AGIRE SOCIALE NEWS

RIVISTA DI CULTURA & SOCIETÀ

Proprietà Fondazione Pina Alessio Onlus

Direttore Editoriale Giuseppe Alessio

Direttore Responsabile Domenico Latino

Home » LA LETTERATURA PER L’INFANZIA Funzioni pedagogiche, educative, sociali e culturali

LA LETTERATURA PER L’INFANZIA Funzioni pedagogiche, educative, sociali e culturali

La letteratura per l’infanzia rappresenta un campo di studio composito e polisemico, situato all’incrocio tra letteratura, pedagogia, storia della cultura e psicologia evolutiva. Spesso considerata un genere “minore” o ancillare rispetto alla grande narrativa per adulti, essa ha invece contribuito in maniera decisiva alla costruzione dell’immaginario collettivo, dei modelli di comportamento e delle rappresentazioni simboliche dell’infanzia in Occidente. Questo saggio intende esplorare, in un’ottica storico-critica e teorica, l’evoluzione dei generi letterari dell’infanzia, le sue funzioni educative e pedagogiche, e il suo impatto sociale e culturale.

La nascita della letteratura per l’infanzia: tra oralità e scrittura.

La letteratura per bambini affonda le sue radici in un’antica tradizione orale, fatta di fiabe, filastrocche, proverbi, ninne nanne e racconti tramandati di generazione in generazione. Come nota Jack Zipes, uno dei maggiori studiosi del folklore e della fiaba, “le fiabe popolari non erano originariamente rivolte solo ai bambini, ma piuttosto a comunità intere, come strumenti di trasmissione culturale e di interpretazione del mondo” (Breaking the Magic Spell, 1979). Il passaggio dalla dimensione orale a quella scritta segna l’inizio della letteratura per l’infanzia come genere autonomo.

Già nel XVII secolo, con l’affermarsi dell’editoria e della stampa, cominciano a circolare i primi libri destinati all’infanzia. Un’opera fondativa è Orbis sensualium pictus (1658) di Jan Amos Comenius, un manuale illustrato per l’apprendimento del latino, che coniuga parole e immagini in chiave didattica. Ma è nel XVIII secolo che, grazie all’Illuminismo, si afferma un’idea di infanzia come fase autonoma dell’esistenza, meritevole di un’educazione mirata, e con essa nasce una vera e propria letteratura infantile.

Generi letterari e forme della letteratura per l’infanzia.

La fiaba è il genere fondativo della letteratura per l’infanzia, grazie alla sua capacità di coniugare l’immaginario simbolico con l’insegnamento morale. I fratelli Grimm, con la raccolta Kinder- und Hausmärchen (1812), aprono la strada alla fiaba d’autore, rielaborando i racconti popolari in una forma più sistematica. Charles Perrault (1697), con le sue Histoires ou contes du temps passé, aveva già codificato una serie di topoi fiabeschi (la matrigna, il bosco, la metamorfosi) che avrebbero avuto lunga fortuna.

Nel Settecento e Ottocento si sviluppa il genere moralistico e didattico, con autori come Sarah Fielding, Maria Edgeworth e Thomas Day, che utilizzano la narrazione come strumento pedagogico. In Italia, la tradizione è ben rappresentata da Silvio Pellico e Luigi Capuana, ma il capolavoro resta Le avventure di Pinocchio (1883) di Carlo Collodi, una parabola pedagogica e simbolica al tempo stesso, capace di coniugare realismo, umorismo e trascendenza.

Nel XIX secolo, accanto alla fiaba e al racconto morale, emerge la narrativa d’avventura (Defoe, Stevenson, Verne) e il romanzo di formazione (Dickens, Alcott), in cui il giovane protagonista affronta ostacoli e prove che lo conducono alla maturazione. La letteratura fantastica – da Alice nel Paese delle Meraviglie (1865) di Lewis Carroll fino a Il Mago di Oz (1900) di Baum – introduce dimensioni oniriche, paradossali, linguisticamente innovative, anticipando sperimentazioni novecentesche.

