AGIRE SOCIALE NEWS

RIVISTA DI CULTURA & SOCIETÀ

Proprietà Fondazione Pina Alessio Onlus

Direttore Editoriale Giuseppe Alessio

Direttore Responsabile Domenico Latino

Home » IL TEATRO AMATORIALE A COSENZA E IL GRUPPOTTANTA: STORIA, EVOLUZIONE E IMPATTO CULTURALE

IL TEATRO AMATORIALE A COSENZA E IL GRUPPOTTANTA: STORIA, EVOLUZIONE E IMPATTO CULTURALE

Il teatro, in Calabria, è sempre stato più di un’arte: un atto di resistenza, una forma di tenacia culturale. In una regione spesso ai margini delle grandi narrazioni ufficiali, il palcoscenico ha rappresentato, soprattutto in ambito amatoriale, uno spazio di parola e di ascolto.

Dalla seconda metà del Novecento, il teatro amatoriale calabrese ha saputo costruire una grammatica propria, povera nei mezzi, ma ricchissima nei fini.

Radici e fermenti del teatro in Calabria

 Il teatro calabrese ha origini antiche e popolari, radicate nella cultura orale e nei riti collettivi. Già nell’Ottocento, le filodrammatiche rappresentavano una delle poche occasioni di aggregazione culturale. Le compagnie nate nei circoli operai, nei seminari o sotto l’egida delle parrocchie mettevano in scena classici italiani e testi religiosi. Ma è nel secondo dopoguerra che il teatro amatoriale inizia a declinarsi come linguaggio di denuncia e strumento pedagogico.

Una figura chiave di questo periodo è sicuramente Michele De Marco, detto Ciardullo, commediografo e poeta. La sua opera teatrale si nutre di dialetto, ironia, tensione civile. Nei suoi testi emerge una Calabria schietta, capace di ridere dei propri drammi e di riflettere sulle ingiustizie sociali. Il teatro, per Ciardullo, è specchio e pungolo, gioco e impegno.

Negli anni Settanta, la scena politica e culturale di Cosenza cambia profondamente. L’egemonia democristiana si indebolisce e si affermano le prime giunte di centrosinistra, che iniziano a intervenire su abitazioni e viabilità. In questo clima di fermento politico e sociale, soprattutto tra i giovani, emergono movimenti di contestazione e una vivace attività culturale.

Anche il teatro risente di questa spinta rinnovatrice: pur restando in gran parte amatoriale, si comincia a delineare una vera e propria ideologia teatrale, con attenzione agli autori locali, una politica dei prezzi più accessibile e un maggiore coinvolgimento delle scuole. Si discute persino della possibilità di un teatro stabile regionale. L’apertura dell’Università della Calabria e il convegno Per un teatro nel meridione (Palmi, 1975) accompagnano e rafforzano questa nuova stagione culturale.

I primi gruppi teatrali

A Cosenza e dintorni, questo fermento si traduce in un’esplosione di gruppi indipendenti, tra cui spiccano, il Gruppottanta, il Teatro dell’Acquario, i Cantieri Teatrali di Rogliano, il Teatro Rossosimona e le rassegne scolastiche nate nelle periferie urbane. Negli anni Settanta e Ottanta, il fermento culturale si intreccia con i movimenti studenteschi e operai, dando vita a un teatro di piazza e di denuncia, che si nutre di Brecht, Artaud, Majakovskij.

Un punto di riferimento imprescindibile per comprendere questo processo è l’opera di Vincenzo Ciardullo, autore di Lo spettro del sud, dove si analizza il teatro come luogo di riscatto per le classi subalterne. Ciardullo individua nella “marginalità geografica” una risorsa estetica, da cui derivano un linguaggio essenziale, una drammaturgia diretta e una recitazione intrisa di realtà.

Il Gruppottanta

L’idea di far nascere un collettivo politico-culturale che fosse riferimento ed espressione della giovane cultura calabrese criticamente formatasi negli anni del dissenso e della contestazione venne fuori a Cosenza alla fine degli anni sessanta. Un gruppo di giovani innamorati del teatro che avevano frequentato le università del nord, tornano nella loro città decisi ad impegnarsi per rimuovere la staticità della politica culturale realizzando la prima forma di collettivo teatrale che superasse la dimensione filodrammatica e parrocchiale. Nacque così il Gruppottanta, un ambizioso e benaugurante progetto con lo sguardo rivolto verso vasti orizzonti. Inizia quindi l’elaborazione e la messa in scena di testi che caratterizzeranno l’attività del gruppo nel corso di tutta la sua attività: una serie di produzioni integrate da dibattiti ed incontri che visitano temi e problematiche della Calabria e non solo. Inoltre il collettivo si interessa anche alla ricerca sul canto popolare calabrese, distanziandosi, per unicità, da molti gruppi folkloristici locali

Sin dalle prime produzioni emerge una cifra stilistica ben definita: attenzione ai testi di denuncia sociale, un forte radicamento nella storia locale e una recitazione corale in cui il pathos non è mai retorico. Il teatro, per Gruppottanta, non è evasione, è un atto politico, comunitario, capace di interrogare il presente e la memoria.

