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CENT’ANNI DALLA NASCITA DI ANDREA CAMILLERI «Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto passare tra il pubblico con la coppola in mano» Andrea Camilleri, 2018

Andrea Camilleri è uno di quegli scrittori che non ha bisogno di presentazioni perché la sua immensa produzione letteraria, costituita da oltre centodieci romanzi pubblicati, lo ha consacrato come autore di culto della Letteratura Italiana contemporanea. La sua fama è cresciuta anche grazie alle trasposizioni cinematografiche di alcuni libri della serie de “Il commissario Montalbano” e le numerose traduzioni delle sue opere lo hanno reso noto anche a livello internazionale.

Camilleri, nato il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, è stato uno scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo italiano. Dapprima, ha lavorato come regista teatrale e dal 1945 ha pubblicato racconti e poesie. Nel 1949 è stato ammesso, come allievo regista, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Conclusi gli studi nel 1952, ha eseguito la regia di più di cento opere, soprattutto di drammi di Pirandello.

Nel 1957 ha iniziato a lavorare per la RAI e lo stesso anno ha sposato Rosetta Dello Siesto da cui ha avuto tre figlie.

Nel 1978 ha esordito nella narrativa con “Il corso delle cose”, scritto dieci anni prima e pubblicato dalla Lalli Editore. Nel 1980 ha pubblicato, con la casa editrice Garzanti, “Un filo di fumo”, il primo di una serie di romanzi ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigata, a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Nel 1994 Camilleri ha dato alle stampe “La forma dell’acqua”, primo romanzo poliziesco con protagonista il commissario Montalbano, personaggio destinato a influenzare il giallo in Italia anche grazie alla serie televisiva nella quale è interpretato da Luca Zingaretti. All’inizio degli anni duemila, infatti, è esploso il fenomeno Camilleri con titoli come “La concessione del telefono” o “La mossa del cavallo”.

Ha scritto, anche, una serie di romanzi biografici, di fantasia e altri dedicati ai grandi pittori: nel 2007 ha pubblicato “Il colore del sole” su Caravaggio, nel 2008 “La Vucciria” su Guttuso e nel 2009 il romanzo, ambientato ad Agrigento, “Il cielo rubato. Dossier Renoir”.

Andrea Camilleri ha sempre rifiutato il giudizio, attribuitogli da parte della critica, di scrittore di puro intrattenimento. Egli, infatti, ha ribadito spesso come il “giallo” abbia costituito un genere di riferimento per la costituzione di una nuova fase della letteratura italiana, quella del secondo dopoguerra, praticato da scrittori del calibro di Carlo Emilio Gadda e Leonardo Sciascia.

Il 2025 segna il centenario della nascita di Andrea Camilleri e, in tutta Italia, sono previste numerose iniziative per celebrare il grande scrittore: mostre, eventi teatrali, proiezioni di documentari e seminari. Celebrazioni che hanno lo scopo di omaggiare la sua vasta eredità artistica e il suo impatto culturale, che va oltre i romanzi del commissario Montalbano. Anche se lui stesso amava affermare:

«La mia morte segnerà la fine di Montalbano e, nonostante tutto, Montalbano sopravviverà senza di me. Montalbano vivrà nei miei romanzi così come io vivrò nei suoi pensieri. Sicilia, chistu è ‘u mio lascito alla mia bedda terra».

Proprio in occasione del centenario della nascita del Maestro torna in libreria un testo al quale io sono particolarmente legata e nel quale, a mio avviso, si ritrova intatta la voce, la dirittura morale, lo humour, l’impareggiabile vitalità intellettuale di un uomo che non ha mai perso la fiducia nell’umanità e nel futuro. Sto parlando del romanzo breve “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda”, edito da Bompiani.

In questo libro, alle soglie di suoi novantadue anni, Andrea Camilleri decide di parlare di sé alla sua pronipote di quattro. L’idea di questa lettera nasce perché non vuole che siano gli altri a parlarle di lui, a raccontarle la sua storia. Queste righe, come afferma lui stesso, «vogliono essere una povera sostituzione di quel dialogo che mai avverrà tra di noi».

Il Maestro narra a Matilda la sua vita e, con acuta intelligenza e uno spirito d’osservazione fuori dal comune, ripercorre le tappe di ciò che ha reso l’Italia il paese di oggi. Dall’anno della sua nascita, il 1925, al ventennio fascista, dall’educazione sotto il regime, alle sue idee che non combaciavano con quegli ideali. Dalla guerra che «è sempre una cosa maledetta», alla liberazione da parte degli Americani. Dalla vicinanza al partito comunista, al riconoscimento di tutti i suoi errori. Dagli anni di piombo, alla crisi che ha colpito l’Italia. Dai delitti di mafia che hanno tinto di rosso la Sicilia, alle elezioni politiche che hanno cambiato il volto della nostra terra. Dai temi forti che caratterizzano i nostri giorni, all’importanza dell’accoglienza perché «in nome di cosa chiudiamo la porta in faccia a chi fugge dagli orrori della guerra e della fame? L’altro sei tu che ti guardi allo specchio». Dalle porte sbattute in faccia, ai tanti lavori svolti per mantenersi e alla scrittura che venne accantonata per gran parte della sua vita. Dal lavoro teatrale, all’insegnamento da cui, afferma con certezza, di aver ricevuto più di quanto abbia dato. Fino al lavoro in RAI, al successo inaspettato del suo Commissario Montalbano e al suo amore per Rosetta, «spina dorsale» della sua esistenza.

“Ora dimmi di te. Lettera a Matilda” è una lucida riflessione anche su quelli che sono stati i suoi errori, le sue mancanze, i suoi fallimenti, sulle menzogne a volte dette in gioventù che, però, non sono mai state falsità perché «la verità è sempre una».

Da queste pagine viene fuori l’immagine di un uomo grato alla vita, che ne ha accettato anche i dolori, come la cecità degli ultimi anni, e a cui la vecchiaia ha donato un certo ottimismo, una fiducia nell’umanità. Un uomo che dichiara di non temere la morte ma di avere nel cuore solo l’enorme dispiacere di dover lasciare i suoi cari. Un uomo che dalla sua lunga esperienza ha imparato che non tutto può essere bianco o nero, esistono le sfumature che, spesso, ci regalano una realtà concreta e vera.

Un racconto che commuove, che tocca le corde dell’anima, che fa riflettere sulla nostra Italia e sulle paure che ci accomunano. Un nonno che si racconta senza filtri e senza mezze misure. Un nonno che, per ragioni anagrafiche, non potrà esserci per vedere Matilda crescere ma che sarà presente nei suoi pensieri, nel suo cammino, nel suo cuore.

Una lettura consigliata a chi conserva memoria di ciò che è stato perché il passato ci aiuta a comprendere il presente e a fare i conti con il futuro; a chi comprende l’importanza di avere un ideale, di sostenere le proprie idee sempre nel rispetto di quelle degli altri. E, infine, a chi, capendo di aver sbagliato, quelle idee riesce a cambiarle perché «sconfitta o vittoriosa, non c’è bandiera che non stinga al sole». Grazie Maestro e buon compleanno, ovunque tu sia.

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