



Nato a Palmi il 21 gennaio 1902 da Tommaso e Teresa Topa, compì gli studi prima nella città natia e poi a Messina e Roma dove si laurea in giurisprudenza. La sua prima attività pubblica è del 1917 con un discorso patriottico nel giardino pubblico della sua città. Nel 1920, cominciano ad realizzarsi le sue aspirazioni ed insieme a Fondacaro, Lacquaniti, e Battaglia fonda la rivista Ebe diretta dal Fondacaro. Nel 1922 la prima opera edita, la silloge poetica: Frammenti di Giovinezza dalla quale emerge una concezione “panica” e “cristiano-socialista”. Nel 1923 prende il diploma nella scuola di applicazione giuridico-criminale e poi la laurea in giurisprudenza. È anche l’anno della fondazione del periodico “Rivista” e poi nel 1931 un’altra rivista “Ricerche filosofiche” che aveva il compito di ricercare le vie di una critica all’idealismo. Su questo periodico si leggeranno scritti oltre che del Cardone, di Albergamo, di Attisani, di Kaisserlian, di Poggi ed altri. I suoi studi cominciano ad essere apprezzati e iniziano le pubblicazioni come “Il diritto e lo stato secondo la nuova filosofia della vita”, “Saggi di filosofia e politica”, “Socialismo e proprietà”. Nel 1937 iniziano i problemi con la realtà del tempo infatti cade nelle mani della polizia fascista, questo episodio lo segnerà per il tempo avvenire anche sulle condizioni di salute e lavoro. Nel 1939, la facoltà di filosofia dell’università di Buenos Aires invita i “philosophes actuels, les plus significantifs” e tra questi il Cardone con opere e foto alla “Muestra bibliografica de la filosofia catolica y de su pesicion en la filosofia universal”. Nel 1944 prende l’incarico di Presidente dell’ordine degli avvocati presso il tribunale di Palmi che conserverà fino al 1952 quando diede le dimissioni. L’anno seguente viene nominato docente per le discipline del gruppo lettere-storia-filosofia-pedagogia-arte presso l’università di Reggio Calabria ma non tenne mai una lezione. Mentre, su invito della Dante Alighieri, sempre di Reggio Calabria, tenne una conferenza su “Fallimento del Medio Evo”, nella quale sostenne che “l’uomo di tale periodo aveva avuto un’occasione unica di verginità creativa – dopo lo spazzamento dei vecchi cicli culturali dovuto alle invasioni barbariche – per poter sviluppare l’unica ispirazione superstite di assoluta originalità nel mondo mediterraneo, quello gesuista, istituendo così una civiltà veramente nuova e superiore rispetto a quelle tramontate. Ma esso, lungi dal cercare di approfondire ed estendere l’originalità del pensiero e della esperienza di Gesù, era ritornato al pensiero greco. D’altra parte, afferma ancora il Cardone, il dottrinarismo bizantino prima, l’assunzione da parte della chiesa dell’impalcatura giuridico-amministrativa romanistica, poi, ed ancora la cultura greco-araba e, soprattutto, la deficienza del suo senso critico-creativo, completarono il suo fallimento storico”. Concluse dimostrando con vari richiami a tutte le sfere della nostra cultura, da quella filosofica a quella politica e a quella artistica, come le successive fasi della civiltà occidentale hanno ereditato quel passivo originario, per cui ancora oggi tutti noi siamo impegnati in una liquidazione dalle cui ambagi non siamo ancora usciti. Segue la pubblicazione del volume “Vita di Gesù secondo il Vangelo incompiuto”. Nel 1948 Domenico Antonio Cardone si rese promotore, accanto a De Giorgio, Astruri, Lovecchio ed altri della costituzione di una società filosofica calabrese. Il comitato d’onore era formato da Battaglia, Galati, Renda. L’articolo 1 dello statuto recita: “al fine di suscitare un sempre più vivo interesse per gli studi filosofici in genere, intesi come principio di propulsione dello sviluppo etico-sociale della civiltà, è costituita in Calabria una società filosofica…” . Presidente del sodalizio fu sempre il Cardone. Nel 1954 il Nostro Mimì (come era chiamato dagli amici) presenta in consiglio comunale di Palmi la motivazione per l’interdizione