



In Europa, come ogni anno, si ripete due volte il rituale del cambio dell’ora: nella notte dell’ultimo fine settimana di marzo, le lancette avanzano di un’ora per il passaggio all’ora legale; nell’ultimo fine settimana di ottobre, tornano indietro per riprendere l’ora “normale” o solare. Nonostante questa pratica sia ormai radicata, c’è un crescente consenso tra cittadini, parlamentari e associazioni sull’idea di abolirla o almeno di trasformarla in un’ora estiva permanente. Questo tema è diventato uno dei più dibattuti in Europa negli ultimi anni.
Le origini del cambio dell’ora e perché è diventato controverso.
L’idea di modificare l’orario durante l’anno non è nuova. È stata introdotta in vari paesi durante la Prima Guerra Mondiale per risparmiare energia, sfruttando meglio le ore di luce naturale. In Europa, è stata ripresa e coordinata dall’UE negli anni ’80 con la direttiva 2000/84/CE, che stabilisce l’inizio e la fine dell’ora legale per tutti gli stati membri. L’obiettivo ufficiale era un potenziale risparmio energetico e una maggiore armonizzazione nel mercato unico. Oggi, però, molti esperti e cittadini considerano questa pratica obsoleta. Studi recenti e osservazioni sulle moderne abitudini di consumo energetico indicano che il risparmio promesso è minimo o addirittura inesistente.
Gli impatti sulla salute, in particolare sul ritmo sonno-veglia, possono essere significativi. La transizione di un’ora, soprattutto quella di primavera, è stata collegata a disturbi del sonno, aumento di incidenti stradali e anche a problemi cardiovascolari nelle ore successive al cambio. A livello di opinione pubblica, il malessere è palpabile. Nella consultazione pubblica europea del 2018 hanno partecipato circa 4,6 milioni di cittadini, e l’84% di essi si è detto favorevole all’abolizione del cambio dell’ora.
Parlamento europeo e proposta di legge.
Nel 2018, la Commissione Europea ha presentato una proposta di direttiva per fermare il “valzer” delle lancette su tutto il territorio dell’Unione. Secondo questa proposta, ogni stato membro poteva scegliere la propria ora permanente, legale/estiva oppure solare/invernale, annullando il doppio cambio di primavera e autunno. Il Parlamento Europeo ha approvato la proposta a marzo 2019, con l’idea iniziale di fermare il cambio dell’ora già nel 2021. Tuttavia, la frustrazione è aumentata. Dal 2019, la proposta non è mai stata effettivamente attuata. La causa principale non è l’opposizione del Parlamento, ma la mancanza di consenso tra gli stati membri nel Consiglio dell’Unione Europea. Serve una maggioranza qualificata di paesi, almeno 15 su 27, che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE, e tale maggioranza non si è mai raggiunta. Il risultato è che la direttiva attuale è ancora in vigore e il cambio dell’ora continua, mentre il dossier legislativo rimane aperto in attesa di progressi.
Secondo il Parlamento, nel 2025 molti deputati hanno interrogato la Commissione e il Consiglio sulle ragioni di questo stallo e hanno chiesto chiarimenti su quando e come si possa finalmente arrivare a una soluzione. Perché sempre più europei vogliono l’ora estiva permanente.
Al centro del dibattito non c’è solo l’abolizione del cambio dell’ora, ma anche la scelta tra ora invernale permanente e ora estiva permanente. Qui le opinioni si dividono, ma chi sostiene l’ora estiva permanente, presenta argomentazioni valide:
Tuttavia, non tutti i paesi sono d’accordo. Questa divergenza è una delle cause principali del blocco istituzionale.
Un futuro incerto, ma con discussione viva.
Nel frattempo, l’UE continua a lavorare su questa questione, non solo a livello tecnico, ma anche politico. Paesi come la Polonia hanno spinto per riavviare il dibattito e ottenere una decisione entro quest’anno. Altri leader europei, compresi alcuni esponenti spagnoli, hanno denunciato l’obsolescenza del cambio dell’ora e chiesto una revisione. Ciò che emerge è che l’idea di un’ora estiva permanente in Europa non è più un’utopia, ma una proposta concreta con ampio supporto da parte del pubblico e delle istituzioni. Tuttavia, manca ancora il necessario consenso politico per tradurla in legge. Finché il Consiglio e gli stati membri non troveranno un accordo su quale “tempo permanente” adottare, le lancette continueranno a muoversi ogni primavera e autunno.


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