



Il proponimento dell’indagine è sottrarre a un eccesso di relativismo storico un argomento che merita di essere conosciuto. Tratteremo del riformatore del Calendario Gregoriano, Luigi Lilio, e del luogo in cui fu emanata la Bolla Inter Gravissimas con cui Gregorio XIII promulgò il nuovo Calendario.
Il duro lavoro della conoscenza, chiede impegno mai relativo, ciò porta ad aprire ‘saperi’ a nuova luce nella consapevole determinazione che solo la Cultura, l’amore per la verità del sapere, è capace di cambiare sistemi obsoleti e di involuzione sociale. Con lo stesso metodo profuso e volto a determinare verità storica su S. Nicodemo da Sikròs, appurato non essere nativo di Cirò (KR), — e ciò, naturalmente, non toglie dato spirituale, né devozione dovuta al Santo Patrono di Cirò, — iniziai a interessarmi del riformatore del calendario Gregoriano, Luigi Lilio, su cui ho già argomentato insussistenza di natali in Cirò.
Essendo una questione disputanda, quindi ancora da ricercare, in tempi non sospetti, da un caffè con amici, mi imbattei nella conoscenza di una cittadina, Monte Porzio Catone (RM), e villa Mondragone dove, si presume, fu promulgato il nuovo calendario con la bolla Inter gravissimas, e feci una promessa “Voglio approfondire”. Ne scrissi sul mio blog (cf. Un Calendario in ‘Comune’, in ComunicativaViva, 24 marzo 2019).
La meraviglia fu che di questa cittadina di Monte Porzio Catone, a Cirò (KR) i diversi interessati a Luigi Lilio, fino a che non ne pubblicai, nel 2019, non ne avevano mai fatto menzione. Solo dopo aprirono i loro orizzonti ma, vedremo, con relativismo storico da parte però di entrambi gli Enti: Cirò vanta presunti natali di Lilio; Monte Porzio Catone vanta presunta sede di promulgazione del calendario Gregoriano. Entrambe le cittadine, per questo, si fregiano della definizione Città del Calendario. Benvenuto approccio storico per le identità Comunali, se attinenti, benvenuta apertura di orizzonti e di interazioni amicali se basati però sul rispetto etico della cultura e sua conoscenza.
Troppi dubbi il personaggio Luigi Lilio ha suscitato e suscita; permane un matematico mistero la sua nascita, vita, morte. Dubbi chiedono chiarezza, poiché maturato è il tempo per mantenere la promessa, anzidetta, riguardo il luogo in cui Papa Gregorio XIII emanò la bolla Inter gravissimas.
In attinenza al nostro tema, pubblicai studio: Luigi Lilio, un italico matematico mistero, il Calendario Gregoriano e Cirò, antica Chone (KR) (2024), specificai quattro questioni che costituiscono un deterrente per l’attribuzione dei natali di Lilio a Cirò, attribuzione che permane una quaestio disputanda. Le ‘4 questioni’ poste chiedono risoluzione prima di attribuire appartenenze locali. E, nel recente mio libro, “Santità e procedure di canonizzazione” (2025), che, tra l’altro individua un percorso che ha caratterizzato le diverse fasi di evoluzione, di impostazione della ricerca agiografica nei primi secoli della Chiesa, distinguendo la canonizzazione in occidente, e in ambito bizantino. Ed emerge nel percorso storico l’autorità del pontefice che avoca a sé il riconoscimento dei nuovi culti; la figura di Papa Urbano VIII, che fu regolatore del sistema procedurale e giuridico delle canonizzazioni — e, aprendo una parentesi su s. Nicodemo da Sikròs, nel testo stesso si smonta una clamorosa svista storico istituzionale, recentemente attribuita – con tanto di cornice esposta nel Palazzo Comunale di Cirò – una canonizzazione apocrifa datata 2 marzo 1630, firmata nientemeno che da Papa Urbano VIII. Peccato che l’atto non esista, né nella documentazione pontificia né nei processi canonici. Lo studio storico conferma l’origine errata di questa narrazione: Nicodemo non era cittadino di Cirò, e divenne patrono solo nel gennaio 1696, ben oltre la data fittizia incisa sulla “figurina”. La fonte della cantonata? Un “santino” stampato per devozione locale, mai vagliato con rigore critico. Il tutto esibito in un edificio pubblico con l’avallo delle autorità municipali. A riguardo, e per amore del mio Paese e della Cultura sana, si richiede il ripristino del decoro etico e culturale: rimuovere l’effigie, emendare la “cantonata”, restituire alla storia il suo diritto alla verità.
