


Capitolo 2: Maria (Madonna della Montagna – Madonna del Carmelo)
La Madonna, la grande Mamma, la Mamma di tutti è sempre nel pensiero e nelle preghiere dei fedeli. Ogni titolo, anche il più strano, è buono per invocare Maria nei diversi momenti della giornata.
Spesso nelle nostre tradizioni popolari ricorre l’apparizione di immagini che avrebbero indicato al fedele, in genere un pastore o un umile servo, il luogo adatto per l’ubicazione in loro nome di un tempio che potesse essere degna sede di venerazione e pellegrinaggio. La tipologia del pellegrinaggio pare che risale al medio evo e sembra legarsi a qualche esperienza del credente, il quale mediante particolari segni, quali potrebbe essere un miracolo come San Francesco di Paola, o una apparizione come Maria SS. di Polsi e così per i più celebri santuari che si trovano sparsi per tutto il mondo come Fatima, Lourdes, Loreto, Guadalupe, vive un mistero tutto suo in una sorda religiosità in cui l’inquinilismo d’una società a tutt’altro dedita porta l’uomo a istallarsi in un materialismo progressivo costringendolo a vivere una reatà biologicamente vera ma… non di solo pane si vive!
Lo studio della storia della religione ha posto in primo piano fin dai tempi più antichi la figura della “ divinità femminile “ che ha sempre avuto una particolare importanza per i fedeli, attribuendole ruoli fondamentali per la loro esistenza. Un esempio ci viene da Sinopoli (RC) paese di origine bizantina ove ancor oggi viene venerata una antica immagine su una tavolozza ormai danneggiata dal tempo e dalla trascuratezza, raffigurante il volto di Maria e del Bambinello. Si racconta a tal proposito che un novantenne nella prima metà del 1600, nativo di Santa Giorgia frazione di Santa Cristina, entrò in una chiesetta di campagna, abitata da anni da topi e ragni. Si mise subito a ripulire e a riordinare l’altare. Tornato a casa, nella notte ebbe una prima apparizione della Grande Madre, la quale gli ordinò di recarsi dal parroco e raccontare l’accaduto, riferendo altresì che la Vergine non era contenta del modo in cui veniva abbandonata. Ma l’abate non volle credere al pio vecchio, il quale triste e deluso non ebbe il coraggio di avvicinarsi al tempio. Trascorsi alcuni giorni la Vergine riapparve all’uomo predicendo la prossima morte dell’incredulo prete e comunicando che il suo successore avrebbe esaudito il suo nobile desiderio. Infatti, alcuni anni dopo, don Tiberio e Francesco Maria Ruffo, conte di Sinopoli, ampliarono la chiesetta.
Una storia particolare in cui miracolo ed apparizione coesistono ci viene offerta dalla Madonna della Grotta di Praja a Mare (CS). Ci racconta un vecchio amico di tale località che nel lontano 1326 si trovava a navigare nel Tirreno un veliero battente bandiera turca. Improvvisamente il vento venne a mancare e la nave si immobilizzò di petto alla nostra Calabria nei pressi di Praja a Mare. Sul ponte di comando del capitano di detto veliero vi era posta una piccola statua raffigurante la Vergine ed i marinai non tardarono ad attribuire tale sfortuna a questa statuetta invitando e quindi obbligando il capitano ad allontanarla dalla nave. Il pio uomo, per non buttarla in mare, fece scendere una scialuppa sulla quale sistemò la Madre di Cristo e si mise a remare fino a raggiungere Aieta ove su una roccia vide scavata una grotta nella quale depose la Vergine allontanandosi, subito dopo, con le lacrime agli occhi. Qualche anno dopo un giovane pastore muto fin dalla nascita entrò nella grotta per ripararsi da un improvviso temporale, i suoi occhi subito furono attirati dalla statuetta. Quando si fu saziato di guardarla corse verso il paese gridando: “ miracolo, miracolo “. A quelle voci la gente si è rovesciata nelle strade pensando: “ è davvero un miracolo dare la parola a chi non l’ha mai avuta “. E il pastorello: “ no, no il miracolo non è questo, giù nella grotta, giù nella grotta c’è la Madonna “. Allora la gente accorse e con grande amore portò in paese la statua deponendola sull’altare della chiesa matrice. Grande stupore colse il popolo la mattina seguente il quale recatosi in chiesa non vide più la vergine. La statuetta, infatti, era ritornata nella grotta ove era stata trovata, divenendo, così, Santuario e quindi meta di pellegrinaggio.
Di questi esempi ne potremmo fare a non finire: la Vergine del Portosalvo a Melito (RC), la Madonna della Grotta a Bombile (RC), la Madonna dello Scoglio a Placanica (RC).
