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L’ASPROMONTE E IL SUO SANTUARIO

C’è uno slogan che recita: “Se vuoi conoscere la Calabria, devi conoscere l’Aspromonte; ma se vuoi conoscere l’Aspromonte, devi conoscere Polsi”. L’Aspromonte è monte aspro, severo, se lo si deriva dal latino “asper”; monte lucente, bianco, luminoso, se lo si deriva dal greco “aspros”, e la luminosità di cui parlano le popolazioni greche della costa ionica, è riferita alle candide formazioni montuose del massiccio aspromontano.

Polsi (Porsi in dialetto), crogiulo di case che fanno da cornice al Santuario della Madonna della Montagna o del Divin Pastore, si trova nel cuore di questo monte, aspro e luminoso al contempo: non puoi raggiungere il primo se non attraversi il secondo e non puoi capire Polsi, se non comprendi lo spirito che anima la gente aspromontana, legata alle tradizioni, votata al sacrificio, che fa della solitudine un punto di forza e della fede un punto centrale della vita quotidiana, anche di quella comunitaria.

La fede della gente d’Aspromonte è, infatti, forza che spinge a mettersi in cammino e si esprime nel rapporto quasi viscerale con la natura, nella “pietà popolare” e nelle tradizioni che definiscono una precisa identità culturale. Il Santuario della Madonna di Polsi è, dunque, punto di riferimento spirituale e fisico per migliaia di pellegrini, luogo ove il tempo sembra essersi fermato, lontano dai rumori, dagli schiamazzi, dalla frenesia dei grandi centri urbani. Si raggiunge solo dopo aver attraversato un’ampia area montana, bellissima, misteriosa, scoscesa, tra valli e dirupi, sentieri, strade, a tratti quasi impraticabili e tornanti a strapiombo, che lasciano col fiato sospeso. È la sensazione che ho provato quando ho deciso di recarmi a Polsi, mossa dalla curiosità, quasi infantile, di vedere, coi miei stessi occhi, quanto sentito dire o letto.

Il percorso da San Luca, comune in cui insiste la frazione di Polsi e paese che ha dato i natali al grande Corrado Alvaro, l’ho fatto in macchina e sono rimasta sbalordita e impressionata. Ho potuto immergermi nella grande bellezza di quello che viene denominato il “terzo giardino degli dei”, ne ho gustato l’aria leggera e frizzantina, il profumo inebriante della sua vegetazione, la frescura ombrosa dei suoi alberi, alti e maestosi che, in alcuni tratti sembrano tuffarsi, insieme alla vallata, nell’azzurro del mare Jonio. La strada asfaltata si dipana lungo tratti percorribili agevolmente, alternati ad altri talmente angusti da riuscire a vedere lo strapiombo sotto gli occhi e provare brividi di paura.

Dopo i perigliosi tornanti, dopo gli scorci di orizzonti che permettono all’occhio di spaziare, dopo il profondo silenzio di faggete, pinete, lecci e castagneti, dopo aver raggiunto un’altitudine che supera i mille metri, la strada comincia a inabissarsi e in fondo alla valle, in un suggestivo angolo, ecco Polsi e il suo Santuario. Quest’ultimo appare come un piccolo tempio protetto dalla natura rigogliosa del Parco Nazionale dell’Aspromonte, a circa 850 metri s.l.m., ove il sole picchia pesante se vi si giunge a mezzogiorno, in piena estate.

Posto in una vallata, ai piedi del Montalto, massima cima del massiccio aspromontano, il Santuario di Polsi si lascia vivere come rifugio per le anime pellegrine, oasi e ristoro per il viandante, luogo ricco di fascino, storia, silenzio, fede, bellezza e spiritualità, ove la tradizione si fa cammino e il cammino diviene conoscenza di Dio e dell’uomo stesso. Qui il silenzio è rotto solo dal canto degli uccelli e dallo scroscio dell’acqua del torrente “Vallone della Madonna” che scorre tra grossi macigni e confluisce nel torrente Bonamico (o Buonamico). Qui fede e religiosità si sposano e si compenetrano perfettamente, qui l’essere umano si ritrova come umile figlio che sente il bisogno di un abbraccio materno ed è disposto ad affrontare un lungo e periglioso cammino per onorare la Madre Celeste. La natura, il silenzio, l’isolamento dal mondo, favoriscono il cammino interiore, la riflessione e l’unione con il divino e con se stessi.

In occasione delle due feste, quella del 2 settembre, in onore della Madonna, e quella del 14 settembre dell’Esaltazione della Croce, Polsi accoglie, in effetti, migliaia di fedeli, provenienti da ogni parte della Calabria e della Sicilia. In queste occasioni la fede si mescola a riti di natura arcaica e folkloristica. La “notte a Polsi”, culmine della festa, rappresenta un momento intenso di spiritualità, con una veglia notturna animata da litanie, preghiere, canti e momenti di convivialità. Quest’anno, a causa dei lavori di ristrutturazione del Santuario e della messa in sicurezza di alcuni tratti di strada, interessati da una frana, i festeggiamenti hanno visto protagonista il paese di San Luca.

