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L’UTILITÀ DELL’INUTILE: IL RICORDO DEL PROFESSOR NUCCIO ORDINE

“[…] Io insegno nell’Università della Calabria, a Cosenza, dove vengono tanti ragazzi da famiglie che non hanno possibilità economiche. In tutti questi anni ho visto una cosa: i ragazzi che studiano con passione, riescono! Quindi a rischio di essere giudicato irresponsabile, vi dico: «Ragazzi, scegliete la vostra passione!». Io, con molta sincerità e umiltà, vi dico che non farei mai un altro mestiere perché questo è ciò che mi rende felice, è la mia passione. Ed ecco perché io vi dico: «Ragazzi, impegnatevi! Perché voi siete arbitri della vostra vita. Voi potete costruire il vostro destino. E anche se la via della passione è sempre la via più difficile da seguire, è anche quella che poi vi darà delle ricompense straordinarie»”.

Professor Nuccio Ordine

Quando un maestro se ne va ti chiedi dove saranno ora le sue parole, i suoi pensieri, i suoi modi di fare, i suoi gesti, la sua cultura.

Quando un maestro se ne va ti domandi se tu, da allieva, avresti potuto fare qualcosa in più… ascoltarlo con più attenzione, nutrirti con più fame di sapere dei suoi insegnamenti, seguirlo con più costanza di quella avuta.

Perché quando un maestro se ne va, e il suo spessore è così grande, pensi davvero che non avresti mai smesso di ascoltarlo in quelle aule universitarie piene di sogni e di vita.

Perché quando un maestro se ne va, e il suo spessore è così grande, pensi che il tempo sia stato troppo tiranno e tu troppo ingenua nel credere che fosse infinito.

Se chiudo gli occhi vedo il mio maestro intento a spiegare le ottave del Furioso, a narrarci di Angelica e della felicità che tutti i cavalieri inseguono.

Se chiudo gli occhi sento il mio maestro parlarci del Sileno e di come le cose preziose spesso siano racchiuse, non palesate all’esterno.

Se chiudo gli occhi ascolto il mio maestro raccontarci l’episodio del nappo e prendere le difese di Rinaldo perché non sempre la verità va ricercata ad ogni costo, soprattutto se non si è in grado di accettarla.

Se chiudo gli occhi vedo il mio maestro scrivere alla lavagna una delle massime del filosofo Giordano Bruno per invitarci a non arrenderci davanti alle prime difficoltà perché “tutte le cose preziose son poste nel difficile”.

Se chiudo gli occhi rivedo la me ragazzina seduta tra i banchi universitari incantata dal sapere smisurato, dalla passione profonda, dall’energia contagiosa e dal carisma immenso di quel professore che amava ripeterci che l’importante era inseguire le proprie passioni, che le scuole non sono aziende e che il compito di un buon maestro è far capire ai ragazzi che bisogna studiare per diventare migliori, non far credere loro che devono studiare per imparare un mestiere e guadagnare dei soldi.

Il grande professore di cui parlo non ha bisogno di presentazioni perché il suo nome e le sue opere lo fanno per lui. Nuccio Ordine, scomparso prematuramente due anni fa, è stato professore ordinario di Letteratura Italiana nell’Università della Calabria e Presidente del Centro Internazionale di Studi Telesiani, Bruniani e Campanelliani. Le sue opere sono tradotte in 24 lingue (33 paesi), tra cui cinese, giapponese e russo. Presso la casa editrice “La nave di Teseo” ha pubblicato: L’utilità dell’inutile (2013), Classici per la vita (2016), La cabala dell’asino. Asinità e conoscenza in Giordano Bruno (2017), Gli uomini non sono isole. I classici ci aiutano a vivere (2018) e George Steiner. L’ospite scomodo (2022).

È stato invitato in qualità di Visiting Professor in diversi Istituti di Ricerca e Università negli Stati Uniti, in America Latina e in Europa (La Sorbona di Parigi, Max Planck di Berlino).

È stato Membro d’Onore dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze (2010), membro dell’Academie Royale de Belgique (2020) e del Consiglio scientifico della Treccani.

In America Latina e in Europa ha ricevuto sei dottorati honoris causa. È stato insignito in Francia delle Palme Accademiche (Chevalier 2009 e Commandeur 2014) e il Presidente della Repubblica gli ha concesso la Legion d’honneur (2012). Nel 2023 ha ricevuto il premio Principessa delle Asturie. Il Presidente della Repubblica lo ha nominato Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2018). In Francia ha diretto, con Yves Hersant, tre collane di classici (Les Belles Lettres) e in Italia la collana Classici della letteratura europea.

Due anni fa, improvvisamente, il professor Nuccio Ordine se n’è andato, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di tutte le persone che lo hanno conosciuto, seguito, amato.

Non ci sono parole adatte, né consolazione alcuna nonostante il tempo trascorso. Ci sono soltanto interrogativi che provano ad essere balsamo su ferite ancora aperte… chissà se un giorno ci rincontreremo, chissà se ci rivedremo, chissà se ci ritroveremo in un luogo che ora non conosciamo ma che poi sarà chiaro, chissà se in quei campi elisi il professore è stato accolto da altre anime cercatrici, come lui, di luce, cultura e verità.

Io, come tantissimi suoi alunni, faccio ancora fatica a rassegnarmi e parlare di lui al passato è sempre un dolore muto eppure assordante.

Vorrei soltanto poter tornare indietro nel tempo, a quegli anni accademici spensierati in cui ascoltare una sua lezione era un viaggio di sola andata verso universi letterari sconosciuti e tutti da scoprire.

Vorrei soltanto averlo ringraziato di più, vorrei soltanto avere la possibilità di potertelo fare ancora, fino all’infinito.

Vorrei soltanto potergli dire che anch’io, oggi, cerco quel “quid in più” nelle mie classi, tra i miei alunni e che ripenso a lui ogni volta che lo trovo, ogni volta che sento ripetere le mie parole, ogni volta che vedo i miei studenti innamorati di ciò che spiego.

E allora penso di essere stata fortunata perché averlo avuto nella mia vita è stato un dono, essermi nutrita del suo sapere un regalo troppo prezioso anche se la sua mancanza è un vuoto grande, una ferita profonda. Perché quando un maestro se ne va, un po’ te ne vai anche tu e questo non potrai mai accettarlo davvero.

Io voglio immaginarlo tra gli universi infiniti descritti dal filosofo del suo cuore, voglio pensarlo sorridente sulla luna mentre guarda attentamente tutte le cose che abbiamo smarrito sulla terra, voglio sognarlo seduto a quel tavolo pieno di cavalieri mentre decide di allontanare quel calice perché “ben sarebbe folle chi quel che non vorria trovar, cercasse”.

Quindi grazie professore, grazie per ogni parola, per ogni scritto, per ogni pacca sulla spalla.

Sei qui prof… in un tempo senza tempo che, però, non sarà mai passato, ma sempre presente e futuro.

Sei qui prof… sei nelle nostre classi, nelle nostre parole, nel nostro mestiere che è davvero il più bello del mondo.

E noi saremo sempre i tuoi studenti, quelli a cui tu hai dedicato tutta la tua vita e che continueranno a difendere l’ “inutile” come ci hai magistralmente insegnato tu.

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