Tutto è basato su un desiderio di ripartenza, di rifondazione del futuro.

Parallelamente al collettivo nasce anche il periodico quindicinale “Astrolabio Calabrese”, sostenuto con il contributo dei lettori, distribuito attraverso le edicole regionali, e in tutta Italia, tramite le librerie Feltrinelli.

Al collettivo si avvicinarono tanti ragazzi per i quali esso rappresentò una vera e propria palestra ai fini della crescita culturale e lo sviluppo del pensiero critico. Il coinvolgimento nei dibattiti, la partecipazione alle foltissime sfilate di protesta, lo scrivere sull’Astrolabio, furono tutte attività che instillarono nuove consapevolezze formando una intera generazione di giovani cosentini.

Le produzioni del Gruppottanta

Il primo successo per il Gruppottanta arriva con L’istruttoria, su testo di Peter Weiss e regia di F. Monaco, portato in scena con un adattamento che coinvolge tutto il gruppo. La scelta di un testo tanto complesso, dedicato ai processi di Francoforte sullo sterminio nei lager nazisti, testimonia il coraggio della compagnia e soprattutto rivela il pensiero del collettivo: il teatro deve smuovere, inquietare, far pensare.

Segue Libertà per Angela Davis dedicato all’attivista Angela Davis, in prima linea nella lotta degli afroamericani contro il razzismo e la repressione, accusata ingiustamente di complicità nell’omicidio di un giudice.

La partecipazione al Premio Sila del 1971 con Cantata di lupara e Un fatto di assassinio di R. Lerici, presso il teatro Alfonso Rendano di Cosenza, rappresentò l’occasione per formalizzare giuridicamente il gruppo.

Lo stesso anno ci fu la partecipazione alla conferenza di Siderno con un documento da considerarsi, a tutti gli effetti, il manifesto del gruppo, a denuncia di una Calabria in balìa del malaffare e del sottosviluppo.

Seguirono altre produzioni e decisivo fu l’incontro con il regista Ennio Scalercio, allievo di Andrea Camilleri presso l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica di Roma, determinante per dare un diverso spessore drammaturgico e una diversa espressività ai testi.

Venne così portato in scena il testo di Ignazio Silone L’avventura di un povero cristiano, storia della rinuncia al papato da parte di Celestino V per amore di un cristianesimo attento alle ragioni degli umili.

Seguirono Caru patruni di A. Putortì sull’occupazione delle terre contadine e Cara moglie, testo e canzoni sull’emigrazione portato in scena dal Canzoniere che si era appena formato all’interno del gruppo.

Successivamente videro la luce molti altri testi che riguardavano, sempre e comunque, temi che toccavano nel profondo la terra di Calabria.

Un tratto distintivo del Gruppottanta è sempre stata la capacità di uscire anche dai luoghi canonici del teatro. Per scelta, ma anche per necessità, il gruppo ha portato i suoi spettacoli in scuole, cortili, chiese sconsacrate, laboratori artigianali; ogni spazio è diventato scena, ogni comunità coinvolta nel processo di creazione. In quei luoghi il teatro si è fatto davvero “povero” nel senso di Grotowski: spoglio di orpelli, ma ricco di senso.

 Dal Gruppottanta al Quartiere

Dopo gli effervescenti primi anni 70, per molti componenti del gruppo fare teatro diventa un impegno non più sostenibile, per percorsi che riguardavano lo studio, il lavoro e altre motivazioni attinenti alla sfera personale. Altri invece scelsero di continuare l’impegno con il teatro creando il gruppo di base “Quartiere”, imprimendo con esso una svolta in senso professionistico a quella che sarebbe stata una attività più che decennale, proponendo un teatro alternativo e mai “consumistico”.

