AGIRE SOCIALE NEWS

RIVISTA DI CULTURA & SOCIETÀ

Proprietà Fondazione Pina Alessio Onlus

Direttore Editoriale Giuseppe Alessio

Direttore Responsabile Domenico Latino

Home » DAL CAMPANILE AL MONDO: SCRITTORI CALABRESI, SCUOLA E CANONE LETTERARIO

DAL CAMPANILE AL MONDO: SCRITTORI CALABRESI, SCUOLA E CANONE LETTERARIO

Il dibattito sull’inserimento degli scrittori calabresi nei programmi scolastici riemerge periodicamente, sospinto da istanze legittime di riconoscimento culturale e da una volontà diffusa di riscatto simbolico di una terra che troppo a lungo si è sentita marginalizzata. Non c’è dubbio che la Calabria abbia dato alla letteratura italiana voci di altissimo livello, capaci di raccontare con profondità la condizione umana e, insieme, di incidere con forza sul discorso nazionale. Corrado Alvaro è il nome che più spesso torna in queste rivendicazioni: la sua opera, che va dai romanzi alla saggistica, dal giornalismo alla narrativa di viaggio, rappresenta uno dei punti più alti della nostra modernità letteraria. Accanto a lui, figure come Leonida Rèpaci, Saverio Strati, Mario La Cava, Sharo Gambino, Fortunato Seminara, i poeti Franco Costabile e Lorenzo Calogero, e altri ancora, hanno contribuito a delineare una tradizione solida, fatta di sensibilità diverse ma unite da un rapporto ineludibile con il paesaggio, la memoria e i conflitti sociali della Calabria.

Eppure, la questione non si esaurisce in una semplice richiesta di inserimento nel canone scolastico. A monte c’è un nodo complesso: che cosa significa, oggi, “fare canone” nella scuola italiana? E come bilanciare l’esigenza di valorizzare le voci locali con la necessità di fornire agli studenti strumenti critici adeguati per muoversi in un mondo globalizzato?

Il canone nazionale: da De Sanctis al tempo presente

Nel XIX secolo, la costruzione di un canone letterario aveva una funzione politica evidente. La Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis non era soltanto un manuale critico: era un progetto pedagogico e civile che mirava a dare forma alla coscienza nazionale. La letteratura serviva a “fare gli italiani”, a unificare attraverso i testi una comunità che non esisteva ancora come Stato coeso. In quel contesto, la selezione degli autori da proporre a scuola era guidata da un fine superiore: forgiare una coscienza comune, consolidare un’identità.

Oggi la situazione è radicalmente diversa. La nazione esiste, e la scuola non ha più il compito primario di costruirne le fondamenta. Le nuove sfide riguardano piuttosto l’apertura culturale, la capacità di leggere il presente alla luce delle trasformazioni globali, l’educazione alla cittadinanza planetaria. La letteratura, dunque, non può restare ancorata a un modello esclusivamente nazionale, né tantomeno regionale: deve diventare una bussola per orientarsi in un mondo complesso, plurale, interconnesso.

Il rischio del campanilismo

Da questo punto di vista, le rivendicazioni locali, pur animate dalle migliori intenzioni, rischiano di trasformarsi in un boomerang. Insistere sull’obbligo di studiare Alvaro o Strati solo perché calabresi equivale a ridurre la loro opera a un’etichetta geografica, quando invece il valore universale della loro scrittura meriterebbe ben altro riconoscimento. Alvaro, in particolare, ha vissuto gran parte della sua vita fuori dalla Calabria, ha viaggiato in Europa e nel mondo, ha dialogato con le principali correnti culturali del suo tempo: la sua voce è europea, cosmopolita, e solo in seconda battuta calabrese.

Trasformare la valorizzazione di questi autori in una battaglia identitaria rischia di tradire lo spirito stesso della loro opera. Lo scrittore che si ostina a rimanere intrappolato in un recinto regionale perde di vista la dimensione universale della letteratura. E la scuola, se riduce la selezione dei testi a una ripartizione per campanili, rischia di privare gli studenti della possibilità di incontrare le grandi voci del mondo.

Letteratura come educazione alla complessità

La vera questione, allora, non è tanto se sia giusto inserire gli scrittori calabresi nel curriculum scolastico, ma come ripensare globalmente i criteri di selezione. La letteratura deve essere proposta come strumento per leggere la complessità, per aprire finestre su esperienze umane e storiche diverse. Da questo punto di vista, autori come Alvaro hanno molto da dire: la sua riflessione sull’“uomo in frantumi”, sulla modernità inquieta, sul rapporto tra radici e sradicamento, è di straordinaria attualità e dialoga con questioni globali che toccano ogni studente del XXI secolo.