Bonasira Madonna mia,/ tuttu lu mundu s’ inchina a ttìa,/cu lu fruttu chi portasti/ tuttu lu mundu ‘lluminasti,/allucisti puru a mmia,/ bonasira Madonna mia!
MARIA DI POLSI
Ad una di queste apparizioni è legata l’ubicazione di uno dei più prodigiosi e celebri santuari calabresi, quello di Maria SS di Polsi, conosciuto come la Madonna della Montagna. Polsi è un piccolo centro del comune di San Luca (RC).
Stando alla legenda il santuario sarebbe così sorto: al tramonto d’una splendida giornata d’estate medievale alcuni pescatori di Bagnara (RC) si preparavano per la pesca notturna quando videro in lontananza nel mare una piccola imbarcazione con a bordo due ceri accessi. Subito si precipitarono ed ebbero la soppresa di non trovare nessuno tranne una dolce statua raffigurante la Vergine col Bambino. Presero la statua e cantando ritornarono alla spiaggia ove misero Maria su un carro per portarla in chiesa ma giunti davanti al portone principale della parrocchia si girarono e non videro più l’effige. Alcuni anni dopo, all’incirca verso il 1144, un vitello mentre brucava la fresca erba d’Aspromonte si sarebbe inginocchiato di fronte una Croce. Il bovaro preoccupato si avvicinò al bue e notando la Croce si mise subito a scavare portando alla luce la sagra statua che precedentemente i marinai si erano lasciata sfuggire:
Miraculu di Ddiu chira matina,/ ca lu massaru lu jencu cercava,/ vaci e lu trova ad Asprumunti ‘ncima/ c’addinocchiuni la Cruci adurava;/ora ‘duramu a Vvui Matri Divina,/Madonna di lu voscu e di la chiana.
Fuori di se il bovaro corse verso il paese:
Sentiti, bona genti/ a chista gran Matri di Ddiu,/eni lu voi chi la scoprìu/ ch’era a mezzu a ddui cumari./Maria cci vozzi parlari:/- Bo’ massaru, senti a mmia,/ vai ‘ntò patroni toi/‘ncici ca ccà trovasti a mmia. –
Una volta appresa la nuova il padrone si parte piangendo e si prosta ai piedi di Maria:
E si parti gralimandu,/ ‘ndi Maria vozzi arrivari,/ rà si misi ‘ndinocchiuni:/comu fazzu Maria Sagrata,/‘ntà chisti paraggi fusti nata…-/E jeu ccani
sugnu nata,/ ccanni vogghju a chiesa fabbricata. –
Una versione leggermente diversa ci è stata proposta da Domenico Martino di Melicuccà ( RC ):
Sapiti genti cristijani,/chista è la matri di Ddiu,/ è lu voi chi la scurì/ ch’ era a mmezzu a ddui cumari,/ Maria ‘nci vozzi parrari,/bon massareu senti a mmia/ vatindi ‘ndo to’ patruni/ e ‘nci dici ca cca trovasti a Maria./U bovareddhu vitti a Madonna/ e ‘nci dissi o so’ patruni,/patruni veniti cu mmia/‘nto’ vostru fundu trovai a Maria./Jiu ‘nto’ so patruni/ciangendu e gralimandu,/cu littari e cu dinari/la chiesa santa avimu a fari./Comu fazzu pe li dinari,/a chiesa vogghju fabbricari!/A spisi toi l’ hai a fari,/eu ti pozzu cunsulari!/A mmezzu a sti cumari,/o Maria, cu vi veni a vidiri?/Eu ccà sugnu nata/e ccà vogghju a chiesa fabbricata!/Dopu fatta la chiesa santa, /lu priuri si misi a ciangiri,/comu fazzu, Maria Sacrata,/ogghju no’ ‘ndaju pe’ sta jornata./Vatindi ‘ndi la cucina,/chi ‘ndi trovi ‘na giarra china,/lu miraculu ‘nci mmostrau/‘na giarra china ‘nci ‘nd’ ansumau./Maria di la muntagna/venimu di luntanu,/la nostra saluti/a vui rraccumandamu./Maria di la muntagna/apritindi li porti,/ca stannu venendu/li devoteddhi vostri./Stannu venendu/cantandu e sonandu,/Maria di la muntagna/A vui vi rraccumandu./A lu pedi di la muntagna/‘nc’ era ‘na fimmana ddha assettata/e dicìa: Maria, Maria,/‘na vota d’ acqua ccà ‘nci volìa./Lu miraculu ‘nci mmostrau,/l’ acqua ‘nde pedi ‘nci la mandau,/dopu chi ‘mbippi la donna assetata/Maria fu ringraziata./A li pedi di la muntagna,/bella rosa chi ‘nci stà,/tutta ornata di stelli d’ oru /cu adura a Maria cuntentu sarà./A lu primu di settembri/‘ndi mentimu a festeggiari,/veninu