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IL DONO DELLA SFERA. PESARO RICORDA ARNALDO POMODORO

Il 22 giugno 2025 si è spento a Milano, all’età di 99 anni, Arnaldo Pomodoro, scultore fra i più grandi del secondo Novecento, maestro dell’enigma e della materia. Era nato ai piedi delle colline del Montefeltro, a Morciano di Romagna, mentre a Pesaro aveva vissuto la giovinezza, trovando l’incoraggiamento iniziale che lo avrebbe condotto verso un percorso internazionale costellato da opere monumentali e poetiche. Proprio Pesaro conserva uno dei suoi lavori più amati: la Sfera Grande, collocata in Piazzale della Libertà, oggi divenuta simbolo urbano e spirituale della città.

Realizzata inizialmente in fiberglass, come modello dell’opera monumentale destinata all’Expo di Montreal del 1967, la Sfera Grande è approdata a Pesaro nel 1971 come dono dell’artista. Era l’omaggio a un luogo che aveva rappresentato per lui casa, affetti, formazione. Pomodoro stesso indicò il punto esatto in cui collocarla: una duna affacciata sull’Adriatico, lì dove un tempo si trovava l’Ex Kursaal. Desiderava che fluttuasse sull’acqua, nel punto in cui l’orizzonte incontra il fluire della vita cittadina.

Attraverso il mistero del mondo

La sfera, nel suo perfetto equilibrio, è fratturata. Un ampio squarcio ne rivela l’interno: un groviglio di strutture, lame e prismi, come se il cuore della forma geometrica contenesse una macchina celata, un codice indecifrabile. Le crepe, come ha più volte affermato Pomodoro, rappresentano il tempo, la memoria, la consunzione della materia e la necessità di attraversare la perfezione per cogliere il mistero.

Nel 1966, su commissione del Ministero degli Esteri, Pomodoro realizzò una sfera con un diametro di 350 cm per l’Expo di Montreal: un’opera che divenne emblema iconico della scultura moderna a livello mondiale. Venne poi trasferita alla Farnesina, divenendo il logo simbolico del Ministero. Proprio quella sfera, nella sua versione in fiberglass, giunse a Pesaro, dove per quasi trent’anni accolse cittadini e turisti. Ma il tempo e gli atti vandalici spinsero Pomodoro a desiderare una sostituzione in bronzo. Dopo anni di trattative, raccolte fondi e collaborazioni tra artisti, industriali e istituzioni, nel 1998 la nuova Sfera Grande fu finalmente posata.

La fusione fu affidata alla Fonderia De Andreis di Milano, scelta dallo stesso Pomodoro. La nuova opera, identica, se non che per i particolari di fonditura e rinettatura, a quelle oggi presenti a Roma, New York, Teheran e Dublino, venne collocata al centro di una vasca circolare. L’effetto visivo è quello di una sospensione, un oggetto cosmico che emerge dall’acqua e si riflette in essa, duplicando la propria enigmatica potenza.

Per Pomodoro, la sfera era una forma magica. Riflette il mondo, ma allo stesso tempo lo rompe, lo interroga. L’artista parlava della sua opera come metafora della nostra epoca: «Nel mio lavoro vedo le crepe, le pareti erose, il potenziale distruttivo che emerge dal nostro tempo di disillusione».

Il percorso della Sfera Grande è anche una storia collettiva. Pesaro ha saputo riconoscerne il valore, stringersi attorno all’opera e a ciò che essa rappresentava. Il progetto urbano che la ospita è stato pensato insieme all’artista, con l’intervento fondamentale del geometra Leonardo Della Chiara, che ha fatto da tramite con il Comune. Il risultato è un punto d’incontro per la città, uno spazio simbolico che parla ai giovani, ai cittadini, ai visitatori.

Un archetipo contemporaneo

Pomodoro non è stato solo scultore, ma scenografo, architetto, filosofo delle forme. La sua ricerca ha attraversato materiali, linguaggi, paesaggi. Dall’environment teatrale ai progetti non realizzati, come il Cimitero di Urbino, ogni sua opera era una soglia, un luogo di contemplazione e attesa. Pesaro ha il privilegio di custodire una di tali soglie, in cui il tempo stesso sembra fermarsi, frantumarsi e ricomporsi in un riflesso ineffabile del mondo. Oggi, con la scomparsa di Arnaldo Pomodoro, la città può dire di avere nel cuore non solo ua potente ‘opera d’arte, ma un frammento di eternità.

La Sfera Grande continuerà a riflettere il cielo, i volti delle persone e i loro passi. Nel suo silenzio, nel suo canto di bronzo e luci e notti, si esprimerà ancora e ancora per noi, con la voce inconfondibile di un aruista che non smette di mancarci.

 

Bibliografia essenziale

Arnaldo Pomodoro, Skira Editore, Milano, 2016

Stefano Esengrini (a cura di), Arnaldo Pomodoro. Forma, segno, spazio. Scritti e dichiarazioni sull’arte, Maretti Editore, 2014

Francesco Leonetti, L’arte lunga, Feltrinelli, Milano, 1992

Aldo Colonetti e Ada Masoero (a cura di), Arnaldo Pomodoro. 4 progetti visionari, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, 2016

Rudy Chiappini (a cura di), Arnaldo Pomodoro, Skira Editore, Milano, 2004

Il Cimitero sepolto. Un progetto di Arnaldo Pomodoro per Urbino, a cura di Francesco Leonetti, Feltrinelli, Milano, 1982

Leonardo Della Chiara – Arnaldo Pomodoro, Dieci momenti in stretta collaborazione. Colpo d’ala di Arnaldo Pomodoro, Fratelli Palombi Editori, Roma, 1998

 

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