



Giovanna Mulas
(Sardegna)
La questione è intima e immensa: riguarda il ruolo della nostra specie all’interno della evoluzione della vita sulla terra.
Unicamente l’uomo può cercare una risposta alle domande intimamente legate alla propria essenza. Ma prima di domandarci cosa possiamo fare, occorre chiederci che dobbiamo sapere: ovvero dubitare costantemente di quanto risulta un’abitudine. Quando singoli e popoli perseguono i propri obiettivi stanno rispondendo, inconsapevolmente o meno, a un intento della Natura; ché compito sommo affidato dalla natura alla specie umana è la edificazione di una società civile
diligentemente giusta, dove ogni uomo potrà attuare un pieno sviluppo delle sue disposizioni naturali; e non intendo una società civile in cui le naturali predisposizioni dei suoi membri vengano annullate; al contrario. Sarà civiltà dove la massima libertà riuscirà a coesistere con la più rigorosa determinazione dei limiti di tale libertà.
Se il fine della natura è un compiuto sviluppo delle disposizioni umane, l’uomo persevera nell’agire contro natura e contro la sua stessa ragione impiegando le forze della comunità per produrre guerra e distruzione che, di fatto, ostacolano il progresso dell’umanità. Ampliare educazione e cultura per miliardi di persone che ne sono fondamentalmente ancora prive, accompagnarle lungo un percorso di inclusione sociale che le renda partecipi ma anche beneficiarie dell’esponenziale crescita tecnologica… .
Fondare la nostra convivenza su un nuovo umanesimo: le generazioni che verranno dovranno essere in grado non solo di svincolarsi da un’economia e una politica di guerra o di emergenze naturali, ma di cavalcare il potere dato dalla conoscenza, non separandolo dalla riflessione sul nostro destino comune.
La pulsione di morte che pare contraddistinguere il tempo presente, si delinea nella struttura di personalità e nella sua funzione. Sant’Agostino non giustificava mai il suicidio poiché lo considerava un gesto che toglieva un bene di Dio; mentre era ammesso l’omicidio, perché il nemico della chiesa era contro Dio.
Ora ci si impone uno studio del primordiale: la pulsione di morte è stampata nell’uomo, è una potenzialità che nell’esperienza si attualizza rispondendo a un bisogno primario, al di là di ogni distinzione tra convenzionale o di una realizzazione. La distruttività è al contempo la messa al bando di ogni maschera; non è la violenza che risponde a uno scopo che, una volta raggiunto, cessa di essere motore comportamentale. La gelosia esprime la paura di perdere il proprio oggetto d’amore, percepito come condizione esistenziale: se mi viene rubato, chi l’ha fatto è il nemico che mi impedisce di vivere, perché senza mi è impossibile vivere.
Nasce così il bisogno di vendetta, e dopo l’uccisione quella forza e quel bisogno scompaiono.
La distruttività diviene una pulsione di morte e si esprime nell’uccidere chiunque altro e anche se stesso. E ancora non basta, perché anche le cose acquisiscono vita, pertanto anch’esse debbono morire. Quindi si rompe tutto ciò che fa parte della vita: le cose. Probabilmente un’estensione della prova di Sant’Anselmo che si basa proprio non su ciò che si è, ma sui limiti che si mostrano. In questo caso il limite è la mancanza di eternità nell’uomo e nel suo sentire, e forse la morte è il desiderio che lo risolve. Un buon contadino, ad aprile e durante un brutto quanto brusco calo di temperatura; attenderebbe il sorgere del sole con certo terrore. Sarebbe un’alba trista la sua, ché metterebbe alla luce file e file di preziose coltivazioni dalle gemme nuove e già bruciate dal gelo, annuncio di pochi frutti futuri, di una raccolta scarsa, poco commercio e poco guadagno, meno comodità in famiglia, nonostante il lavoro effettuato durante quell’anno che si ricorderà per generazioni come perduto.
Una maestra di primarie, più preparata delle sue colleghe, giovane e carina e ancora amante dei bambini, forse ammirerebbe l’alba tra i tetti romanticamente, sorseggiando il primo caffè della giornata e pronta a ripassare coi suoi alunni, attorno alle nove del mattino, un primo approccio al Leopardi, attendendo la sera per correre tra le braccia del suo futuro marito, in una graziosa trattoria, coi violinisti in sala il giovedì.
