



Non so se vi è capitato sotto gli occhi l’ultimo Super Bowl: davanti a una platea di circa 120 milioni di americani, l’icona del tennis Serena Williams è apparsa in uno spot della casa farmaceutica Ro per promuovere un farmaco della classe GLP-1. Dichiara di aver perso oltre 30 kg grazie a questo trattamento. Si è mostrata mentre si iniettava il prodotto, sottolineando il dimagrimento e anche la stabilizzazione dei livelli di zucchero e colesterolo. Siamo da un pezzo nell’era dei sofismi, eppure si fa ancora fatica ad abituarsi nel vedere un’ex atleta che promuove prodotti discutibili con vari effetti collaterali, invece di una dieta sana ed equilibrata. E, guarda caso, suo marito è azionista della Ro. Nonostante ciò, il messaggio è arrivato forte e chiaro: la lotta al peso non è più solo una questione di forza di volontà, ma di biochimica.
Una metamorfosi ormonale, non psicologica.
Infatti, a differenza delle diete tradizionali basate sul conteggio delle calorie, questi farmaci – che includono nomi ormai celebri negli Stati Uniti come Ozempic, Wegovy e Mounjaro – agiscono su un piano puramente fisiologico. Il principio attivo, come la semaglutide, è una versione sintetica dell’ormone GLP-1 prodotto naturalmente dall’intestino.
Praticamente il farmaco “inganna” l’organismo: rallenta lo svuotamento gastrico e invia segnali di sazietà direttamente al cervello. Spegne lo stimolo della fame. Non si tratta di un cambiamento psicologico, ma di una regolazione ormonale che riduce drasticamente l’apporto calorico eliminando il desiderio di cibo, specialmente quello cosiddetto “di conforto”.
Le conseguenze però non investono solo chi assume questi farmaci. Gli effetti si fanno sentire anche nel mondo reale, innestando una nuova filosofia di pensiero delle multinazionali alimentari. Un esempio: “Vital Pursuit”.
La Nestlé aveva annunciato il lancio di Vital Pursuit, una linea di prodotti specificamente progettata per chi assume farmaci GLP-1, e lo ha fatto. Si tratta di pasti surgelati — dalle pizze alla pasta ricca di fibre — arricchiti con proteine, ferro e calcio, con porzioni studiate per l’appetito ridotto dei pazienti. Per dare un’idea: la peculiarità di queste pizze è l’altissimo contenuto di proteine, circa 33 grammi per porzione. Questa formulazione non serve solo a saziare, ma ha lo scopo clinico di aiutare gli utilizzatori di farmaci anti-obesità a contrastare la perdita di massa muscolare magra, un effetto collaterale frequente del dimagrimento rapido indotto da molecole come la semaglutide.
Ad ogni modo, l’obiettivo è trasformare quella che sembrava una minaccia (“market killer”) in una nuova opportunità di business da miliardi di dollari. Tali manovre industriali non restano confinate nei consigli d’amministrazione, ma ricadono a cascata lungo tutta la filiera, arrivando a determinare la fisionomia e l’offerta del supermercato sotto casa.
La corsa alle proteine è una conseguenza di queste. Gli scaffali dei prodotti proteici vengono presi d’assalto. Dato che la perdita di peso rapida comporta il rischio di riduzione della massa muscolare, i medici e le aziende raccomandano un alto apporto di proteine. Questo ha generato un boom di vendite per integratori e alimenti proteici, che in alcuni mercati hanno visto la spesa crescere a doppia cifra.
Anche se il presente rasenta il futuro molto velocemente ormai, si fa ancora in tempo a chiedersi quale sarà la proiezione futura. L’impatto economico potrebbe estendersi oltre i carrelli della spesa.
Uno di quelli più sorprendenti riguarda il settore dei trasporti. Uno studio della società finanziaria Jefferies ha calcolato che se il peso medio dei passeggeri americani si riducesse, il carico minore sui velivoli porterebbe a risparmi colossali. Nello specifico, le quattro maggiori compagnie statunitensi (American, Delta, Southwest e United) potrebbero risparmiare fino a 580 milioni di dollari all’anno in costi di carburante grazie a una popolazione più snella. Per le aziende, ogni riduzione di peso del velivolo si traduce in una spinta minore necessaria ai motori e in un aumento diretto dell’utile per azione.
Sembra tanto? Si pensi questo: negli anni ’80, la compagnia American Airlines rimosse una sola oliva da ogni insalata servita in prima classe per ottenere un risparmio stimato di 40000 dollari l’anno.
Questo cambio di mentalità sarà un cambiamento reale o una bolla? Secondo le analisi di J.P. Morgan Research, si prevede che il mercato dei GLP-1 supererà i 100 miliardi di dollari entro il 2030. Si stima che circa 30 milioni di americani (ovvero il 9% della popolazione) utilizzeranno questi farmaci entro la fine del decennio.
Siamo di fronte a un “cambio di paradigma” nel trattamento dell’obesità. Le fonti suggeriscono che non si tratti di una moda passeggera: la velocità con cui l’industria alimentare si sta riconvertendo (prodotti “GLP-1 friendly”) e l’inarrestabile ascesa delle prescrizioni indicano una trasformazione strutturale dei consumi. È una scommessa e non tutti possono vincere.
Ad esempio, lo scenario “mangiare meno, ma meglio” è un’opportunità enorme per il made in Italy: se il consumatore medio americano riduce le quantità e cerca qualità superiore, allora il prodotto italiano medio potrebbe diventare la scelta più sensata.
Comunque, restano dei punti interrogativi: il mercato nero in espansione, i costi elevati per chi non ha copertura assicurativa (fino a 1200 euro al mese) e gli effetti a lungo termine ancora in gran parte sconosciuti, spingono gli esperti a una cautela doverosa. Forse è solo una coincidenza, ma questa ascesa coincide anche con il crollo dello zucchero. I giganti del settore iniziano a tremare. Südzucker, leader europeo, ha riportato un drastico calo dell’utile operativo (passato da 236 a 95 milioni di euro), attribuito alla discesa dei prezzi e alla contrazione dei volumi di vendita.
Forse i consumatori che utilizzano questi farmaci hanno dimezzato la spesa per prodotti ricchi di zuccheri e carboidrati. E se questa contrazione si ripercuotesse anche nella ristorazione? Per ora, l’unica certezza è che l’effetto Serena Williams ha segnato l’inizio di una nuova era economica e fisiologica.


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