genti foresteri/e puru genti di casali./A lu primu di settembri/si farà la pricessiuni,/cu và mi adura a Maria/avi a fari a batteria./Maria di la muntagna,/pigghjatindi da manu/nui simu foresteri/e venimu di luntanu./E non mi‘ndi vaju di ccà,/se sta grazzia non mi fa,/facitimmilla Maria Sacrata,/facitimmilla pe’ carità./‘Ndi votamu di ccà e di ddhà,/sparatizzi in quantità,/festeggiamu la bella Madonna,/regina e curuna di la muntagna./E sempri sta lodatu/lu nomi di Maria,/regina di la muntagna,/pregati vui pe’ mmia./Venimu pemmu aduramu a Maria,/vergini bella e matri i Gesù, /esauditindi i nostri penseri,/Matri di ddiu cunsulandi tu./Vinni apposta di sta matina,/fammi la grazia bella regina,/eu pregu tutta a jornata,/fammi la grazia regina sacrata./Mi ‘ndi vaju, Madonna mia, /accumpagnatindi pe’ la via,/‘nd’ accumpagnati di notti e di jornu/pemmi facimu‘nu bellu ritornu./Cu vinni e cu no’ mbinni/no’ vi dimenticati,/sempri chiamata siti/regina di la paci./Maria di la muntagna/pe’ sempri sia lodata,/vi cercu a saluti chist’ annata,/mi vegnu mi vi trovu ‘n’ atra vota.
E così avvenne. Infatti, tale storia arrivò alle orecchie dei principi di Roccella e quindi di Ruggero II il quale ordinava la costruzione sul luogo del ritrovamento di un tempio dedito a Maria. La Croce trovata dal bovaro fu presa dal principe di Roccella che custodì fra i gioielli più preziosi
Uno dei più conosciuti e raccontati miracoli ad opera di Maria di Polsi è quello a un principe che non avendo figli si rivolse alla Madonna della Montagna promettendole, se le avesse dato un figlio, una donazione di tant’oro quanto sarebbe pesato il piccolo all’età di tre anni. Il bimbo nacque. Tre anni dopo, come da voto, il pio principe parte in pellegrinaggio con il piccolo fra le tortuose mulattiere d’Aspromonte. Il cinguettio degli uccelli accompagnava il passo dell’uomo, mentre il piccolo veniva attratto da qualche gatto selvatico. Improvvisamente il principino cadde a terra privo di vita. Il padre, sicuro nella propria fede, raccoglie il piccolo fra le braccia e continua il suo cammino. Una volta giunto in chiesa pose il cadaverino sull’altare e con meraviglia di tutti la creatura si alzò e corse ad abbracciare il padre.
Mai dimenticherò i versi con i quali la numerosa folla, che a mezzanotte di una giornata di luglio, dalla piazza principale di Candidoni iniziava il lungo perorso verso il santuario, eravamo alla fine degli anni sessanta:
E jeu no’ mi movu di ccà/si Maria la
grazia no’ fa,/ facitimmilla Madonna mia,/ facitimmilla pe’ carità!
E Il miracolo della fonte:
Quandu arrivau a menza ‘nchianata/ ‘nc’ era ‘na donna ‘ncinta e ‘ssitata,/ e chilla donna parlava e dicìa:/‘na goccia d’ acqua, gran Matri Maria! –/E la Madonna si la mandau,/fin’ a li pedi ca si bagnau./Doppu chi ‘mbippi la ‘ncinta ‘ssitata,/ Maria di Porzi ha ringraziata.
Galatro ( RC ), dove viene venerata una
statua lignea di Domenico e Giuseppe De Lorenzo sotto il titolo di Maria della Montagna, così canta la sua protettrice:
Voce: Jeu mi partivi di tantu luntanu/ mu vegnu pemmu arrivu la Madonna,/ e la Madonna pari ‘na culonna,/ la fidi ferma e la speranza torna!Coro: E li stelli attornu attornu/ e la luna sprendori ‘ncì dà,/ e cu lu dici di sira e matina/ di la Madonna cuntentu sarà./ A li pedi di la Madonna/ e ‘nu bellu voceju ‘ncì sta/e cu lu dici di sira e matina/ di la Madonna cuntentu sarà!/Voce: E jeu no’ mi movu di ccà/ si sta grazzia Maria non mi fa./ Facitimmilla Madonna mia,/facitimmilla pe’ carità!/ Coro:Bona sira vi dicu a bbui Madonna,/ la gloriusa di Santa Maria, e la matina bongiornu, bongiornu,/ siti patruna di tuttu lu mundu./ Mu ‘ndì libbara di li peni di lu ‘mpernu,/ di tutti li mali disgrazzi di lu mundu!