La statua lignea della Madonna della Montagna e la bellissima e particolarissima Croce in ferro, sono state portate nella chiesa del paese, per dare ai fedeli provenienti da ogni dove, al popolo aspromontano e ai sanluchesi, la possibilità di onorare e pregare la Madonna. Bellissima la leggenda legata alla Croce di Polsi, che affonderebbe le sue radici in un’apparizione della Vergine Santa, avvenuta nell’XI, e avrebbe come protagonista un pastore di Santa Caterina D’Aspromonte. Lo stesso, nel cercare il suo toro smarrito, lo avrebbe ritrovato, secondo la tradizione, inginocchiato davanti ad una croce, dissotterrata con le zampe. Allo stesso pastorello sarebbe apparsa la Vergine Santa col Bambino in braccio, che avrebbe chiesto la costruzione di una chiesa in suo onore.

Polsi in un delicato contesto sociale.

Il Santuario di Polsi, pur essendo da secoli un importante centro del culto mariano, ha spesso richiamato l’attenzione per ragioni che hanno interessato la realtà sociale del territorio reggino e l’Aspromonte: il Santuario e Polsi sarebbero diventati, nel tempo, uno dei simboli del potere della ‘ndrangheta. Ma, l’identificazione del Santuario con Polsi, cioè con il piccolo paese in cui esso sorge, è sicuramente scorretta perché il Santuario è luogo di rifugio delle anime, meta di carovane di pellegrini che sfidano l’asperità della montagna, spinti esclusivamente dalla fede e da un forte attaccamento alla Madonna della Montagna.

Il Santuario per i veri pellegrini è luogo di pace, preghiera, perdono e riconciliazione. Esso rispecchia, pienamente, la vita del popolo aspromontano, in tutte le sue sfaccettature e le sue accezioni. Da un lato, una vita ricca di fede, religiosità, tradizioni, devozioni, semplicità, sacrificio, autenticità. Dall’altro lato una vita povera per lo stato di abbandono, i ritardi negli interventi, le dimenticanze. Condizione questa che, purtroppo, caratterizza gran parte della nostra Terra.

Lo sforzo di tutti i vescovi che si sono succeduti nel tempo, e dei rettori, è stato sempre profuso per far sì che il Santuario fosse tutelato da interferenze di stampo mafioso. Un sacerdote, don Giuseppe Giovinazzo, economo e vicerettore, il primo giugno 1989, ha pagato con la sua stessa vita.

Da Polsi un messaggio importante.

Oggi il Santuario di Polsi è in fase di ristrutturazione e restauro. Da poco è stato aperto un nuovo cantiere riguardante il tratto di strada che origina dal torrente Bonamico, a circa 185 metri s.l.m., lo attraversa con un nuovo ponte e, seguendo un tracciato già esistente, si inerpica fino al rifugio/bivio Cano, a circa 1450 metri s.l.m., per poi scendere nella vallata dove è ubicato il Santuario di Polsi. Ente attuatore di questo intervento è la Regione Calabria che permetterà, con questa nuova opera, un collegamento efficace e funzionale tra San Luca e Polsi. Ancora una volta ci si prende cura di questo luogo sperduto nel cuore dell’Aspromonte, ove il passato si mescola al presente, ove ci si sforza di fondare una nuova spiritualità e un nuovo e autentico senso religioso, non staccati dalla tutela del passato e salvaguardia della natura. “Ci si accorge sempre più che la fede plasma i cuori e plasma i paesi. I cuori cambiati rendono i paesi più belli e non si può vivere con la Madonna esaltata e il bosco bruciato. La non valorizzazione della montagna e dei paesi interni produce immediata disoccupazione, spopolamento, fuga.

Da Polsi viene un grande messaggio: le radici di questa Terra sono nei paesi interni, i paesi interni salvano quelli costieri, non il contrario. La ricchezza della Calabria non è il mare ma il bosco. Il mare è preziosissimo e tutti lo vogliamo azzurro, ma se il bosco è verde, il mare è blu; è il paese interno che difende quello costiero, è la cultura di Gerace che salva Locri, Locri ne è il prolungamento e allora io dico e insisto che bisogna creare sinergia tra il passato e il presente, tra il paese della montagna e il paese della marina. Su questo intreccio sapientemente coltivato in una reciprocità dove ognuno esprime il meglio, avremo il futuro della Calabria”. (Tratto da un’intervista che il professor Vito Teti fece a Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, allora Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, apparsa su “Il Quotidiano della Calabria”, 21 Settembre 2004 e riportata nel volume: “Il Santuario di Polsi e la Carovana Misteri della Gioia di S. Giorgio Morgeto” – a cura di Grazia Furferi e Francesco Antonio Amodeo – Patrum Edizioni – pag. 37/38).

Polsi è la storia di un popolo di fedeli in cammino, ma è anche la storia dell’Aspromonte e della Calabria tutta, che si ritrova a pregare e sperare ai piedi della Madonna della Montagna. La maestosa statua in tufo, opera di maestranze siciliane del XVI secolo, è posta in una nicchia dell’Altare Maggiore e mentre mostra il Bambino con l’orgoglio di Madre, con gli occhi e il cuore non smette di guardare ed accogliere ogni figlio che si abbandona al suo abbraccio materno. Oggi, più che mai, abbiamo tutti bisogno di quell’abbraccio.

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