



Il 18 settembre 2025, presso il Largo Barone, nel cuore del Piano delle Fosse, ovvero il centro storico di Gioia Tauro, si è tenuta la presentazione del libro “La nonviolenza nel pensiero politico, etico ed educativo di Aldo Capitini” del prof. Carmelo Priolo.
L’autore ha già al suo attivo varie pubblicazioni e collaborazioni in ambito universitario e del giornalismo, oltre ad essere un insegnante. Il suo nuovo testo, che egli stesso definisce “il libro di una vita”, mette a confronto due figure di educatori importanti nel panorama italiano, ovvero Aldo Capitini e Danilo Dolci, entrambi degni di essere annoverati tra le figure più autorevoli per quanto riguarda gli attivisti della “nonviolenza” in Italia. Due amici che si sono dedicati entrambi a questa “battaglia” seppur scegliendo un modo diverso per organizzare la lotta contro la violenza.
In particolare, nella prima parte del libro Priolo dedica ampio spazio al potere della persuasione e dell’azione per Capitini. L’autore, infatti, si sofferma sull’importanza che per lo studioso perugino rivestono l’essere “persuasi” e il nesso “teoria-prassi” nell’attuazione della nonviolenza, cioè il fatto che la dimensione teorica non debba mai essere staccata da quella pratica. In seguito ripercorre quello che fu il rapporto tra Capitini e il Fascismo durante gli anni del regime; periodo in cui prende vita il suo impegno contro la violenza.
La seconda parte dell’opera, invece, si occupa di quelli che furono gli esempi principali che influenzarono il pensiero di Capitini, tra questi i maggiori furono Gandhi e San Francesco d’Assisi. A seguire viene descritta l’azione più eclatante cui diede vita il protagonista del testo, ovvero la Marcia della Pace Perugia-Assisi, considerata un: <<formidabile strumento per combattere le varie forme della violenza, dell’odio, dell’egoismo, del mancato sviluppo di persone e di popoli>> e il mezzo più adatto per far riflettere gli animi. Un modo che fu ripreso, come afferma Priolo nel testo, anche da Danilo Dolci il quale, pochi anni dopo l’impresa di Capitini, organizzò la “Marcia della protesta e della speranza per la pace e lo sviluppo della Sicilia occidentale” per portare avanti quelle che erano le istanze della popolazione siciliana dal basso. Un’iniziativa, descritta nel libro attraverso le parole di un giovane Peppino Impastato che all’epoca scrisse un articolo sulla marcia per un giornale locale e che viene quindi riportato.
Infine la terza parte viene dedicata alla concezione dell’educazione per Capitini, il quale la considera inesorabilmente intrecciata agli altri aspetti della proposta nonviolenta. Una convinzione condivisa anche da Dolci e da altri importanti educatori. Capitini,, infatti, conscio dell’autoreferenzialità del sapere del suo tempo, è convinto che la relazione educativa deriva dall’incontro fra due individualità complementari: il maestro e l’allievo. Soltanto attraverso una sintesi tra questi due attori del processo educativo si potrà andare verso una realtà liberata.
Il libro, dunque, esplora temi universali, come la nonviolenza e la pace, considerati nelle loro giuste differenze, risultando un testo più che mai attuale, specie alla luce delle vicende internazionali dei nostri giorni che continuano a tenere il mondo con il fiato sospeso per la paura che da esse possa scaturire un conflitto globale. Le teorie di Capitini, infatti, nonostante siano state enunciate durante il secolo scorso, sembrano state pensate per fronteggiare l’odierna situazione internazionale.
Priolo, di cui si evincono la sensibilità verso le tematiche trattate e le sue competenze di scrittore, ricostruisce nel libro queste convinzioni, rapportandole a quelle di Danilo Dolci, in maniera viva e passionale. La prosa risulta chiara e incisiva, mai noiosa.
“La nonviolenza nel pensiero politico, etico ed educativo di Aldo Capitini” è un’opera appassionata, capace di affascinare i lettori grazie all’attualità degli argomenti trattati che portano a riflettere su quello che dovrebbe essere l’impegno di ognuno di noi nella pratica della nonviolenza. Un testo che non può lasciare indifferenti, ma che tocca l’animo di chi si accosta ad esso.


Fondazione Pina Alessio Onlus
C.F. 91022110802 - P.Iva 02819850807
SEDE LEGALE
Via Belvedere, 24
89013 Gioia Tauro (RC)
SEDE SECONDARIA
Via Rea Silvia, 43
00042 Anzio (RM)
Iscrizione al registro Stampa del Tribunale di Palmi n. 2 del 31/10/2013
