dalla borghesia, da lui considerata non una classe sociale, bensì “una malattia.”

Quella borghesia responsabile di aver abraso il sentimento del sacro dalla vita.

Egli ha saputo scorgere nella realtà il sacro, un sacro non trascendente, ma individuabile nel rapporto con l’“altro”, con la vita.

La sua ricerca del sacro è rivolta verso la tradizione, verso il passato, verso il mito.

Sacro identificabile come chiave in grado di cogliere l’identità del mondo antico, gettando anche una luce sul nostro mondo.

 Sacro come forza di rottura, sacro come opzione eretica, apocalittica, ciò che fa irruzione nella storia e la rende irta di inciampi, qui il rimando a gli “Scritti corsari”.

Oggi preservare il sacro è ancora una volta, come ricordato da Pasolini, preservare le nostre radici, il nostro passato per poter celebrare la nostra identità culturale, nel rispetto dei piccoli gesti quotidiani dal sapore antico fino all’uso delle nuove tecnologie volte a dar luce alle nostre storie e alla nostra identità culturale.

Assistiamo oggi ad un attenuarsi dei confini tra le nazioni, ad un’unione tra diverse influenze culturali alle quali non deve essere permesso di cancellare le singole diversità culturali, diversità in grado di recare storie, tradizioni, linguaggi unici che hanno bisogno di essere preservati e tutelati.

Ancora una volta Pasolini ci insegna che il segreto è riposto nell’equilibrio tra modernità e rispetto delle tradizioni.

Di fondamentale importanza quindi risulta essere il supporto educativo.

Le scuole, le comunità locali, le università devono promuovere il patrimonio culturale e offrire ai giovani strumenti per comprendere il valore basilare delle tradizioni intese quali supporto alle loro radici, necessarie per garantire loro il senso di continuità.

Fondamentali anche l’attivazione di progetti internazionali, di uno spirito transnazionale.

È richiesto dunque un impegno singolo, ma congiunto a quello comunitario e delle istituzioni che miri a prospettive in grado di integrare tradizioni locali e innovazioni in grado di gettare uno sguardo sul futuro.

Dopo le puntuali ed esaurienti risposte della nostra Lisoni capiamo perché questo libro, a distanza di un anno da quando è stato pubblicato, è ancora così apprezzato e divulgato in ogni consesso civico, contribuendo a mettere a nudo le contraddizioni presenti nella società attuale (molte di queste sono le stesse che c’erano al tempo di Pasolini, altre sono state generate dal neocapitalismo liberale che ha assunto la forma del dominio digitale e dei mercati finanziari globalisti), nella viva speranza di mettere in campo delle forme di resistenza contro una deriva nichilistica che sembra non risparmiare nessun angolo della terra, soprattutto il mondo occidentale. Questa disamina-intervista si conclude qui, ma non finisce qui il nostro impegno nel far conoscere alla società civile il pensiero di Pasolini. D’altronde come si potrebbe interrompere questo dialogo con il nostro caro Pier Paolo, sia da parte dell’amica Rosella che da parte di chi scrive, quando la vita di entrambi è stata così beneficamente influenzata da lui stesso? Prossimamente, infatti, seguirà una recensione curata dal sottoscritto, sull’ultima fatica di Rosella Lisoni, “Pier Paolo Pasolini una vita straordinaria”, un lavoro svolto con il contributo di altri autori, inoltre, per il 50ᵒ anniversario della morte di Pasolini, certamente faremo altre iniziative su cui vi terremo informati.

 

 

 

Curriculum vitae di Rosella Lisoni

Nata a Marta (Vt) il 21.12.1964, è laureata in Lingue e Letterature moderne con lode e dignità di stampa discutendo una tesi sul cinema di Pier Paolo Pasolini. Ha iniziato la sua attività insegnando lingua francese, dal 1988 lavora all’Università degli Studi della Tuscia.  Collabora con alcuni quotidiani e riviste viterbesi (“La loggetta”, “L’Ottavo”), scrivendo articoli e recensioni di film. È Presidente dell’associazione culturale La Torre della Tuscia, con sede a Viterbo, città in cui vive. Ha organizzato eventi culturali a Viterbo e provincia, e a Roma, con ospiti quali Dacia Maraini, l’avvocato Stefano Maccioni (colui che ha chiesto la riapertura delle indagini sull’omicidio Pasolini), Gianfranco Angelucci (uno degli sceneggiatori di Fellini), Enzo de Camillis (regista e sceneggiatore), Enzo Bellavia (giornalista e saggista), Dario Franceschini. È autrice delle seguenti pubblicazioni: ”Eros e thanatos ne I Racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini”, opera vincitrice del premio Salvatore Quasimodo, menzione speciale al merito , Settecittà, Viterbo 2020; “Aurora una di noi” Booksprint, Salerno 2020; “L’ultimo Pasolini tra forma e realtà”, Settecittà, Viterbo 2022; Saggio introduttivo al testo di Piero Zuccaro “Pasolinarie drammaturgiche in 4D”, Ottavomiglio, Cosenza, 2023; “I luoghi di Pasolini” a cura di Carlo Serafini e Stefano Pifferi, Bulzoni, Roma 2023; “Pier Paolo Pasolini un’anima divisa in due. L’arte di essere diverso” INTERMEDIA edizioni, Orvieto, 2024; “Pier Paolo Pasolini una vita straordinaria”, a cura di Rosella Lisoni, Annulli editore, Grotte di Castro, 2025.

Per ulteriori informazioni e per la lettura dei suoi articoli si rimanda al suo sito internet: www.rosellalisoni.com

indirizzo e-mail lisoros12@gmail.com, torretuscia@gmail.com

 

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