La poesia per l’infanzia, spesso trascurata, svolge una funzione essenziale nello sviluppo fonologico, ritmico e simbolico del bambino. Le filastrocche di Gianni Rodari (Il libro degli errori, Filastrocche in cielo e in terra) rappresentano un apice della poesia ludica e pedagogica, fondata sull’invenzione linguistica e sulla valorizzazione dell’errore come occasione di crescita creativa.

 

Funzioni educative e pedagogiche.

L’infanzia, come ha dimostrato Philippe Ariès in L’enfant et la vie familiale sous l’Ancien Régime (1960), non è una categoria naturale ma storicamente costruita. La letteratura per l’infanzia partecipa attivamente a questa costruzione, proponendo modelli comportamentali, identità di genere, ruoli sociali. La funzione educativa della narrativa infantile non va intesa in senso riduttivo o moralistico, ma come forma di mediazione tra il bambino e il mondo.

Secondo Bruno Bettelheim, ne Il mondo incantato (1976), la fiaba non insegna soltanto una morale esplicita, ma consente al bambino di elaborare ansie inconsce, attraverso immagini simboliche che parlano al linguaggio dell’inconscio. L’identificazione con l’eroe, le prove iniziatiche, la ricomposizione dell’ordine familiare offrono al bambino un percorso psichico di maturazione.

Gianni Rodari, nel suo Grammatica della fantasia (1973), rivoluziona il concetto di educazione narrativa: “Tutti gli usi della parola a tutti. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.” La fantasia diventa così uno strumento di emancipazione, di democratizzazione dell’immaginario, e la letteratura per l’infanzia si configura come luogo di resistenza all’omologazione culturale.

Funzioni sociali e culturali.

La letteratura infantile agisce nella formazione dell’identità personale e collettiva. Attraverso i personaggi, i ruoli e le trame, il bambino impara a riconoscersi e a riconoscere l’altro. Le storie possono facilitare l’inclusione, la comprensione delle diversità, la riflessione sulle disuguaglianze. Autori contemporanei come Jacqueline Woodson o Tomi Ungerer hanno messo al centro tematiche di razza, disabilità, emarginazione.

Contrariamente al luogo comune secondo cui la letteratura per l’infanzia debba evitare i temi “difficili”, molti testi affrontano la morte, il dolore, la separazione. Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepúlveda o Cuore di ciccia di Susanna Tamaro sono esempi di narrazioni che offrono al bambino strumenti simbolici per affrontare le esperienze traumatiche.

Nel XXI secolo, la letteratura per bambini ha assunto anche un ruolo di sensibilizzazione ecologica e civile. Libri come Greta and the Giants (Zoë Tucker), Il pianeta lo salvo io! (Editoriale Scienza) o La grande fabbrica delle parole (Agnès de Lestrade) sviluppano una coscienza ecologica e linguistica sin dalla prima infanzia, insegnando il valore della parola, della natura, della responsabilità.

La letteratura per l’infanzia come forma di resistenza poetica.

La letteratura per l’infanzia non è un genere minore, ma un territorio di sperimentazione simbolica, educativa e sociale di straordinaria ricchezza. Essa insegna a pensare per immagini, a immaginare mondi diversi, a costruire relazioni con il linguaggio e con gli altri. In un mondo dominato dalla comunicazione immediata e visiva, la letteratura per bambini rappresenta una forma di resistenza poetica e di educazione alla lentezza, all’empatia, alla complessità.

Come scriveva Italo Calvino in Perché leggere i classici, “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”. Questo vale, a maggior ragione, per i grandi classici dell’infanzia, che continuano a parlare ai bambini – e agli adulti – con la voce antica e sempre nuova del desiderio, della paura, della speranza.

La letteratura per l’infanzia nel mondo contemporaneo.

Nel contesto contemporaneo, la letteratura per l’infanzia si confronta con le grandi trasformazioni della società: pluralizzazione culturale, nuove configurazioni familiari, migrazioni, globalizzazione. In questo scenario, il libro per bambini diventa uno spazio potenzialmente rivoluzionario, in cui si rielaborano i codici culturali dominanti e si possono introdurre prospettive inclusive e plurali.

