AGIRE SOCIALE NEWS

RIVISTA DI CULTURA & SOCIETÀ

Proprietà Fondazione Pina Alessio Onlus

Direttore Editoriale Giuseppe Alessio

Direttore Responsabile Domenico Latino

Home » GLI SCAPESTRATI E L’URGENZA DI RACCONTARE IL PRESENTE

GLI SCAPESTRATI E L’URGENZA DI RACCONTARE IL PRESENTE

Viviamo un tempo di cambiamenti rapidi, profondi, spesso silenziosi. La società muta, il linguaggio si trasforma, le relazioni cambiano forma. Eppure, a fronte di questa accelerazione, sembra mancare qualcosa di essenziale: un racconto capace di stare davvero nel presente. Un racconto che non rincorra mode o nostalgie facili, ma che provi a interrogare ciò che siamo diventati e ciò che abbiamo attraversato per arrivarci.

Oggi più che mai c’è bisogno di un vento nuovo. Di artisti, scrittori, narratori che abbiano il coraggio di parlare dell’oggi: dell’attualità sociale, della mentalità che si è modificata, delle nuove forme di esclusione e di appartenenza, delle periferie fisiche e interiori che continuano a crescere. Ma c’è anche bisogno di qualcuno che tenga insieme il filo della memoria, che non dimentichi cosa eravamo un tempo e tutto quello che c’è stato nel mezzo del cambiamento.

Negli ultimi anni molte cose sono mutate: il modo di lavorare, di comunicare, di costruire relazioni, di immaginare il futuro. Le città si sono trasformate, spesso diventando più chiuse, più selettive, più faticose da attraversare. I giovani crescono in un contesto radicalmente diverso da quello di solo venti o trent’anni fa, ma di questo passaggio si parla poco. Si racconta il prima o si commenta l’oggi in superficie, ma raramente si indaga il processo, lo spazio intermedio, il costo umano del cambiamento.

Questo silenzio non è neutro. Ha conseguenze politiche e sociali. Quando non si racconta il presente, si lascia spazio a narrazioni semplificate, a retoriche che riducono la complessità a colpa individuale. Si parla di merito senza parlare di accesso, di successo senza raccontare le condizioni di partenza, di responsabilità personale senza interrogarsi sulle strutture che limitano o favoriscono le possibilità. In questo vuoto, chi resta indietro viene spesso raccontato come fallimento, non come sintomo di un sistema che ha smesso di includere davvero.

È in questa frattura che nasce l’esigenza di nuove voci. Voci che non abbiano paura di sporcarsi con la realtà, di osservare le contraddizioni, di raccontare ciò che non funziona senza cinismo ma con onestà.

Gli Scapestrati sono un collettivo letterario fondato a Firenze al tramonto del 2021, da Mehdi Ben Temime e Stefano Rossi, e vi comprende scrittori, illustratori, editors e artisti che hanno bisogno di esprimersi e di provare a fare la differenza. Gli Scapestrati nascono soprattutto da questo bisogno: creare uno spazio culturale che non rimuova il presente, che non lo edulcori, che non lo riduca a slogan.

La cultura, per lo Scapestrato, non serve a rassicurare. Serve a porre domande. Serve a mettere in discussione abitudini, linguaggi, modelli. Serve a raccontare il disagio, ma anche la resistenza quotidiana di chi prova a restare umano in un contesto che spesso sembra disumanizzante. In questo senso, parlare di società oggi significa anche parlare di corpi, di fatica, di marginalità, di identità in costruzione.

Raccontare l’oggi significa anche riconoscere che veniamo da un altro mondo. Un mondo analogico, più lento, forse più ingenuo, ma anche più condiviso. Tra quel mondo e questo c’è un vuoto narrativo. Un’intera generazione che ha visto crollare certezze, modelli, promesse, senza che qualcuno ne raccontasse davvero i sintomi e le cause. Riempire quel vuoto è una responsabilità culturale.

Non si tratta di rimpiangere il passato né di demonizzare il presente. Si tratta di mettere in parola ciò che è accaduto nel mezzo. Di restituire complessità. Di dare senso a una trasformazione che molti vivono sulla propria pelle ma faticano a riconoscere.

Forse il vento nuovo di cui abbiamo bisogno nasce proprio da qui: da una cultura che torna a essere strumento di lettura del reale, non semplice ornamento. Da scrittori e artisti che non abbiano paura di parlare dell’oggi, ma nemmeno di guardarsi indietro. Perché solo tenendo insieme ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati possiamo immaginare davvero qualcosa di diverso. Possiamo forse ritrovare un’identità che sembra perduta. Serve il coraggio, anche, dell’editore. Un cambio di manovra che rimetta la cultura al centro e faccia degli scrittori e degli artisti i pionieri di un nuovo corso.

AGIRE SOCIALE NEWS

Fondazione Pina Alessio Onlus
C.F. 91022110802 - P.Iva 02819850807

SEDE LEGALE
Via Belvedere, 24
89013 Gioia Tauro (RC)

SEDE SECONDARIA
Via Rea Silvia, 43
00042 Anzio (RM)

Iscrizione al registro Stampa del Tribunale di Palmi n. 2 del 31/10/2013

© 2026 Fondazione Pina Alessio Onlus