E sempre alla Madonna della Montagna:
Santa Maria di Porzi, / Santa Maria di
Porzi, / O gran Reggina / la Vergini bella! / Chi cumparistuvu a menzu a du’ fiumari; / e la cumparzi na chiesolina / e tantu bella chi sbrenduliava. / Miraculu di Diu chilla matina! / Lu so’ massaru lu iencu cercava: / vaii e lu rriva ncrinatu a la spina / e ndinocchiuni la Cruci adurava / La Cruci diventau supra la cima, / lu iencu ndinocchiuni l’adurava / di ogghiu diventau na giarra china, / comu nu puzzu d’acqua chi assummava. / Romiti chi serviti ssa Riggina, / servitila di cori ca ndi paga, / ca ndavi nguentu e puru medicina / e medicina chi ogni piaga sana.
MARIA DEL CARMELO
Lu mercuri si porta l’abitinu/chiru eni lu veru signu cristianu,/divotu eni cu lu porta di cuntinuu/li so’ penzeri non vannu ‘nvanu./S’avi a passari carchi malu distinu/la Madonna ‘nci porgi la manu.
Quando si parla di “ abitinu “ si parla della Madonna del Carmelo o del Carmine, dir si voglia. Come la Madonna della Montagna anche questa gode di popolarità e i pochi santuari ad essa dediti, rimasti per la tenacia di alcuni frati carmelitani, quali quello del monte Poro (VV), sono meta di continuo pellegrinaggio.
Si la Madonna ‘un avìa lu mantu,/eramu spersi tutti quanti,/ e ne misa sutta lu velu/ la Virgini bella di Munti Carmelu.
Anche qui molti canti che parlano dei meravigliosi miracoli che la Vergine ha compiuto, noi ci limiteremo ad alcuni propostoci dalla schietta voce della centenaria Teresa Cognetta di Candidoni.
O bona genti, miraculu vi vogghju
raccuntari,/‘ntà ‘nu gran paisi primordiali,/ duv’era di lu Carmini Maria,/rà c’ era ‘nu povaru omu c’ avia a ddari/ a patruni di ‘na certa mercanzia./ Scadìu lu tempu e no’ potti pagari/ e lu mercanti ‘ncarciaru lu tenia./ Duv’era carceratu lu scuntentu/ s’ avìa da passari lu mari./ Vinnaru li festi di Natali/ e la bbona fimmana lu jia a trovàri./La bbona donna ’nu sulu figghju avìa/ e ‘ndi so’ patri lu vozzi levàri./ Pe’ ddari alla fimmana cchiù turmentu/ lu cotraru si misi a jocàri,/ pe’ ddari a la fimmana cchiù turmentu/ lu picciriru cci cadìu ‘ntà mari./La bbona donna, addunca, si misi a ciangiri/ dicendu – Madonna mia comu haju a ffari? –/ ‘Na
durci Signora cci pariu a lu latu dicendo:/divuta mia chi ‘ndai chi ciangi? -/no’ mi bastava u maritu carceratu,/puru lu figghju ‘nnegatu perdia! –/Bonu divuta mia tu no’ ciangiri,/li setti mercuri m’ hai a dijunari/cu vera fidi e cu vera divuziuni/ ca marituta lu fazzu scarcerari,/puru figghjuta libaru di lu mari. – /Li marinari si misaru a piscari/ cu ‘na fidi grandi/e tutti stanchi tirari li riti,/tiraru‘nu pisciceru cunservatu./Li marinari restaru stupiti/du miraculu chi fici Maria,/i marinari restaru ‘nciotati dicendu:/figghju a ttia cu t’ ha sarvatu? –/‘Na monachera vitti a lu me’ latu,/‘ntrò mantuzzu soi m’ haju mentutu/e l’acqua di lu mari m’ ha sulu vagnatu./Jiti di vostra mamma e cci diciti /ca vostru patri nescìu a libertati. -/Lu mercanti chi lu vinni a sapiri/a la so’ casa li manda a chiamari,/‘ncì duna tricentu unzi di dinari:/ chiru chi vanzu no’ lu vogghju aviri,/chist’ atri vi li vogghju rigalari,/chist’ atri centu ti li dugnu a ttia/‘ncì fai ‘na festa a lu
Carminu Maria! –