Tra stereotipi e rinnovamento.

Tradizionalmente, la letteratura per bambini ha veicolato una concezione stereotipata del genere: maschi attivi, coraggiosi, avventurosi; femmine dolci, passive, in attesa di essere salvate. I classici fiabeschi (es. Cenerentola, Biancaneve, La bella addormentata) ripropongono con coerenza questi schemi, funzionali a un ordine patriarcale e gerarchico della società.

A partire dagli anni ’70, in concomitanza con la seconda ondata femminista, si è assistito a un progressivo lavoro di decostruzione degli stereotipi di genere. Testi come La principessa salva il principe di Roberto Piumini o La principessa e il drago di Audrey Wood rovesciano gli archetipi fiabeschi, presentando bambine protagoniste attive, capaci di scegliere il proprio destino.

Molti autori contemporanei (tra cui Francesca Cavallo e Elena Favilli con Storie della buonanotte per bambine ribelli) hanno contribuito a costruire un immaginario alternativo, introducendo figure storiche femminili reali, provenienti da diverse epoche e culture, come modelli d’identificazione.

Multiculturalismo, migrazione e pluralità culturale.

La presenza sempre più diffusa di bambini con background migratori nelle scuole europee e nordamericane ha portato l’editoria per l’infanzia a interrogarsi sulla rappresentazione della diversità culturale.

Autori come Atinuke (Nigeria/UK), Grace Lin (Cina/USA), Yuyi Morales (Messico/USA) o Shaun Tan (Australia) hanno prodotto opere profondamente radicate nella propria cultura d’origine, che offrono al lettore infantile visioni del mondo alternative a quella occidentale dominante. Il celebre The Arrival di Shaun Tan, ad esempio, è una potente narrazione visiva sull’emigrazione e la spaesatezza culturale, senza parole, ma di grande impatto emotivo.

Questi testi forniscono ai bambini strumenti per riconoscere e comprendere la differenza culturale non come minaccia, ma come ricchezza dialogica, aprendo la via a un’educazione interculturale autentica.

Il concetto di intersezionalità, introdotto da Kimberlé Crenshaw, si rivela essenziale per comprendere come le diverse dimensioni dell’identità (genere, etnia, classe, disabilità,) si intreccino nella costruzione della soggettività infantile e, di conseguenza, nella sua rappresentazione letteraria.

Libri come Sulwe di Lupita Nyong’o (che affronta il colorismo e l’autostima) o Come un albero di Shel Silverstein (che può essere letto anche come riflessione sul dono e sulla fragilità dell’ecologia umana), costituiscono esempi di narrazioni che, pur con delicatezza, non rinunciano a problematizzare le strutture di potere e i processi di esclusione.

Educare alla diversità: verso una letteratura per l’infanzia inclusiva.

L’obiettivo della letteratura per l’infanzia nel XXI secolo, secondo le prospettive critiche più avanzate (Nodelman, Bradford, Sipe, O’Sullivan), dovrebbe essere duplice:

  1. Educare alla complessità del mondo, rompendo gli schemi omologanti e riconoscendo la molteplicità delle identità;
  2. Restituire dignità narrativa a chi ne è stato escluso, offrendo una pluralità di punti di vista, linguaggi, forme e storie.

Come afferma Rudine Sims Bishop, i libri per bambini possono essere specchi, finestre e porte scorrevoli: specchi in cui riconoscersi, finestre da cui osservare altre vite, e porte che invitano a entrare e comprendere l’altro. In un tempo in cui i muri culturali e ideologici tornano ad alzarsi, la letteratura per l’infanzia può diventare un formidabile antidoto alla paura dell’altro e all’intolleranza.

AGIRE SOCIALE NEWS

Fondazione Pina Alessio Onlus
C.F. 91022110802 - P.Iva 02819850807

SEDE LEGALE
Via Belvedere, 24
89013 Gioia Tauro (RC)

SEDE SECONDARIA
Via Rea Silvia, 43
00042 Anzio (RM)

Iscrizione al registro Stampa del Tribunale di Palmi n. 2 del 31/10/2013

© 2026 Fondazione Pina Alessio Onlus