Allo stesso tempo, non possiamo ignorare che lo spazio curricolare è limitato. La scuola non è infinita, e ogni scelta implica una rinuncia. È dunque necessario stabilire priorità. Ha senso, ad esempio, continuare a imporre lo studio integrale di autori che oggi appaiono lontanissimi dall’orizzonte degli studenti, come il Marino o il Parini, se nel frattempo i nostri ragazzi escono dalla scuola senza avere mai letto una pagina di Shakespeare, di Proust o di García Márquez? Il paradosso è evidente: ci intestardiamo a preservare un canone nazionale ottocentesco, ma trascuriamo le voci che hanno davvero plasmato la letteratura mondiale contemporanea.

Locali e universali: un falso dilemma

Il vero punto, allora, non è opporre i “nostri” scrittori a quelli degli altri, ma capire come intrecciare le due dimensioni. Studiare Corrado Alvaro a Reggio Calabria o a Cosenza può avere un valore speciale, perché permette ai ragazzi di riconoscersi in una voce che parla della loro terra, delle loro montagne, della loro emigrazione. Ma quello stesso autore, letto a Milano o a Torino, diventa testimonianza universale di un’Italia divisa, di un mondo contadino in trasformazione, di un dramma sociale che supera i confini regionali. La letteratura vive proprio di questa duplicità: è radicata in un luogo, ma parla a tutti.

In questo senso, l’insegnante ha un ruolo decisivo. Le linee guida ministeriali non obbligano nessuno: sono indicazioni, suggerimenti. Sarà la sensibilità del docente a fare la differenza. Chi già crede nell’importanza di Alvaro continuerà a proporlo, chi non lo riteneva centrale forse non lo farà. Ma questa non è una colpa: è la libertà, necessaria e vitale, della mediazione didattica.

Una nuova idea di canone scolastico

Più che difendere singoli autori sulla base di rivendicazioni regionali, dovremmo interrogarci su come riformulare il canone scolastico in chiave inclusiva e globale. Non si tratta di sostituire Foscolo con Alvaro, o Manzoni con Strati, ma di pensare a un curricolo che intrecci le grandi voci della tradizione italiana con quelle internazionali, aprendo lo spazio anche a scrittrici dimenticate, ad autori postcoloniali, a voci che raccontano l’esperienza contemporanea. La letteratura non deve essere un museo polveroso di glorie passate, ma un laboratorio di pensiero critico sul presente e sul futuro.

In questo quadro, gli scrittori calabresi possono trovare posto non come “quote regionali”, ma come voci autorevoli di un discorso più ampio. Alvaro accanto a Silone e a Scotellaro, ma anche accanto a Faulkner e a García Márquez – tanto per fare degli esempi –, per mostrare agli studenti come le periferie del mondo producano spesso le narrazioni più potenti e universali.

Dalla periferia al mondo

Studiare gli scrittori calabresi a scuola è certamente auspicabile. Non perché siano “nostri”, ma perché sono grandi. Non per un dovere identitario, ma per un atto di giustizia critica. Tuttavia, questa valorizzazione deve avvenire dentro un progetto educativo più ampio, che non si fermi al campanile ma guardi al mondo. La Calabria non è un’isola chiusa: è una terra che ha sempre vissuto di partenze, di contaminazioni, di sguardi rivolti altrove. Non c’è tradizione calabrese senza migrazione, senza dialogo, senza incontro con l’altro.

Per questo, la battaglia per Alvaro e per gli scrittori calabresi non deve trasformarsi in un arroccamento provinciale, ma in un’apertura. Insegniamo i nostri autori, sì, ma insegniamoli come parte di una costellazione più grande, come nodi di una rete che abbraccia l’intera esperienza umana. Solo così la letteratura, oggi come ieri, potrà davvero insegnarci non solo chi siamo stati, ma soprattutto chi possiamo diventare: cittadini del mondo, radicati e insieme aperti, eredi di una tradizione e protagonisti del futuro.

AGIRE SOCIALE NEWS

Fondazione Pina Alessio Onlus
C.F. 91022110802 - P.Iva 02819850807

SEDE LEGALE
Via Belvedere, 24
89013 Gioia Tauro (RC)

SEDE SECONDARIA
Via Rea Silvia, 43
00042 Anzio (RM)

Iscrizione al registro Stampa del Tribunale di Palmi n. 2 del 31/10/2013

© 2026 Fondazione Pina Alessio Onlus