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LUCREZIA BORGIA: CHI ERA VERAMENTE, UNA VITTIMA O UNA CARNEFICE?

La figura di Lucrezia Borgia, la signora del Rinascimento italiano, da sempre è stata quella di una delle donne più infamate. La sua vita sentimentale ha da sempre ispirato diversi romanzi. A lei la tradizione ha attribuito i più brutti epiteti, le più crudeli azioni, quali omicidi, intrighi, crudeltà, dissolutezze, corruzioni, perversioni, incesti. L’incarnazione del male, insomma, che tuttavia negli ultimi decenni è stata rivista dalla ricerca storica che, al contrario, ha cercato di riproporci una nuova immagine di questa donna, ripulita sotto certi aspetti.

Una figura nuova che continua però per alcuni versi a rimanere oscura, ad alimentare dubbi, a tal punto da farci continuare a chiedere se Lucrezia fosse una carnefice o una vittima della sua stessa famiglia.

Ma chi era Lucrezia Borgia? La donna nacque nel 1480 e fu una dei quattro figli illegittimi (insieme anche al famoso Cesare, ovvero “il valentino”) avuti dal cardinale Rodrigo Borgia, il futuro Papa Alessandro VI,  appartenente ad una famiglia di nobili origini, con una cortigiana di Mantova. Il padre riconobbe segretamente i figli, ma fino a quando fu cardinale li presentava come suoi nipoti.

Quando Rodrigo salì al soglio pontificio, fu quasi subito investito da tante polemiche a causa della sua sete di potere, la sua corruzione e il nepotismo portato avanti per favorire i propri figli. Degli scopi ben precisi, quelli dal Papa, per raggiungere i quali egli non esitò a coinvolgere la figlia Lucrezia che già nel 1493, a soli 13 anni, fu data da lui in sposa al signore di Pesaro e Gradara, Giovanni Sforza.

Un matrimonio durato appena un anno, ovvero fino a quando la politica Italiana non fu stravolta dalla discesa nella nostra penisola del re di Francia, Carlo VIII. Un avvenimento che convinse Alessandro VI dell’inutilità ormai del matrimonio della figlia e che lo portò, quindi, a lavorare per il suo annullamento con la motivazione che Giovanni era impotente e non aveva consumato le nozze, lasciando la moglie virgo intacta. Delle accuse respinte dallo Sforza che, al contrario, sostenne l’esistenza di una relazione incestuosa tra il pontefice e la figlia.

Iniziarono, quindi, a circolare voci e malignità su Lucrezia, come ad esempio quella che la indicava come amante del fratello Cesare, la quale però, dopo una lunga trattativa sulla sua dote, nel 1498 viene unita in matrimonio con Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli. Uno sposalizio che la fece uscire dal convento di San Sisto, dove si era rifugiata, e all’interno del quale si era innamorata e attendeva un bambino da padre Pedro Calderon e che servì ad aprire la strada verso l’unione tra il fratello di Lucrezia, Cesare, e Carlotta d’Aragona, sancendo così ufficialmente l’alleanza tra i Borgia e la Spagna.

Ma anche questa coalizione durò ben poco, in quanto Il Pontefice ed il figlio Cesare dopo qualche tempo decisero di avvicinarsi alla Francia e di uccidere Alfonso, il marito di Lucrezia, dopo che questa diede alla luce un figlio.

A quel punto Alessandro VI, per consolare la figlia, decide di nominarla governatrice di Nepi. Nel 1500, però, il pontefice vide in Lucrezia l’opportunità per rafforzare il potere di Cesare in Romagna. Decise quindi di destinarla ad un terzo matrimonio con Alfonso d’Este, figlio del duca di Ferrara Ercole. Iniziò da quel momento un periodo di stabilità per la donna, durante il quale seppe dimostrarsi ben diversa da come era stata dipinta in precedenza. Garbata, intelligente e raffinata, si guadagnò la fiducia del suocero, del marito e dell’intero popolo ferrarese. Intrattenne rapporti con i maggiori intellettuali del tempo, dimostrò notevoli abilità nella gestione del ducato e si innamorò di Pietro Bembo e di Francesco Gonzaga. Una fase che però si concluse presto, in quanto, dopo soli tre anni, il padre morì ed al suo posto fu nominato Giulio II, nemico giurato dei Borgia, che decretò la caduta della sua famiglia. A quel punto Lucrezia restò a Ferrara accanto al marito ed ebbe numerosi figli, ma  dopo soli quattro anni ricevette la notizia della morte anche del fratello Cesare, rifugiandosi a quel punto nella religione. Decise, infatti,  di legarsi ai francescani e svolgere diverse forme di penitenza fino alla morte avvenuta Il 24 giugno 1519, a soli 39 anni, a seguito di un difficile parto.