Dall’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, l’alba si presenta diciotto volte al giorno per effetto della velocità orbitale. L’ alba, ogni alba, pare correrci incontro; ma siamo noi che andiamo verso la luce, trasportati dalla rotazione del pianeta. Siamo noi che spuntiamo, non il sole; noi che ci infiliamo nel cono luminoso della nostra stella, venendo fuori dall’ombra che la terra fa a se stessa ogni notte.
Dunque l’alba più…Vera è quella del contadino, della giovane maestra o della stazione spaziale?.
Forse è giusto specificare che ogni parola rappresenta un pregiudizio (se non nostro, che la usiamo per abitudine, ma di quanti l’hanno immessa, sacralizzandola, nel parlare comune), o che il bene e il male sono pregiudizi di un dio.
E forse è vero che occorre proporci di spogliare il giudizio di qualsiasi pretesa di verità assoluta;
è semplicemente necessario sapere fino a che punto un giudizio sia vantaggioso per la vita, quindi per quella conservazione della specie a cui puntiamo.
Il bene e il male non hanno una realtà cosmica ma nascono dall’immaginazione degli uomini?
E cosa sono le scienze se non un’ipotesi di realtà falsamente oggettiva che impone un’interpretazione arbitraria del mondo?. Per dirla alla Teicmuller: se l’obiettivo è vedere le cose così come sono, l’unico modo per riuscirvi sarà guardarle dalla prospettiva di cento occhi.
Sono convinta che il rischio della conoscenza sia di ridursi a qualcosa di tanto prosaico come vincolare l’ignoto e il mistero a ciò che è noto e conosciuto; ergo c’è da domandarci se la conoscenza sia un’alterazione del soggetto operata dall’oggetto o, al contrario, una creazione dell’oggetto compiuta dal soggetto. Le visioni cosmiche, le ideologie sono erronee ché visioni parziali,di conseguenza straordinariamente nocive.
E’ la filosofia idealista ad insegnarci che la realtà al di fuori della mente non si possa conoscere per ciò che è, poiché è la nostra mente a fornircene una sua rappresentazione.
Realista per il contadino, fiduciosa per una giovane insegnante di primarie, tecnica dall’ISS.
E quale di queste tre prospettive può dirsi (SE, può dirsi) sbagliata;
quale può dirsi male?.
Si scrive che la verità non permetta distrazioni; che il genio trae ispirazione dalla lampada in cui è confinato.
E’ quel filosofo dormiente che sentiva senza ancora sapere, fino a quando trovò il coraggio di uscire dalla caverna, per odorare il vero sole.
Quante ragnatele intessute col timore della nostra magnifica fragilità! Languori, bugie nel tentare di adornare la realtà.
Come possiamo definire la stessa Arte se non la bugia di un creatore bizzoso quanto talentuoso,
nato, oltre che per patire, per addobbare, infiocchettare il quotidiano? Un modo brioso di pisciare in testa al mondo;
un grandioso, vivo abete tagliato per essere sfruttato dagli imbecilli soltanto al tempo del Natale.
Del resto senza tali bugie non esisterebbe più l’accumulo di un capitale a scapito della popolazione frastornata, come pure quel sentire valido, agli uomini, del vivere per vivere.
Illusione dell’eterna giovinezza, ricerca della perfezione fisica a scapito di una interiorità da vuoto a perdere. La sconfitta di un piccolo male quindi l’inganno della guerra vinta contro la morte a cui, e per fortuna, ognuno di noi è destinato.
Eppure la nostra specie è qui per servire la Natura e non per servircene, come un buon figlio dovrebbe alla madre; se non per amore per etica:
siamo qui, strumenti suoi e inconsapevoli, per tramandarla, conservarla, ché migliorare, pianificare, controllare ciò che già è Migliore in assoluto, pianificato, auto controllato, è utopia, o mera superbia tipicamente umana.
Perché ci siamo, Qui e Ora? La vita ci serve a suggerire, e affidare l’importanza del comprendere verso cosa stiamo andando e cosa resta da scoprire alle generazioni a venire per migliorare l’Umanità, affinché ogni piccolo uomo non sia più di intralcio alla Natura ma accompagni la stessa attraverso il suo divenire.



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