Il canto parla da solo. Superflua sarebbe ogni nostra interpretazione. La genuinità di un popolo ha cantato ancora la sua Madre celeste, testimonianza di cieca fede che nella monotonia del silenzio riesce a soccombere la nostalgia dovuta ad un fato crudele e beffardo, allontanandosi vincitori dall’oscuro traguardo dell’incognito, come possiamo notare anche nel brano che segue:
‘Nc’ era ‘na mamma e ddui figghjoli avia,/unu di tri anni, addunca, fatti,/ ‘n’ atru ‘nfasci si nutriva di latti./‘Brisci lu merculi chira matina,/quando a mamma si misi a ‘mpastari,/‘brisci ru jornu ‘nu malu destinu./ U merculi a missa no’ ddassari !/ Misi lu pani a lu lettu,/ pigghjau lu mantu e si misi ‘ncamminu./ Ciangi lu nucenteru e lu randi senza giudiziu/ Pigghja ‘nu curteru ch’ avìa a lu latu,/ ‘nciù zzicca ‘ntà la gula, povara criatura nucentera! /Videndu lu sangu atterrìu,/di la gran paura di la so’ mamma/s’ indi jiu ‘ntrà lu furnu e ss’ ammucciau./ Nesci la missa e la donna tornau,/mettendo ligna e frasca subitu/ lu furnu appiccicau e tuttu lu criatura s’ abbrusciau./ Si porta a la naca pe’ pigghjari lu figghju/mortu lu trova scannarozzatu:/Maria, Maria chi fu stu tortu?/Unu lu persi vivu e l’ autru mortu! -/ Casa, casa s’ indi jiva no’ sapendu/chiru ch’ avia a ffari./Poi cu grandi prescia li vrasci cacciau/ e la creatura cci cumpariu./Si misi a gridari strittamenti/fujiru li vicini e i parenti./U maritu di pena ‘rraggiatu/ comu la sumportau pocu paroli,/pigghja ‘nu curteru chi avia a ‘nu latu/di parti a parti cci passau lu cori./Quando tutti i tri li vitti morti,/si muzzicau li mani pe’ u soi errori,/i chiudìu ‘ntrà ‘na cascia e pe’/Napuli si misi a camminari./Quando fu ‘ntrà ri paraggi/chi pocu cci volìa p’ arrivari/ la puzza da la cascia nescìa fora/pecchì li morti si misaru a puzzari./Alla chiesa, addunca, s’ affrettau,/Maria di lu Carminu salutau,/‘ncì dissi: – chisti su’ morti comu già li vidi,/Madonna risuscitalli e dammi grandi fidi./Mentri dicìa sti paroli, vidi a mugghjieri caminari /e lli figghj cari e trisori./Di l’ allegrizza si misi a gralimari,/mugghjerisa ancora si votau/Maria di lu Carminu ringraziau./Santu Libertu gloria e pietà/divutu di la Vergini Maria./Cu la dici ‘na vota lu jornu/cu gran doluri i cori/la Carmelitana cci duna sarbazioni.
L’uso dell’abitino si ritrova spesso nei canti popolari dedicati alla Madonna del Carmine, come possiamo notare nelle composizioni che seguono raccolte da don Nicola Cricenti allora parroco della Chiesa di S.Antonio al Bosco di Rosarno.
Un giovani chi era una vota/sempri a Maria adurava/ videndu a ‘n’ omu mortu/ si misi e lu guardava./Dudici testimoni /m’ hannu giuratu fallu/ ca jeu l’ haju ammazzatu/ mi vonnu tracollà. –/ De Carmini Maria/ s’ è mossa a pietà,/‘na littara cci fici/ tutta a littari d’oru:/Scioglilu prestamenti/sciogliulu a libertà. -/Lu giudici piangendo/dicendu: – figghju miu,/ dimmi chi porti addossu,/dimmi la verità. –/Un’ abitinu portu/du Carminu Maria/di tutta la vita mia/no’ mmai lu cambierà/e puru a’ dijunatu/d’ una picciula età.
Lo stesso episodio, secondo il Cricenti, esiste in diverse versioni e dialetti e in Lucania viene attribuito alla Madonna di Monte Viaggiano.
