



Luisa Sargentini nacque a Perugia nel 1877 da Pasquale, pescivendolo, e da Maria Lo Conte, casalinga. A tredici anni fu costretta a interrompere gli studi per aiutare i genitori nell’attività di famiglia con ruoli contabili e commerciali. Poco più che ventenne sposò Annibale Spagnoli, prendendone il cognome che manterrà per tutta la vita. Dal loro matrimonio nacquero tre figli: Mario, Armando e Aldo.
Nel 1901, proprio insieme al marito, rilevò una drogheria nella cittadina umbra. L’attività funzionò grazie alla creatività e allo spirito imprenditoriale di Luisa tanto che la loro produzione si ampliò con: confetture, confetti, caramelle e cioccolato.
Il 1907 fu l’anno della svolta: insieme a tre soci concittadini, tra cui Francesco Buitoni, fondatore dell’omonimo pastificio, la famiglia Spagnoli aprì l’azienda Perugina che, poco tempo dopo, passò quasi completamente nelle mani di Luisa e Giovanni Buitoni, figlio di Francesco.
Durante la Prima Guerra Mondiale buona parte degli uomini vennero arruolati e la Spagnoli si trovò da sola a dirigere la produzione di una fabbrica quasi completamente al femminile. Fino a quel momento le donne erano state escluse dal lavoro, messe ai margini, ritenute utili ma non indispensabili. Ora che gli uomini erano al fronte, invece, Luisa pensò che tutte loro, lei compresa, dovessero dimostrare il proprio valore. Per far questo, però, era necessario compiere una piccola rivoluzione e proprio lei che sapeva benissimo cosa significasse essere moglie, madre, badare alla casa, ai figli e dover lavorare, decise che da quel momento in poi le donne non sarebbero più state costrette a scegliere tra lavoro e famiglia perché non avrebbero più dovuto lasciare i propri figli a casa, ma avrebbero potuto portarli in fabbrica. Fu così che, per i neonati, Luisa organizzò una stanza con le cullette dove potevano dormire tutti insieme e stabilì che, al momento della poppata, le madri avrebbero potuto lasciare il loro posto di lavoro senza una riduzione di denaro dallo stipendio mensile. Luisa decise, inoltre, che i figli piccoli delle operaie potevano essere affidati a una sorvegliante che li avrebbe fatti giocare in fabbrica, mentre i bambini più grandi sarebbero stati seguiti da una maestra che avrebbe insegnato loro a leggere e a far di conto.
Luisa era nata povera, esattamente come le donne che lavoravano nella sua azienda, sapeva benissimo quanto potesse essere difficile la vita, e, proprio per questo motivo, aveva giurato a sé stessa di volerla rendere più semplice per le sue operaie e per i loro figli.
Era consapevole, però, che i sogni non si realizzavano come nelle favole e che per raggiungere obiettivi ambiziosi era necessario lavorare senza risparmiarsi e senza arrendersi alle prime difficoltà. Il primo ostacolo si presentò quando un decreto vietò il commercio di zucchero in tempo di guerra e, di conseguenza, dei dolciumi considerati beni non necessari all’economia della nazione. Luisa non si arrese e decise di concentrarsi sul cioccolato dimostrandosi la vera guida della fabbrica Perugina. La legge, infatti, parlava soltanto dello zucchero e dei dolci, perciò Luisa fece bloccare solo la produzione di confetti e caramelle. Fu così che si fermarono le macchine dei dolci, ma non quelle del cioccolato, le tavolette, infatti, rientravano nella fornitura quotidiana delle truppe perché contribuivano ad aumentare l’apporto calorico giornaliero, specialmente per i soldati impegnati nelle regioni più fredde. Grazie alla sua intuizione, dunque, l’azienda Perugina non solo non licenziò nessuno, ma crebbe in fatturato e sopravvisse al periodo storico più buio che l’Italia avesse mai attraversato.
Fu sempre grazie a un’altra intuizione di Luisa che nacque il prodotto che diventerà simbolo dell’azienda e dell’Italia intera: il Bacio Perugina. In un’ottica anti-spreco, nel 1922, la Spagnoli si accorse che, alla fine della giornata di lavoro, il cioccolato e la granella di nocciole che non venivano usati nella produzione aziendale erano destinati a essere buttati. Proprio per non gettarli via, pensò a un cioccolatino con un cuore di gianduia e granella di nocciole: la forma le ricordava la nocca di una mano ed è per questo che decise, inizialmente, di chiamarlo Cazzotto. Fu, poi, Giovanni Buitoni a rinominarlo Bacio.
Nel 1923, a causa di attriti interni, il marito si ritirò dalla società e proprio allora tra lei e Giovanni Buitoni cominciò una storia d’amore nonostante la differenza d’età: lui era più giovane di ben quattordici anni. I due non decisero mai di andare a vivere insieme, ma la loro storia continuò per tutta la vita e ispirò anche gli iconici bigliettini romantici nell’incarto dei Baci. Pensati da Federico Seneca, direttore artistico della Perugina, si dice, infatti, facciano riferimento proprio alla corrispondenza segreta tra la Spagnoli e Buitoni, i quali si scrivevano biglietti d’amore durante la giornata di lavoro avvolgendoli intorno ai cioccolatini.
Nel corso degli anni, poi, la Spagnoli ricoprì ufficialmente le cariche di consigliere di amministrazione e direttore del settore confezioni di lusso nell’azienda Perugina, ma nonostante questi riconoscimenti, non dimenticò mai le sue umili origini e si dimostrò sempre attenta alle esigenze dei suoi dipendenti: aprì un asilo nido all’interno dell’azienda e spacci per consentire alle sue operaie di fare la spesa prima di tornare a casa, pagò studi e cure alle famiglie meno abbienti e mantenne diversi ragazzi orfani della città.
Sempre in questi anni arrivò la sua ennesima intuizione vincente: si lanciò nell’allevamento dei conigli d’angora, con la cui pelliccia creò mantelline, cuffiette e scialli. Le creazioni Luisa Spagnoli vestirono star del cinema come Sofia Loren e Anna Magnani e finirono anche dentro qualche uovo di Pasqua della Perugina.
Nel 1935, all’età di soli 58 anni, Luisa morì a causa di un brutto male che l’aveva indotta a spostarsi a Parigi per provare a ricevere le migliori cure possibili.
Ad oggi, i figli portano avanti non solo l’attività di famiglia, ma anche quella di beneficenza della madre, con la Fondazione che porta il suo nome.
Luisa Spagnoli, dunque, fu una donna forte, caparbia, determinata e incurante del giudizio degli altri; una donna rivoluzionaria e una straordinaria imprenditrice che diede impulso all’industria dolciaria e a quella dell’abbigliamento, superando crisi economiche, personali e sociali.
«La capacità di immaginare quello che ancora non c’è, questo fa la differenza», era la frase che Luisa amava ripetere, frase che è anche simbolo della sua intera esistenza.
Se fosse nata oggi, Luisa Spagnoli occuperebbe sicuramente le copertine di decine di riviste e sarebbe una continua fonte di ispirazione per tutte le donne pronte a non arrendersi e a combattere, anche a costo di sbagliare e di rimanere da sole, ma mai disposte a rinunciare alla propria libertà, alla propria indipendenza e, soprattutto, ai propri sogni.


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