Ritornando a “Santità e procedure di canonizzazione”, oltre la figura di Papa Urbano VIII, dei bollandisti con cui l’agiografia cambiò definitivamente; incontriamo Papa Gregorio XIII che approvò il primo Martirologio Romano, per arrivare alla prima riforma della Curia romana, con Papa Sisto V, allo sviluppo del processo di canonizzazione. Ecco che, con il Martirologio, compare la figura di Lilio, e aggiungo un tassello in più rispetto al conosciuto aspetto importante legato alla vita professionale di Lilio, che conduce necessariamente, vedremo, a un cambio di date a lui attribuite, soprattutto della sua morte.
Al contempo, approfondendo studi, circa il luogo della promulgazione della bolla Inter gravissimas, ricordai di aver letto a margine della stessa bolla “Datu Tusculi”. Mi chiesi come mai Monte Porzio Catone, Comune creato nel 1872 – mentre la bolla viene promulgata nel 1582 – si attribuisse la definizione di Città del Calendario. Villa Mondragone, è noto, fa parte del sistema delle Ville Tuscolane, un prestigioso complesso di dodici fabbriche rinascimentali che si estende tra i territori comunali di Frascati, Monte Porzio Catone e Grottaferrata. Tra il XVI e il XVIII secolo le colline del Tuscolano videro sorgere un gran numero di dimore nobiliari, fatte erigere dalle grandi famiglie romane sulla scia della riscoperta dei luoghi classici tuscolani.
È necessario contestualizzare. La ricerca apre orizzonti ad un lavoro d’incanto, e non si può non innamorarsi dell’ignoto che si fa conoscenza, si fa sapere.
L’opera del Rev. Bartolomeo Dionigi da Fano, frate agostiniano, pubblicato nel 1582 con il Privilegio del Sommo Pontefice, del Senato Veneto e d’altri Principi, costituisce la prima traduzione della bolla Inter Gravissimas dal Latino nell’Italiano idioma, con il titolo “Il Calendario Gregoriano perpetuo”, in Venetia, e leggiamo: Gregorio Papa XIII, A futura memoria. «[…] il Calendario Romano, con somma diligentia di nostra commissione corretto e compito, e da noi approbato, insieme con l’opera del nuovo modo di correggere, esso Calendario, e col Martirologio, dal quondam Aluise Gilio diligentemente fatto e compito, secondo la regola di detto Calendario nuovo; hauendo noi il deb’io rispetto alla faticosa e non mai stanca operatione del nostro diletto figliuolo Antonio Gilio dell’Umbria, habitante in Roma, Dell’arti di medicina dottore, e fratello germano di detto Aluigi, qual egli ha fatta nell’acconciare detto Calendario…» (pp. 5-6).
E, procedendo, circa il luogo della promulgazione della bolla, il Rev. Bartolomeo traduce “Datu Tusculi”, con «“Dato in Frascati”, l’anno dell’Incarnatione del Signore M. D. LXXXI. Alli 24. di Febraro, l’anno decimo del Pontificato nostro», indicando così il nome della sede che ospitava il Palazzo apostolico: Frascati. (Cf. B. D. da Fano, Il Calendario…, op. cit., p. 5).
Impattiamo con due argomenti: Umbria (Vmbriaticese) e Frascati (Tusculi).
E, insistendo sulle tracce del luogo in cui fu promulgata la bolla, studi compositi cui autore è il Prof. Arch. Rodolfo Maria Strollo, suscitano molta attenzione: Su una Bolla pontificia tuscolana di importanza mondiale. Bollettino della Unione Storia ed Arte, 2019; Sulla “villa di Frascati” ove fu emanata la bolla di riforma del calendario. Riv. Castelli Romani, 2020.