delle armi atomiche: “nel quadro generale della condanna della guerra come mezzo di risoluzione dei problemi riguardanti i rapporti tra i popoli, sia in special modo condannato l’uso dei mezzi di distruzione fisica, chimica e batteriologica; venga fatto voto perché gli scienziati non prestino oltre l’applicazione delle loro ricerche alla creazione di strumenti bellici”. Un’altra iniziativa a favore della pace, qualche anno più tardi, è la lettera a Kennedy nel 1962 a proposito del blocco navale di Cuba nella quale contestava la legittimità di tale azione prima di far ricorso all’ONU e indicando le possibili vie per una soluzione giusta e pacifica, tra cui un patto di aggressione tra Occidente ed Oriente, sotto l’egida dell’ONU, da sostituire al “gioco degli scacchi” tra URSS ed USA e invita il presidente Kennedy a voler accogliere l’invito di Russell per un incontro al vertice, facendogli presente che in quel momento solo nella sua coscienza di uomo e di cristiano stava la responsabilità per la sorte imminente del mondo. Per tale posizione il Cardone venne proposto al premio Nobel per la pace. La candidatura venne accettata con la motivazione: “Il Cardone con una serie ininterrotta di scritti ed iniziative, ha cercato e cerca non soltanto di lottare per la pace e l’abolizione del pericolo nucleare ma per di più ha cercato di giungere alla radice di ciò che alimenta l’incomprensione e il contrasto fraticida tra i popoli ed ha mostrato, come pur partendo da ideologie e interessi diversi, gli uomini possono giungere a consensi e fraterni accordi … ha, inoltre, istaurato una concezione della pace diversa da quella consueta, semplicemente statica conservatrice, avente nel suo senso, come tale, i germi di sempre nuove guerre, in quanto per la sua concezione la pace assume l’aspetto di clima morale determinante un continuo progresso civile in tutti i settori della vita sociale..”. Il premio non gli venne mai assegnato ma vari riconoscimenti arrivarono da tutto il mondo: la “Valentia Aurea – avvocato e filosofo, meritatamente candidato al premio Nobel per la pace, che con la sua molteplice attività e particolarmente nella direzione di numerose riviste e nell’organizzazione di vari congressi internazionali di filosofia, ha dato luminosa prova della antica saggezza della gente di Calabria”. Nel 1964 riaccetta la guida del consiglio degli avvocati e procuratori presso il tribunale di Palmi. Intanto escono i volumi: “Filosofia di Gesù 1948”, “Il divenire e l’uomo 1957”, “La vita come esperienza inutile 1964”, “La banca della carità 1964”, “Terapia dei tramonti 1964”, “Giobbe 1965”, “Filosofia nella storia civile del mondo 1966”, “L’ozio, la contemplazione, il gioco”, “La tecnica l’anarchismo 1968”, “Ritmi astrali 1971”, “La madre del diavolo 1971”, “Il figlio del dittatore 1971”, Gli anni rubati 1971”, “Canti d’amor diverso 1972”, “Dialoghi sulla solitudine 1976”, “Canti e racconti del S.Elia 1976”, “Diogene senza lanterna 1977”, “L’assenza e la mancanza 1979”, e dopo anni di silenzio voluto perché non credeva più nella scrittura, per un tragico evento che vede la morte della figlia, decide di pubblicare e dedicare alla figlia la sua ultima opera: “Due parole nel deserto 1983” – una delle prime copie mi viene inviata con dedica dal grande amico Mimì, che già mi aveva donato altri suoi volumi. Molti i riconoscimenti assegnati al Cardone: Premio Pro Mundi beneficio dall’accademia brasileira Ciencias humanas di Sao Paulo, Premio Orsa Maggiore Roma, Premio Scogliera d’argento, Medaglia d’oro – teledramma – . L’ultima uscita pubblica fu a Gioia Tauro nei 3 giorni di studi filosofici organizzati da me e dall’organizzazione promozionale calabrese presieduta da Aldo Anastasio. Nel 1984 esce il mio volumetto “Massime meditazioni quasi poetiche nella quotidianità di ognuno di noi” che dedico, con suo piacere, all’amico Domenico Antonio Cardone. Ci lascia nella sua Palmi nel 1986.


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