‘Nu ghjornu nc’ era ‘na nobili e avia/a so’ maritu assai professu./ Tutti li ddui divoti di Maria/ sempri portavano l’ abitinu in pettu/ e la signura ‘n’ sulu gutu avia/ di avìri un bellissimu fanciullettu/di facìri ‘nu nobili banchettu./ Lu cavalieri si partìu pe’ la citati/ pe’ trovari ‘nu coco assai perfettu./‘Nci ccuntra ‘nu bellu giovani pe’ la strata,/chi ‘nci paria mortu travagghjatu./‘Nci dissi: – bellu giovani ferma ‘nu pocu,/dimmi chi arti fai, chi si’ affamatu. – /Ed eu, signuri, sacciu fari lu cocu,/se mi voliti sugnu preparatu,/c’appuntu, appuntu nesciu di lu focu. – /Pigghja e andau ‘n’ casa a la signura./- Ordina, caveleri, ordina ‘ncora. –/Iddu li servia a la scapillata,/senza l’ aiutu di nudda criata./Vai a la naca e pia lu fanciullettu/di sutta supra lu ‘ncugna a lu spilettu,/pigghja e lu manda a tavula e ‘nguentu,/sparisci e dassa a tutti cu spaventu./ La signura la so’ pacenza ammustrava/‘nci dissi a li povari: – mangiati, vui mangiati/e no’ diciti nenti, ‘nci l’ offrimu a Ddiu la caritati,/ca Ddiu ‘ndì manda rroba, figghj e stati. – /Li povari mangiaru e si ‘ndì jiru,/a la signura scuntenti lassaru,/li rrobi niguri, candileri e guai./‘Na signura lu portuni tozzulava,/‘na monachera di forza vorrìa entrari:/facitila entrari, vidimu chi cosa bella voli diri,/ca mi lu sentu stu cori allegrari. – /La monachera ‘ncì accumenza a diri:/di un’altra monachera fui mandata,/ sappi ca facistavu nobili banchettu,/se vi nd’ arrestau ‘ncunu morsettu/ di carni arrustuta la volìa/pe’ nomu di la Vergini Maria. – /Non haju atru ‘nu figghju arrustutu/ca li dimoni mi l’ hannu abbrusciatu,/se lu voliti lu pigghjierei. –/Vai a la naca e pija lu fanciullettu,/di mortu vivu lu vinni a trovari,/dicendu: – figliu miu desiatu,/la Vergini mi l’ ha risuscitatu./Annu pe’ annu la festa avanzava/e lu piccioleru cchiù criscìa,/e l’ abitinu ‘n’ pettu chi portava/fratellu di lu Carminu si chiamava.
La composizione che segue è una leggenda in versi raccolta a Cosoleto (RC) e un tempo veniva proposta nelle piazze dei paesi dai cantastorie.
Ora sentiti lu cuntrattu fari/di lu demoniu e l’ Angiulu Grabbeli,/ parravanu ‘ntrà loro rriginali:/di chist’anima chi ccì ‘ndavi beni? –/Angelo: – tristu, marvaggiu, bestia e sumeri/chiju chi fici chista l’ haju scrittu,/chista no’ est anima di patiri peni/ca sempri s’ adurava cu Gesù Cristu. – /Malato: – E Gesù Cristu est figghju di Maria,/a chistu puntu m’ aviti a jutari,/jutatimi sta povara anima mia,/no’ la lassati a lu ‘mpernu levari. -/Diavolo: – Tu preghi e no’ ti servi lu pregari/ca ti lu lejerò lu to’ prucessu,/ti leju li to’ setti piccati mortali /e tutti l’ atri ti li portu appressu. –/Angelo: – Bestia, no’ parrai cu processu,/ca jeu ccì li pisu cu la me’ vilanza,/ se sta donna no’ guardava jera persa,/ija si cumpessa e Petru l’ assorbiva. -/Malato: – Ora rispundu a Vvui Matri Maria,/Madonna di lu Carmini meu, Carmelitana,/jeu vi durava di sira e matina/vi dijunava ‘njornu la simana. –/Madonna: – Eccu ch’ est pronta la Matri divina,/vinni li so’ divuti a difendiri./Stendi la manu e pigghja l’ abitinu,/teni forti e no’ dassari jiri. –/Si vota a lu demoni ciabarrinu:/tu li paroli mei dassasti arretu. – /Si vota l’ Angialu felici e crudili/e cu ‘nu schiaffu lu jettau mortali./Diavolo: – Sai chi ti dicu, Grabbeli, nommu mini/ca chista donna est mia, m’ una rraggiuni. – /Angelo: – Bestia, no’, no’ parrari cu atterruri/ca ti lu fazzu lu ‘mpernu tremari./Ora ti discacciai cu tantu amuri,/fu cumandatu di Ddiu celestriali. –
A Sant’ Elia di Palmi (RC), dove esisteva
un convento fondato da Elia Profeta abbiamo raccolto il canto che segue:
Supra ‘nu munti cumpariu/sta gra’ Virgini sagrata/e la vitti Santu Lia/tra li nuvuli ammucciata,/stu Santu Lia ‘ncì dicìa/di lu Carminu Maria,/stu grandi Patri Santu Lia,/stabiliu ‘nu gra’ cumbentu/pi’ sta Vergini Maria/tutta giubilu e cuntentu/ogni Angialu ‘ncì dicìa/stu cumbenti è di Maria!/Di lu celu fu calatu/stu Santissimu abitinu/e Maria l’ ha prisintatu/a San Lia cu lu listinu./Santu Lia ‘ncì dicìa:/st’ abitinu è di Maria! –/Santu Lia poi dispinsau/st’ abitinu pe’ lu mundu,/ogni omu si ‘nd’ adurnau/c’ un amuri assai giucundu/p’ aggradiri l’ abitinu/di lu Carminu divinu./Pi’ chist’ abitu ‘i gran sorta/sta gran Virgini Sacrata/‘ndì cuncedi a santa porta,/di la gloria biata,/e ‘ndì l’ apri di cuntinuu/si portamu l’ abitinu./Nu jornu, pe’ disgrazia, / di ‘na strata passava, / vitti ‘nu giuvani ammazzatu / e n’ attu chi guardava. / D’ arrassu l’hannu vistu, / in suspettu lu pigghjàru. / “Oh tu chi l’hai ‘mmazzatu t’ avimu a corerari. / Levàtilu a lu càrceru, / levàtilu o tribunali!” / “Di chiglju tortu chi ‘ndàju / a mmia mi ‘ndannu a