Gli studi pongono una questione su quella che, fino al 1901, secondo la conoscenza tramandata, era la sede in cui fu promulgata la bolla “Inter gravissimas” cioè villa Moroni, che da tempo è villa Sora, a Frascati.
Per l’Autore, Prof. Strollo, invece, una delle ipotesi accreditabili è che ad ospitare l’importante avvenimento possa essere stata la Rocca di Frascati, sede della Curia, il Palazzo Vescovile, e con elementi di ragionevolezza scrive: “Secondo vari studiosi, in numerosi altri casi, fu la Rocca il luogo nel quale furono firmati numerosi provvedimenti normativi pontifici, sia antecedentemente al pontificato di Gregorio XIII, sia successivamente ad esso. L’imponente edificio di proprietà della Camera Apostolica, sito nel cuore della cittadina fu utilizzata per i soggiorni dei papi nonché per il disbrigo di “pratiche istituzionali” connesse al governo della Chiesa”. Inoltre, prosegue, “L’indicazione della località che la Bolla con la quale fu introdotto il Calendario Gregoriano presenta nella formula conclusiva è espressa con la locuzione «Datum Tusculi»; questa ci assicura sul fatto che l’importante documento, divenuto di riferimento per quasi tutto il pianeta, fu emanato nell’ambito di quella “Frascati novella Tuscolo”, contesto territoriale al quale vuole forse alludere il fondale nel vano raffigurato nella Tavoletta di Biccherna dedicata all’avvenimento”. (Cf. R. M. Strollo, Su una Bolla pontificia tuscolana di importanza mondiale, abstract; p. 63).
Ergo: lo studio lascia emergere un dato assai credibile: la bolla pontificia Inter gravissimas, per una serie di circostanze non venne promulgata presso villa Mondragone, e la sede fino al 1901, venne ritenuta villa Moroni/Sora. Tuttavia cerchiamo di comprendere chi fu l’Autore che indicò villa Mondragone come luogo di promulgazione della bolla Inter gravissima. Fu il gesuita Felice Grossi-Gondi, S. J. che, nella sua opera “Le ville tvscvlane – Nell’epoca classica e dopo il rinascimento – la villa dei qvintili e la villa di mondragone”, indicò, appunto, villa Mondragone come luogo della promulgazione della bolla collegando tra loro due episodi che, tuttavia, non dimostrano, in modo determinato che l’atto si sia compiuto in quella villa. A riguardo, il Prof. Strollo scrive: «Il dotto gesuita, in relazione alla vicenda, argomentò a sfavore dell’unica ipotesi sino ad allora manifestatasi che voleva villa Sora, seppur priva di riscontri documentali, quale luogo d’emanazione ed evitò di prendere in esame una probabile localizzazione alternativa nella sede ufficiale dei pontefici in Frascati, per riferire l’evento a Mondragone. A sostegno di tale tesi, Grossi Gondi enfatizzò la ripetuta presenza del papa firmatario, Gregorio XIII, nell’allora Casino del cardinale Altemps e, con una sorta di automatica deduzione non avvalorata da prove certe, associò il momento del sigillo dell’importante provvedimento alla frequentazione da parte del pontefice dell’iniziale nucleo di quella che sarebbe divenuta la più vasta delle Ville Tuscolane. […] Una lettura più puntuale – quantitativa e qualitativa – di dati documentali di vario genere, solleva non poche perplessità sulla versione del Grossi Gondi che, certamente, (ri)dava lustro alla fabbrica negli anni a ridosso del problematico acquisto fattone dai Gesuiti (1896) e, soprattutto, di un clamoroso scandalo che la colpiva indirettamente – poiché associato al Nobile Collegio Mondragone ospitato nella Villa da più di trenta anni – causato da manovre della Massoneria e il cui clamore arrivò ad avere un’eco internazionale». (Cf. R. M. Strollo, Sulla “villa di Frascati” ove fu emanata la bolla di riforma del calendario, pp.116-117).
