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IMMIGRAZIONE ILLEGALE

Elisabetta Pamela Petrolati

(Roma)

 

Il tema dell’emigrazione è nato insieme alla storia dell’uomo, costretto a spostamenti collettivi per la sopravvivenza e per la ricerca di luoghi propizi alla vita comunitaria e alle attività di sussistenza. Eppure, ad oggi, sono davvero tanti e complessi i problemi legati alla ricezione degli immigrati e molteplici fattori economici, di sfruttamento, di organizzazione sociale si intrecciano. Pertanto, l’immigrazione, in particolare quella clandestina, può considerarsi uno degli argomenti più dibattuti in questi ultimi anni per le evidenti difficoltà di gestione dei clandestini da parte dei Paesi riceventi.

L’unico modo per affrontare questo fenomeno senza pregiudizi è forse quello di far parlare e ascoltare i suoi protagonisti e testimoni che hanno vissuto sulla propria pelle rischi, malattie, minacce e tutte le problematiche relative all’inclusione e all’integrazione.

Hosney Abdulaty è un giovane scrittore egiziano che ha deciso di parlare di questo argomento, vissuto in prima persona. Con il suo libro “Immigrazione illegale”, by Amazon Fulfillment Poland Sp., maggio 2024, ha inteso dare voce alla sua esperienza.

L’autore ha avuto, come intenzione comunicativa, quella di scrivere un libro breve, agevole, chiaro, senza retorica. Un testo non indirizzato agli addetti ai lavori ma facilmente fruibile da chi, in prima persona, ha sperimentato il difficile viaggio illegale e sta vivendo da immigrato nel Paese di arrivo.

Dunque non un saggio di astratta analisi socio-politica ma quasi un manuale illustrativo e di semplice introiezione per chi voglia avere una visione chiara e facilitata della tematica: un monito per chi si sente spinto a lasciare il Paese di origine e una testimonianza di grande valenza umana per favorire l’empatia verso un vissuto così difficile.

Infatti l’autore nella prima sezione del testo, unitamente alla presentazione descrittiva del fenomeno, mette in luce gli inganni, i rischi e pericoli che il clandestino si trova ad affrontare durante il viaggio, sia via terra sia via mare, nell’inconsapevolezza della sorte che lo aspetta nel Paese in cui intende migrare. Nella seconda sezione del testo Abdulaty racconta le sue vicende autobiografiche, pagine emozionanti, toccanti, pregne di un forte e delicato vissuto che induce il lettore alla presa di coscienza di quanto sia importante conoscere prima di giudicare.  Sostanzialmente questo testo è nato per ammorbidire le prese di posizione, abbattere i pregiudizi nei confronti degli immigrati, informare le persone affinché evitino di voltarsi dall’altra parte relativamente a un problema che riguarda ogni individuo e l’intera comunità sociale. Come una carezza, le parole di gratitudine spese da Abdulaty verso le persone di cuore che in Italia lo hanno aiutato e sostenuto nel suo percorso di inclusione.

L’edizione del libro è impreziosita dalla prefazione a cura dell’ambasciatore Bruno Scapini, sempre attento e impegnato nella sensibilizzazione verso le guerre e le popolazioni dimenticate, così come alle tematiche di disagio e sofferenza sociali. Le immagini interne e quella di copertina della pubblicazione, sono opera della giovane e talentuosa artista Isabell Salari. Personalmente ho svolto l’editing del testo, cercando di tradurre i concetti espressi nel rispetto delle modalità e delle intenzioni comunicative dell’autore.

La presentazione di esordio del libro si è svolta il 12 settembre alla libreria romana Horafelix, in via Reggio Emilia n. 89, Roma, ed è stata un’importante occasione per sceverare il tema dell’emigrazione-immigrazione. Le associazioni che hanno organizzato l’evento sono state Assadakah (associazione italo-araba) e WAI (Welcome Association Italy). Ad aprire la serata sono stati Carlo Palumbo, vice presidente di WAI e Talal Khrais, famoso reporter di guerra e responsabile delle relazioni internazionali in Assadakah.

In qualità di moderatrice, ho introdotto il libro di Abdelty spiegandone la struttura, lo stile narrativo e lo scopo dell’autore. Ha preso poi la parola l’Ambasciatore Scapini che, avendo curato la prefazione del libro, ha spiegato i motivi per i quali ha ritenuto l’opera valida ed efficace. Diplomatico per tanti anni, esperto delle questioni mediorientali e di geopolitica in generale, Scapini nel suo intervento ha ben relazionato in merito alle ragioni che spingono le persone a lasciare il proprio Paese, le cause e gli interessi economici di organizzazioni varie, come le ONG, che ottengono cospicui guadagni dietro ogni immigrato  e che non hanno pertanto alcun interesse a eradicare la clandestinità. L’Ambasciatore ha anche ribadito che l’emigrazione deve arrivare a essere un libero diritto di scelta di ogni cittadino e non una necessità o frutto di raggiri da parte di organizzazioni a delinquere. Si è presentata al pubblico anche la giovane e talentuosa artista Isabell Salari che ha curato la parte iconografica che correda l’opera di Abdelaty e l’immagine di copertina. Ha preso dunque la parola l’autore stesso che ha emozionato il pubblico con il racconto della sua vita di emigrato dall’Egitto e finito, a seguito di raggiro, su un barcone di quelli a cui le notizie ci hanno tristemente abituati. Abdelaty ha poi condiviso il suo percorso di integrazione, tra studio e lavoro. Le domande dei commossi presenti sono state di grande empatia e interesse per una vicenda personale di così grande impatto. Questo libro di grande efficacia, fruibilità e intensità ha il valore aggiunto di essere una delle rare voci  della comunità araba che stenta a produrre opere letterarie. Entra inoltre, di diritto, nell’ambito della “letteratura migrante” nata intorno al 1870, diffusasi gradualmente e che vanta, tra le sue fila, nomi come Ungaretti, Cialente e Marinetti. Tra gli scrittori immigrati egiziani che scrivono in italiano, ascrivibili alla letteratura dell’emigrazione (Al-Mahg Ar), ora degnamente si annovera  Hosney Abdelaty con la sua opera.

 

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