



Nel suggestivo Parco degli Dei di Mariella Costa a Roccella Ionica si è trasformato in un anfiteatro naturale di emozioni e bellezza, ospitando l’evento “Lirica d’incanto sotto un manto di stelle”, ideato e curato con grande sensibilità e competenza dal critico letterario Maria Capece. Non nuova a questo genere di incontri – basti ricordare le sue applaudite rassegne poetiche nella natia Riace – Capece ha saputo orchestrare anche stavolta una serata che ha coniugato parola, musica, danza e artigianato in un’armonia perfetta.
La serata è stata presentata con garbo e profondità dal presentatore e divulgatore Domenico Capponi, che ha introdotto per i saluti il Presidente del Club per l’Unesco di Gioiosa Jonica, Nicodemo Vitetta, sottolineando il valore culturale e identitario dell’iniziativa. A dare voce all’anima poetica della Calabria quattordici poeti: Carmelita Caruso, Raffaela Condello, Rocco Criseo, Stefano De Angelis, Domenico Fabiano, Daniela Ferraro, Rocco Gagliardi, Maria Ida Gemelli, Anna Ieranò, Caterina Landro, Agata Mazzitelli, Stella Papandrea, Antonio Trichilo e Giuliano Zucco. Provenienti dal comprensorio e da altre regioni si sono alternati con versi intensi, capaci di toccare corde intime e universali. Ad impreziosire l’atmosfera, l’incantevole performance di Kamila: le sue danze orientali hanno incantato il pubblico, trasportandolo tra le dune del deserto e le morbide pieghe del tempo, attraverso movimenti rituali e simbolici che raccontano di culture antiche e memorie collettive. La danza orientale, infatti, non è solo grazia e seduzione, ma un codice corporeo attraverso il quale le donne, nei secoli, hanno narrato la vita, la fertilità, la gioia e il dolore: un vero e proprio linguaggio che affonda le radici nella storia dei popoli nomadi e delle civiltà del Mediterraneo.
Il ritorno sonoro alle radici calabresi è arrivato con Gianni Costanzucci Paolino, che con la sua chitarra battente ha ridato voce alla terra aspra e generosa del Sud. La sua voce profonda, vibrante di autenticità, ha avvolto gli ascoltatori in un canto che sa di mare, di vento, di pietra e di fuoco.
A completare la cornice artistica, l’esposizione dei gioielli artigianali di Barbara Ieraci, che con le sue creazioni uniche ha saputo fondere arte orafa e poesia, omaggiando ciascun poeta con un dono prezioso, fatto di materia e di spirito.
Sotto il cielo stellato di Roccella, tra gli ulivi antichi e i profumi della macchia mediterranea, si è compiuto un piccolo miracolo di bellezza: la parola poetica ha dialogato con il corpo danzante, con la musica delle origini, con la luce vibrante dei metalli forgiati a mano. È in questi intrecci che la cultura ritrova il suo senso profondo: essere ponte tra epoche, popoli e sensibilità diverse, risuonare nell’intimo di ognuno come eco di una verità condivisa.
Perché in fondo, come scriveva Neruda, “la poesia è un atto d’amore”. E l’amore, quando si fa universale, non conosce confini: canta in arabo, danza in sanscrito, suona in calabrese. Vive.


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