Villa Mondragone all’epoca dei fatti era un Casino, di proprietà del card. Marco Sittico Altemps. È noto altresì che, nel 1896, fu donata ai Gesuiti e, nel frattempo, vi si era aperto un rinomato collegio.
Una perplessità sorge: forse che il gesuita Grossi Gondi, designandola sede della promulgazione della bolla puntava ad elevare il prestigio della dimora gesuitica? Niente di male, la storia non è risparmiata da leggende e attribuzioni create. La ricerca attuale, però, chiede puntualità, determinazione di dati, non può essere lasciata alla libera interpretazione, diversamente diventa operazione promozionale che manca di onestà intellettuale.
Ricordo che non sono gli Enti a determinare la storia, i territori si nobilitano con la verità storica cui studiosi dedicano lavoro e impegno, verità storica che non rimane bendata, né si fa bendare, se illuminata di sapere, ma è in continua evoluzione. Porsi almeno lo scrupolo, perché sarebbe chiedere troppo studiare, almeno lo scrupolo a non ignorare i lavori degli studiosi darebbe più credibilità anche ai territori che anelano sana cultura. La cultura non si parla, si Fa!
Emergono, pertanto, due interessanti particolarità:
Ia – Circa Luigi Lilio – Per la determinazione del Martirologio fu interpellato Luigi Lilio, ne tratto nel mio testo “Santità e procedure di canonizzazione”: «Nel 1580 Gregorio XIII affidò al card. Guglielmo Sirleto (1514-85) l’incarico di preparare un’edizione del Martirologio Romano, e della commissione appositamente nominata faceva parte Luigi Giglio (Lilius) ne leggiamo anche nella bolla «[…] il Calendario Romano, con somma diligentia di nostra commissione corretto e compito, e da noi approbato, insieme con l’opera del nuovo modo di correggere, esso Calendario, e col Martirologio, dal quondam Aluise Gilio diligentemente fatto e compito …».
Luigi Lilio – o meglio Luigi Giglio – resta, ancora oggi, in parte avvolto nel mistero: dove sia nato, vissuto e morto non è dato sapersi con certezza. Un vuoto che la storia ufficiale continua a tollerare, pur a fronte di fonti che ne documentano l’azione concreta.
Uno di questi tasselli dimenticati riguarda il contributo dato da Lilio al nuovo Martyrologium Romanum voluto da Gregorio XIII e pubblicato nel 1583. Alla preparazione del testo, aggiornato “ad novam Kalendarii rationem”, parteciparono figure di primo piano della cultura ecclesiastica del tempo, tra cui Cesare Baronio e Silvio Antoniano. Ma c’era anche lui, Luigi Lilio, incaricato della parte tecnica: la tabella temporaria, l’explicatio lunare e le lettere capo-dies. Elementi che, nella seconda edizione del 1584, sarebbero confluiti nel martirologio ufficiale per la lettura in coro, con pieno sigillo papale.
Un piccolo ma significativo passo avanti nella ricostruzione biografica di Luigi Lilio che cambiò il computo del tempo, e al contempo una dimostrazione di come la memoria storica necessiti sempre di nuovi innesti per essere realmente viva.
L’anno 1580 impone, pertanto, di rivedere le presunte date, soprattutto di morte di Lilio – 1510-1576 – Il mistero Luigi Lilio, dove sia nato, vissuto, morto, è ancora di là del conosciuto poiché da quanto emerge il mistero acquisisce buone evoluzioni. Mi spiego: riguardo alla natività di Luigi Lilio presunta a Cirò: è noto che la denominazione “Cirò” era già riscontrabile, e conosciuta dallo stesso Papa Gregorio XIII, e in uso nel 1579, mentre il calendario promulgato nel 1582. Lo stesso Papa Gregorio XIII, in un breve del 28 agosto 1584, confermava l’erezione a Cirò del Convento di S. Francesco: «Ad perpetuam rei memoriam. Confirmatur erectio conventus Fratrum Minim. S. Frac. De Paula in terrà Cirò, Umbriaticen. Dioc.».
