



Il dibattito sulla separazione delle carriere dei magistrati, una riforma che prevede la distinzione netta e definitiva tra giudici (funzione giudicante) e pubblici ministeri (funzione requirente), non è solo una questione tecnica per addetti ai lavori, ma il fulcro di uno scontro politico che tocca le fondamenta della nostra Costituzione.
Mentre il governo Meloni preme sull’acceleratore, cercando di anticipare i tempi del confronto referendario, emerge con forza la necessità di un’informazione libera dacondizionamenti mediatici. Analizziamo le criticità della riforma Nordio, denunciando le manovre comunicative messe in atto e spiegando perché la partecipazione attiva dei cittadini sia l’unico vero baluardo a difesa della consapevolezza democratica.
Il governo ha tentato di accelerare la data del referendum sulla separazione delle carriere, senza aspettare che si completasse l’iniziativa popolare per chiedere il referendum costituzionale sulla riforma Nordio. Ricordiamo che ad oggi siamo oltre le 572 mila firme, quindi oltre il 114% dell’obiettivo prefissato. Le motivazioni?
La risposta risiede nei sondaggi. Sebbene inizialmente il “SÌ” fosse in vantaggio — sostenuto da una narrazione mediatica spesso acritica — il trend si è invertito negli ultimi mesi.
Con l’aumentare dell’informazione, il fronte del “NO” ha guadagnato terreno, erodendo il consenso verso la riforma.
In questo clima di incertezza, Fratelli d’Italia ha messo in atto strategie comunicative discutibili.
Un esempio emblematico è il tentativo di far credere che Nicola Gratteri, magistrato calabrese noto per il suo impegno decennale nella lotta contro la ‘Ndrangheta e Procuratore di Napoli dal Settembre 2023, dopo un lungo impegno a Catanzaro e Reggio Calabria, sia tra i sostenitori della riforma. Il partito di Giorgia eloni ha diffuso un video decontestualizzato, in cui Gratteri criticava le correnti del CSM e ipotizzava il sorteggio, cercando di ribaltare la realtà. Gratteri, invece, è un convinto sostenitore del “NO”. Ma la reazione non si è fatta attendere: Gratteri ha deciso di denunciare Fratelli d’Italia per uso distorto di un suo video, col fine di veicolare le informazioni e minare la sua credibilità professionale, e ha ribadito come il sorteggio inserito nella riforma del ministro Nordio sia opinabile.
La tattica del governo è esplicita: il governo sa che più passa il tempo e più la gente si informa; di conseguenza il “NO” si afferma sempre più a discapito del “SI” che si assottiglia. Ma cos’è questo sorteggio? E’ importante esprimere obiettivamente cosa si andrà a cambiare con questo referendum.
Separazione delle carriere e sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Nella situazione attuale, la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente unico in cui i magistrati si distinguono tra loro solo per diversità di funzioni. Esiste un unico Consiglio superiore della magistratura (CSM) che si occupa di tutti i magistrati ordinari (giudicanti e requirenti).
Tramite il cambiamento proposto, viene introdotta la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Ovvero, vengono istituiti due distinti organi di autogoverno: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente.
Composizione e modalità di selezione dei componenti.
I componenti elettivi del CSM sono scelti tramite elezione: due terzi sono eletti da tutti i magistrati
ordinari e un terzo dal Parlamento in seduta comune. I membri di diritto sono il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
Con la riforma Nordio, viene introdotto il meccanismo del sorteggio. I componenti non di diritto saranno estratti a sorte: per un terzo da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento e per i restanti due terzi tra i magistrati delle rispettive carriere (giudicanti per un Consiglio, requirenti per l’altro).
Giurisdizione disciplinare
Allo stato attuale, la funzione disciplinare è esercitata da un’apposita Sezione disciplinare interna al CSM, composta da membri del Consiglio.
La riforma vuole sottrarre la competenza disciplinare al CSM e attribuirla in via esclusiva a un nuovo organo: l’Alta Corte disciplinare.
Questa corte sarà composta da quindici giudici, in parte nominati dal Presidente della Repubblica e in parte estratti a sorte tra magistrati e professori/avvocati.
Sistema delle impugnazioni.
Le sentenze e le ordinanze della Sezione disciplinare del CSM sono impugnabili davanti alle Sezioni unite civili della Corte di cassazione.
Ma si prevede che le sentenze dell’Alta Corte siano impugnabili davanti alla stessa Alta Corte, che in questo caso giudicherà in una composizione differente rispetto a quella del primo grado di giudizio.
Presidenza e Vicepresidenza.
Il CSM è presieduto dal Presidente della Repubblica e il Vicepresidente è eletto fra i componenti designati dal Parlamento.
Se vince il “SÌ”, entrambi i nuovi Consigli superiori saranno presieduti dal Presidente della Repubblica. I vicepresidenti di ciascun organo saranno eletti tra i componenti sorteggiati dall’elenco compilato dal parlamento.
Per quanto riguarda l’Alta Corte, il presidente sarà scelto tra i membri nominati dal Capo dello Stato
o sorteggiati dalla lista parlamentare.
E’ evidente che la parola “sorte” sembra essere la parabola di questa riforma costituzionale.
E’ evidente che l’obiettivo non è velocizzare i processi, non è rendere più efficiente la giustizia, non è roba che interessa direttamente il cittadino.
E’ evidente che l’insieme organico di leggi e decreti, volti a riformare l’amministrazione della giustizia, sia in mano a Fratelli d’Italia.
Conclusioni.
Il minimo che possiamo fare, in quanto cittadini, al di là del “SI” e del” NO”, è partecipare e andare a votare per mostrare che il popolo libero non si piega ad ogni cambio di bandiera, come purtroppo accade ai grandi media.
Perché la partecipazione, vita activa, forse non sarà più l’espressione più alta dell’esistenza umana come credevano i greci, ma l’interazione tra liberi cittadini nella “polis” valorizza il cittadino, la comunità e accresce la coscienza sociale.


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