Finì così l’esistenza intensa e drammatica di una delle donne più amate e odiate del suo tempo e iniziò la sua leggenda nera. Dopo la sua morte, infatti, iniziarono a susseguirsi diverse storie legate alla sua figura. Si intensificarono le voci dell’incesto con il padre e con il fratello Cesare, che continuarono a circolare soprattutto per iniziativa dei nemici dei Borgia e degli intellettuali anticlericali, intenzionati a dimostrare l’immoralità del papato. Dall’Ottocento, però, studi scientifici su Lucrezia hanno dimostrato, esaminando i documenti dell’epoca, che quasi certamente gli incesti con i congiunti non c’erano mai stati.

Fu inoltre descritta come una femme fatale, un’ammaliatrice, una donna immorale e un’avvelenatrice. Si disse, invero, che durante la sua vita lei stessa avesse preparato e utilizzato la “cantarella”, ovvero un letale veleno che serviva per togliersi di mezzo i nemici suoi e della sua famiglia.

Un’ accusa lanciata da celebri intellettuali del Rinascimento, come Francesco Guicciardini, che in realtà fu smentita da molti tossicologi che nel tempo hanno Invece sostenuto che tale sostanza non fosse mai esistita.

Eppure la cattiva fama di Lucrezia Borgia andò avanti nei secoli, e ciò fu dovuto anche grazie ad Alexander Dumas che nella sua opera la descrisse come colei che “bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi […] aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina” ed a Victor Hugo che la descrisse come “l’archetipo di malvagità femminile, donna senza scrupoli, esperta nell’uso del veleno, bella e al tempo stesso crudele e vendicatrice”.

E’ emerso, inoltre, che la figlia di Alessandro VI  fu sicuramente talvolta partecipe degli intrighi politici orchestrati dalla sua famiglia, ma che fu lei stessa una vittima, o meglio una pedina, del potere esercitato su di lei da un padre e un fratello senza scrupoli.

Alla luce di tutto ciò risulta, quindi, difficile stabilire quanto ci sia di vero o di  leggendario nella storia di Lucrezia Borgia. Sicuramente ella non fu una santa, ma di sicuro non bisogna trascurare il fatto che in epoca rinascimentale le rappresentazioni di religione, decenza e moralità non erano gli stessi di oggi e che dunque i suoi furono degli “intrattenimenti” conformi al costume del suo tempo.

Del resto non è mai stata trovata neppure una prova sufficiente a dimostrare i presunti misfatti della giovane. Ecco perché oggi gli storici, mettendo in discussione secoli di voci e misteri sul suo conto, sono riusciti a ricostruire un’immagine più veritiera di Lucrezia. Una donna, quella che ci viene oggi descritta, che non fu affatto un’ammaliatrice di uomini, ma che si trovò, suo malgrado, coinvolta come merce di scambio negli intrighi orchestrati dalla sua famiglia. La ragazza fu uno strumento nelle mani dei Borgia e non ebbe il potere di ribellarsi al suo destino. I nemici colpirono lei per arrivare alla sua famiglia. Del resto in una società  in cui i dadi erano profondamente truccati in favore dei maschi, lei, in quanto donna, era un bersaglio facile.

Un destino ingiusto toccato, così come a Lucrezia, anche a tante altre donne “ingombranti” del passato, a cui non venne mai perdonata, tra l’altro, l’intelligenza in un mondo maschilista e misogino.

Ciò nonostante, la capacità della Borgia di sopportare le imposizioni avute dagli uomini della sua casata, l’erotismo e la sessualità che la sua figura ha da sempre ispirato, rappresentano comunque una bella storia e fanno di Lucrezia un personaggio sempre molto popolare e affascinante.

 

 

 

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