Dal breve, si evince come Papa Gregorio XIII sottolinei Umbriaticen. ‘Dioc.’, ovvero, nel confermare erezione del convento francescano, qualifica -con puntualità- la terra di Cirò come appartenente alla diocesi di Umbriatico (CS).
Punto primo: la terra di Cirò era dal Papa conosciuta e citata, ne abbiamo letto, perché allora non scrivere lo stesso nella Bolla?
Punto secondo: quanto Gregorio XIII scrive nel breve – in terrà Cirò, Umbriaticen. Dioc. – è diverso da quanto scritto nella bolla Inter gravissimas “Antonio etiam Lilio Vmbriaticese…”, tradotto Umbria -abbiamo visto- dal dotto Rev. Bartolomeo Dionigi da Fano; il Papa non inserisce la desinenza ‘Dioc.’, e manca una consonante, la –n– di Umbriaticensis, rispetto a Umbriaticese come scritto nella bolla, dopotutto era un atto ufficiale di grande importanza che si stava promulgando.
Punto terzo: il testo di Bartolomeo Dionigi da Fano, prima traduzione della bolla Inter Gravissimas “Il Calendario Gregoriano perpetuo”, viene edito nello stesso anno di pubblicazione del calendario, 1582, e con il Privilegio del Sommo Pontefice: se la traduzione «Antonio Gilio dell’Umbria, habitante in Roma, Dell’arti di medicina dottore, e fratello germano di detto Aluigi» fosse stata non attinente, errata, sbagliata, non sarebbe stata corretta, quanto meno attenzionata, rispetto a quanto scritto dal Papa? O il Papa intendeva proprio questo? E ciò avrebbe evitato disquisizioni, e appropriazioni fantasiose.
Il dotto gesuita Cristoforo Clavio, successivamente, nel 1603 scrive in riferimento a Lilio, definendolo Hypsichronaeus, e rimando alla spiegazione del termine nel mio studio: Luigi Lilio, un italico matematico mistero, il Calendario Gregoriano e Cirò, antica Chone (KR) (pp. 73-74), termine attenzionato, definizione ampiamente argomentata, e superata.
Questioni pertanto rimangono, direi che il mistero si arricchisce.
IIa – Circa l’edificio di promulgazione – Nel 1582, anno in cui viene promulgata la bolla, il Rev. Bartolomeo Dionigi traduce la locuzione “Datu Tusculi” con “Dato in Frascati”, indicando così la sede. Di fatto, nel 1582, quando venne emanata la bolla da Gregorio XIII, il Comune di Monte Porzio Catone non esisteva, o meglio viene creato nel 1872 e, anche se nel 1901 il gesuita Felice Grossi Gondi rivendicò a Villa Mondragone lo storico evento, nonostante fino ad allora l’edificio di riferimento fosse stato di Villa Moroni/Sora, ciò non permette, di attribuire a Monte Porzio Catone quello che al tempo non era, poiché il documento parla esplicitamente di Tusculi/Frascati. A oggi nessuna fonte documentale consente di individuare con certezza lo specifico edificio ove il sigillo sulla Bolla fu materialmente apposto. «Dettagli operativo-procedurali indirettamente depongono a favore dell’ipotesi della localizzazione dell’evento nel Palazzo apostolico cittadino certamente più idoneo a ospitare una tale “liturgia amministrativa” poiché sede funzionale (oltre che ufficiale) per il governo dello Stato Ecclesiastico. Rispetto ad altri edifici privati, la Rocca avrebbe potuto meglio assolvere a tutte quelle problematiche logico-organizzative legate alla pratica azione – non solo di firma (e contro-firma) ma anche di apposizione di sigilli, nonché di custodia del documento e delle attrezzature necessarie – che in un edificio non di proprietà della Santa Sede (come nel caso in esame, quelli delle famiglie Altemps o Moroni) potevano essere svolte con minor garanzia di riservatezza e quindi sicurezza ». (Cf. R. M. Strollo, Sulla “villa di Frascati”…, op. cit., p. 122).