Il Franz Teatro

 A distanza di quasi vent’anni dalla nascita del Gruppottanta, la tragica scomparsa di Franz Marcelletti, uno dei protagonisti della prima esperienza teatrale, determinò il ritrovarsi di tutti i componenti del collettivo che sentirono l’esigenza di onorarne la memoria calcando nuovamente insieme le tavole del palcoscenico. Si ricominciò nel 1995 con lo spettacolo Ci siamo tutti? di Silvana Stumpo, che rievocava, in qualche modo, l’esperienza di una intera generazione.

Seguirono lavori, sempre autoprodotti e scritti da componenti del gruppo, di grande successo come lo spettacolo in versi Rre Tammurru di Marcello D’Alessandro, nella rappresentazione dell’eterna lotta tra riformismo e speranze rivoluzionarie

La morte di Marcelletti e i successi degli spettacoli man mano proposti, portarono alla decisione di riprendere il lavoro interrotto un paio di decenni prima, per ricostituirsi formalmente, e poi ufficialmente nel 1996, in associazione di volontariato, pur mantenendo l’identità di gruppo teatrale.

Si andò avanti con L’affare Domanico di A. Perfetti e successivo convegno Socialismo e socialisti di inizio secolo a Cosenza con la partecipazione di studiosi del periodo storico considerato.

Poi fu la volta di Gli intrighi mal riposti e quelli ben riusciti di Marcello D’Alessandro, rappresentazione alla maniera della commedia dell’arte, alla quale seguirono altri molti spettacoli fino al 2020.

Tenendo fede al suo fine statutario il gruppo collaborò con il CSM (Centro Salute Mentale) con l’allestimento dello spettacolo Il Barbone con la regia di Ferruccio Stumpo.

Agli inizi del 2000 la sede di ritrovo del Gruppottanta venne trasformata in un vero e proprio teatro da 60 posti che diventò con il tempo un riferimento nel panorama culturale cittadino.

Una sede non a caso ubicata nel centro storico di Cosenza, in un contesto all’epoca decadente, ma che si riteneva con convinzione potesse dare un contributo al fine di far rivivere quel quartiere attraverso la cultura.

Quel luogo fu dedicato a Franz Marcelletti, all’amico scomparso divenuto, in qualche modo, promotore del nuovo capitolo di una storia che si sarebbe dipanata per i successivi anni.

Con i “Venerdì del Gruppottanta” si diede vita un nutrito programma di iniziative che spaziavano dal teatro, alla musica, alla poesia, al cinema, ai dibattiti, etc., ospitando figure di spicco della cultura nazionale ma, soprattutto, in quel luogo trovavano ospitalità i tanti talenti calabresi che non avrebbero trovato nessuna possibilità di esibirsi in luoghi cosiddetti “ufficiali”. Una incredibile e meravigliosa esperienza interrotta a causa del Covid, evento che fu decisivo per la fine di un percorso straordinario intrapreso da un gruppo di ragazzi mezzo secolo prima.

Un posto nella storia del teatro cosentino

Oggi, il Gruppottanta rappresenta la storia di una delle più longeve esperienze di teatro della Calabria. Ma definirlo “amatoriale” rischia di essere riduttivo se si considera la qualità artistica e l’impatto civile delle sue opere. Il termine giusto, forse, è militante in quanto costantemente immerso nel tempo in cui agisce, mai soggiogato dall’attualità.

Il teatro del Gruppottanta non ha mai rincorso il consenso facile e oggi questa scelta appare ancora più preziosa.

Il teatro a Cosenza ha sempre rappresentato un punto di incontro tra arte e impegno sociale grazie al quale la città ha vissuto una lunghissima stagione culturale caratterizzata da sperimentazione e partecipazione.

L’eredità di queste esperienze continua a influenzare la scena teatrale cosentina, dimostrando che il teatro non è solo spettacolo, ma anche un mezzo per raccontare la storia di un territorio e rafforzarne l’identità culturale.

Fonti:

  • Archivio storico e fotografico del Gruppottanta e del Franz Teatro
  • Fanelli, Carlo. La cultura teatrale a Cosenza fra Ottocento e Novecento. Cosenza, 2003.

 

 

 

      

AGIRE SOCIALE NEWS

Fondazione Pina Alessio Onlus
C.F. 91022110802 - P.Iva 02819850807

SEDE LEGALE
Via Belvedere, 24
89013 Gioia Tauro (RC)

SEDE SECONDARIA
Via Rea Silvia, 43
00042 Anzio (RM)

Iscrizione al registro Stampa del Tribunale di Palmi n. 2 del 31/10/2013

© 2026 Fondazione Pina Alessio Onlus