cundannari!” / Quandu la scala schianàva, / arzau l’ occhi al celu: / “Maria di Munti Carmelu, / tu sula mi poi ajutari!” / Maria di Munti Vergini / ci scrissi ‘nu bigliettu, / lu scrissi a littari d’ oru / e l’ Angelu mandàu / e l’ Angelu dissi: / “Faciti prestamenti, / stu giuvani è ‘nnocenti, / cacciatilu in libertà.” / Lu giudici ciangendu, / lejendu la scrittura, / ci dissi: “figghju meu, / dimmi la verità. Dimmi chi porti / ‘ndossu del Carmine Maria.” / “Eu l’ abitinu portu / del Carmine Maria, / dura finu a la morti / e sempri aduratu sarà. / Lu merculi l’ aju guardatu, / non m’ aju cammaratu, / a Maria l’ aju guardata / da la mia picciula età. / Ed eu fin’ a la morti / sempri aiutatu sarò!”
A Scalea (CS) la Madonna del Carmine così viene invocata:
E mo’ si parta Maria / cu’ na gran compagnia, / E mo’ si parta Maria / cu’ na gran compagnia, / E mo’ si parta Maria / cu’ na gran compagnia, / aduramula e sempre sia di lu Carmini Maria. / E mo’ si parta Maria / cu’ na gran compagnia, / e lassatimi passà ca la voglio salutà. / E giram intorno intorno, / alla cappella di la Madonna, / ca ci spanna lu mantu / e ci raccoglia a tutti quanti. / Si Maria non avìa stu mantu, / jèramu persi tutti quanti, / aduramula e sempri sia li lu Carmini Maria. / E quantu jè bellu stu mantu, / jè stillatu intorno, intorno / e oji ch’ è lu to’ giornu, / oh chi festa chi sarà. / E oji ch’ è la festa di la to’ cappella, / Vergini bella, consolami tu! / E giram intorno intorno, / alla cappella di la Madonna, / la cappella l’amu girata / e la Madonna lì amu truvata. / E nui simu venuti / a cercari conforti / e sbannannilli sti porti / ca noi vogliamo trasì. / E dà intra a sta cappella / c’ è Maria ch’ è tantu bella, / ca legga e ca scriva / e lu bambinu in brazza tinìa. / All’ una di li stelli / e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori i Gesù. / Madonna du Carmini aiutami tu! / Alli dui di li stelli / e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori i Gesù. / Madonna du Carmini aiutami tu! / Alli tri di li stelli / e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori i Gesù. / Madonna du Carmini aiutami tu! / Alli quattru di li stelli / e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori i Gesù. / Madonna du Carmini aiutami tu! / Alli cincu di li stelli / e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori i Gesù. / Madonna du Carmini aiutami tu! / Alli sei di li stelli / e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori i Gesù. / Madonna du Carmini aiutami tu! / Alli setti di li stelli e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori i Gesù. / Madonna du Carmini aiutami tu! / All’ ottu di li stelli / e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori i Gesù. / Madonna du Carmini aiutami tu! / Alli novi di li stelli / e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori i Gesù. / Madonna du Carmini aiutami tu! / Alli deci di li stelli / e scioglitilli sti biondi capilli / ca su’ fatti anelli anelli, / evviva Maria e quantu si bella! / E l’ ha criata lu cori ‘ Gesù, / Madonna du Carmini, aiutami tu! / Aggiu fattu tanti strapazzi / per godere le tue bellezze, / e con te vorrei morire / e sulle tue braccia vorrei spirar! / A li pedi di la Madonna / e c’ è nata ‘na bella rosa, / è ‘na rosa inargentata: / evviva a Maria e chi l’ ha criata! / E l’ ha criata lu cori i Gesù, / Madonna du Carmini, aiutami tu! / Tu sei la rosa dell’alma più bella, / mi sembri una stella e una fiamma d’amor! / Maria risponde: io so’ regina! / E Matri divina, tu prega per me! / A li pedi di la Madonna / e c’ è nata ‘na bella rosa, / e li stilli intorno intorno / fanni ‘na grazia, ohi Madonna! / Ca ti la chiedo po’ cori ‘i Gesù, / Madonna du Carmini, aiutami tu! / Maria Carmelitana, / d’ogni grazia tu si’ funtana, / ogni grazia ca vulimu / a Maria ‘ndi rivulgimu. / Ohi Madonna, ca ‘n celu tu si’ colonna / e ca ‘n terra tu si’ funtana, / rispundimi quando ti chiamu. / Pi’ mari e pi’ terra sì nominata Tu, / o Madonna di lu Carminu, / sì piena di virtù! / E stendammillu ‘stu bracciu, / e porgimmilla ‘sta manu / e si ci poterà parlà / oh chi gioia chi sarà! / Camminu via via, / e viju n’umbra appressu a mmia / e mi criju ch’ è Maria, / ca mi veni accumpagnà. / E sonami li campanelli / ca Maria veni da Roma / e cu setti verginelli, / tutti e setti cu ‘na curona. / E mo’ si ricogli Maria / cu gran cumpagnìa, / adoramula e sempri sia / di lu Carminu Maria! / Oh Madonna, ca mi ‘ndi vaju, / e non sacciu si jeu tornu, / e se jeu non tornu cchiù / tu non ti scordari di me! / Oh Madonna ca mi ‘ndi vaju, / e non sacciu chi t’aju a diri, / e ti dicu ‘n’Ave Maria / statti bona, Madonna mia!