Va da sé che la storia, sua determinazione, certamente non è materia di cui Enti possono disporre determinandone narrazione. Il lavoro di analisi, di indagine storica è chiamato a ricercare fatti, e fragilità emergono sulle questioni Lilio e edificio di promulgazione della bolla Inter gravissimas, che rimangono questioni disputande, non disputate. Di certo, non rientra nel rigore scientifico l’archetipo delle ‘congetture’ storiche non supportate da elementi di ragionevolezza. Occorre essere atopos, cioè liberi da condizionamenti della propria terra, e del proprio tempo, per affrontare questioni culturali senza pregiudizi. Occorre, al contempo, prendere atto dell’evoluzione dei dati storici, emersi, esistenti, a implementazione di conoscenza, stimolo ad un approccio accorto e rispettoso verso il sapere.
Rimane un faro l’asserzione di Tommaso d’Aquino: non opporsi all’errore significa approvarlo, non difendere la verità equivale a negarla! Ergo: Agere sequitur esse.
La bellezza della conoscenza sta nel renderle verità e luce, la stessa cosa auguro ai territori.
Il seme giusto della parola germoglia, cresce, fruttifica nella verità, poiché, asseriva S. Giovanni Paolo II: “Cum caritate animato et iustitia ordinato, ius vivit” – Quando la carità è animata e la giustizia è ordinata, il giusto vive.
_______________________
Nota bibliografica
– CARNEA Maria Francesca, Un Calendario in ‘Comune’, in ComunicativaViva, 24 marzo 2019.
– CARNEA Maria Francesca, Luigi Lilio, un italico matematico mistero, il Calendario Gregoriano e Cirò, antica Chone (KR), in Revue Internationale en Sciences Humaines et Sociales, Observatoire des Processus de Communication, eBook n. 1, 2024, pp. 63-77.
– CARNEA Maria Francesca, S. NICODEMO DA SIKRÒS Monaco eremita del Kellarana – IIa edizione, Ed. Ind. Publ., 2025.
– CARNEA Maria Francesca, SANTITÀ E PROCEDURE DI CANONIZZAZIONE, Ed. Ind. Publ., 2025.
– CARNEA Maria Francesca, DISTINTA E DISTANTE. Ode di libertà, Ed. Ind. Publ., 2025.
– DIONIGI Bartolomeo da Fano, Il Calendario Gregoriano perpetuo”, Con privilegio del Sommo Pontefice, del Senato Veneto, e d’Altri Prencipi. Tradotto dal Latino nell’Italiano idioma. Appresso Gio. Baptista Sessa, & Fratelli, in Venetia, 1582.
– GROSSI-GONDI Felice, S. J., Le ville tvscvlane – Nell’epoca classica e dopo il rinascimento – la villa dei qvintili e la villa di mondragone”, tip. dell’Unione Cooperativa Editrice, Roma, 1901.
– STROLLO Rodolfo Maria, Su una Bolla pontificia tuscolana di importanza mondiale. BOLLETTINO DELLA UNIONE STORIA ED ARTE, CX (13), 63-96, 2019.
– STROLLO Rodolfo Maria, Sulla “villa di Frascati” ove fu emanata la bolla di riforma del calendario. Riv. CASTELLI ROMANI, a. LX – XXVIII n.s.(4),116-127, 2020.
– CARNEA Maria Francesca, Il calendario Gregoriano, Luigi Lilio, l’Umbria e Frascati: la strada della conoscenza, in https://youtu.be/XMbaFjvpGEQ
Bio
MARIA FRANCESCA CARNEA, filosofa, consulente strategie di comunicazione, già docente invitato presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo, Roma. Autrice di pubblicazioni a carattere storico, filosofico, socio-politico.


Fondazione Pina Alessio Onlus
C.F. 91022110802 - P.Iva 02819850807
SEDE LEGALE
Via Belvedere, 24
89013 Gioia Tauro (RC)
SEDE SECONDARIA
Via Rea Silvia, 43
00042 Anzio (RM)
Iscrizione al registro Stampa del Tribunale di Palmi n. 2 del 31/10/2013
