



È giunto, quest’anno, alla 27esima edizione il torneo di calcio Mundialido, proposto ininterrottamente dal 1999 dal Club Italia Eventi. Il progetto si propone di attuare la finalità di integrazione e mediazione culturale attraverso uno dei giochi più affascinanti e praticati nel mondo: il calcio. Squadre composte di immigrati di varie nazionalità, composte interamente di stranieri provenienti da Paesi di ogni continente, si incontrano sul campo per vivere concretamente la convivenza e il rispetto reciproco.
Il calcio come veicolo di inclusione.
Lo sport, il calcio nello specifico, si conferma come veicolo fondamentale per il coinvolgimento delle persone in percorsi di accoglienza e integrazione, necessario strumento di legame e pace tra i popoli in questo attuale momento storico. Linguaggio universale in grado di colmare le divisioni sociali ed etniche attraverso i sani principi del rispetto e della reciproca conoscenza.
Si è svolta il 20 maggio, al salone del CONI di Roma, la cerimonia di apertura dell’edizione 2025 in cui si è eseguita l’estrazione dei gironi delle squadre che si sono poi fronteggiate e che ha visto l’Ecuador come vincitrice. I partner storici del Mundialido sono Clubitalia, Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) ed ASI (Associazioni Sportive e Sociali italiane, primo ente di promozione in Italia), uniti nel comune intento di inclusione costruttiva delle varie comunità straniere nel territorio italiano. Fondatore di Clubitalia, Eugenio Marchina è il patron e organizzatore del Mundialido, a lui si deve l’ideazione di utilizzare il calcio come strumento di coesione sociale e di aggregazione nella condivisione delle diversità delle varie etnie. Questo esemplare e ormai storico impegno, ha varcato i confini della Capitale e quelli nazionali, infatti sta sbarcando anche a Montecatini Terme, a Milano, in Spagna, Polonia e Francia.
Mundialido e partnership
Riguardo al Mundialido Roma, la 27esima edizione ha visto la collaborazione di Ambasciate, Consolati, Comunità, Università, Associazioni, considerando la partecipazione di 24 formazioni, ciascuna composta di giocatori del medesimo paese di origine. Nutrita la presenza di Africa e America Latina, rispettivamente rappresentate da undici e sette squadre ciascuno. Oltre a cinque Paesi europei il Bangladesh ha completato il quadro delle partecipanti. Il Mundialido è stato incluso nelle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e nel “Manifesto dello Sport” del CONI/Ministero Politiche Sociali. Gode dei patrocini della Presidenza del Consiglio dei Ministeri dell’Interno, degli Esteri, del Lavoro e Politiche Sociali, nonché dell’UNAR, dell’Istituto ILA, della Regione Lazio di Roma Capitale, del CONI, del Comitato Nazionale Fair Play, dell’Associazione Italiana Calciatori, dell’Ente di Promozione Sportiva ASI.
Integration Cup
Quest’anno al Mundialido si è accostata, come atto conclusivo, una supercoppa europea tra le squadre vincitrici: l’INTEGRATION CUP.
Ai rigori ha vinto la Colombia contro l’Ecuador.
Le squadre rappresentanti dei tornei aderenti al circuito Mundialido si sono incontrate a Ostia Antica (Roma), per la presentazione ufficiale dell’evento, cerimonia emozionante alla presenza delle istituzioni. Le formazioni in gara si sono poi contese il titolo allo stadio Aldobrandini.
“Evento straordinario, location unica, comportamento esemplare delle sei formazioni partecipanti. Forse non immaginavamo nemmeno che la prima edizione potesse darci simili soddisfazioni. Un incentivo a replicare, già da settembre con il supporto di ASI cominceremo a lavorare per Integration Cup 2026”, ha affermato il patron della manifestazione Eugenio Marchina. Ed è proprio Marchina a farci addentrare in questo mondo sportivo di inclusione attraverso le sue risposte alle seguenti domande postegli.
D – Dott. Marchina, in tutti questi anni in cui si è dedicato all’organizzazione di questo importante torneo, saranno capitate delle vicende umane particolari e toccanti. Può raccontarne brevemente qualcuna?
R – Molti dei ragazzi che hanno partecipato, negli anni, alle varie edizioni del Mundialido, sono stati protagonisti di vicende particolari. Difficile stilare una classifica tra questi anche perché alcune storie, apparentemente banali, nascondevano tristezza e sofferenza quanto le più spettacolari fughe. Mi ha fatto effetto ascoltare il fuggiasco somalo disposto a camminare per ore, per giorni, nel deserto e nella boscaglia prima di raggiungere il confine, ma non è stato meno doloroso sentire il racconto di chi decise di lasciare il suo paese ed i suoi cari “solo” per cercare altrove un futuro migliore. E’ stato duro ascoltare la storia di chi, solo per aver “pagato” la persona sbagliata, è stato imbarcato, sì, ma per tutt’altra destinazione e quindi costretto ad anni di prigionia: così come non è stato facile immaginare il dolore di chi era disposto a non vedere più i propri figli dopo essere riuscito a farli fuggire, seppur verso l’ignoto…
D – Come sono i rapporti con le comunità locali e le istituzioni: le ambasciate, i consolati, sostengono l’iniziativa?
R – Come in una proporzione aritmetica dico sempre che “…le comunità stanno alle ambasciate come noi cittadini stiamo alle amministrazioni”. Così come facciamo noi con le amministrazioni che ci guidano, i nostri stranieri lamentano costantemente l’assenza delle rispettive rappresentanze diplomatiche. Le comunità, o meglio le squadre nel nostro caso, sentono sempre distanti Ambasciatori e Consoli che spesso si limitano ad essere presenti al cerimoniale senza però costituire un valido supporto.
D – Come si stila la lista dei Paesi partecipanti? Come si “candidano” i Paesi partecipanti?
R – L’organizzazione ovviamente non limita la partecipazione ad alcun Paese interessato alla partecipazione al torneo. Prima vengono interpellate le squadre presenti all’ultima edizione: in quasi 30 anni di attività molte sono diventate fedelissime, altre alternano la loro presenza. Entro il mese di dicembre vengono divulgate le norme di partecipazione e le relative tempistiche e con esse riparte il consueto “tam tam” che precede il termine delle iscrizioni. A supporto di ciò social e sito internet.
D – Qual è, attualmente, la situazione del Mundialido in Italia e quali sono le prospettive future?
R – Il Mundialido è prossimo alla sua 28esima edizione e tali numeri testimoniano che è ormai consolidato il valore e l’affidabilità dell’evento stesso. Ogni anno registra una crescita sia sotto il punto di vista tecnico dei partecipanti che sull’organizzazione delle varie comunità coinvolte. Le prospettive future riguardano il recente sviluppo registrato a livello europeo.
D – Parlando di International Cup, quando e come è nata e quali sono le prospettive di sviluppo?
R – International Cup era in grembo da diversi anni, da quando ho cominciato a tentare di esportare questo marchio. Abbiamo cominciato all’interno della famiglia ASI: collaborando con il Comitato Lombardo ha preso il via “Mundialido Milano” e la relativa supercoppa che prevedeva il confronto (in quel di Montecatini), tra i vincitori di Roma e quelli di Milano. Dopo essere venuto a conoscenza di un torneo analogo in scena a Madrid, le energie del Club Italia si sono concentrate nella ricerca di
altre città europee disposte ad allinearsi al progetto. E ci siamo riusciti, sembra….


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