A Squillace ( CZ ) così cantano la Madonna del Carmine:
Si Maria non avìa lu mantu / eramu perzi tutti quanti / e lu cora lodatu sia / dellu Carmine Maria. / Gloria a bui o Patre eternu, / gloria a bui Figliolu divinu / gloria abui spiritu bellu / come vui sempre sarà / pell’immensa eternità. / Sta curuna che in testa portati / e nui divoti venimu ad adurari / venimu ad adurari cu dolcia armonia / regina del Carmelo pregati pe’ nui. / Sto bombinuzzu chi mbracci portati / e nui divoti venimu ad adorari / venimu ad adurari cu dolcia armonia / regina del Carmelo pregati pe’ nui. / St’abitinu che a manu portati / e nui divoti venimu ad adorari / venimu ad adurari cu dolcia armonia / regina del Carmelo pregati pe’ nui. / La bella Vergine di tutti li santi, / la Vergine bella di monte Carmelo / e ni guarda cu stu bellu visu / la Vergine bella do paradisu. / Monachessa dei beati / protettrice dell’abitinu / sarva a nui dei mali strati / cu l’aiutu toi divinu.
E sempre a Squillace :
Simu venuti a lodari Maria, / figlia di Dio la mamma di Gesù, / si voi ascoltari li mei preghieri / mamma di Dio cunsulami tu. / O Angeli fortunati, / chi la matra di Dio vi goditi, / la goditi incoronata alla destra dei cherubini / a nui puru riguardata / poveri meschini e abbandonati / o grandissima Regina. / Siti specchio senza macchia, / siti rosa senza spini, / siti pura e siti bella, / siti stella matutina, / siti pura e siti bella / risplenditi lu mundu tuttu, / vui siti l’unica stella / la matra Regina dell’unicu fruttu. / Lodatu sempre sia lu nomu / bellu de Maria / e vi pregu pe’ pietà mu mi proteggiti / l’anima mia. / Lodata e ringraziata / La santissima trinità / chi criau lu Bombinellu / chi fu figlio di purità.
Sul litorale ionico catanzarese abbiamo registrato l’inno a Maria:
Alli pedi della Madonna / ‘na bella rosa ci sta / cala l’angelu do cielo / e la vena a salutà / vi saluta Madonna mia / vi saluta cu l’Ave Maria. ( Ave Maria…) / All’ortaru della Madonna / ‘na bella rosa ci sta / cala l’angelu do cielo / e la vena a salutà / vi saluta Madonna mia / vi saluta cu l’Ave Maria. ( Ave Maria…) / Alli mani della Madonna / ‘na bella rosa ci sta / cala l’angelu do cielo / e la vena a salutà / vi saluta Madonna mia / vi saluta cu l’Ave Maria. ( Ave Maria…) / Eu vinni a salutara / la Madonna gloriosa Vergini Maria / de lu cielu siti culonna / siti la fede e la speranza mia / ed eu non mi movu decca / si la grazia Maria non mi fa, / facitimilla Madonna mia / facitimilla pe carità / pellu donu chi ricevistuvu / dalla Santissima Trinità.
A Laureana di Borrello (RC), D. Caruso ha raccolto la prece che segue:
Vàju pe’ la strata e pe’ la via / e m’affrùntanu Gesù e Maria: /”Bongiornu a Vui, Rigina, / tuttu lu mundu pe’ Vui s’inchina / e sempri s’inchinerà / pe’ la Vostra dignità; / ca’ Vui siti la mamma / e Vostru Figliu è gigliu: / prima salutu la Matri / e po’ lu Figliu!


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