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VOCI IN TRANSITO: POESIA, MEMORIA E RESISTENZA NELLA LETTERATURA VENEZUELANA

Vorrei iniziare dicendo che parlare oggi di letteratura venezuelana implica parlare di una letteratura attraversata dallo spostamento, dalla memoria e dalla resistenza poetica. Non si può affermare che si tratti di una letteratura omogenea o chiusa in se stessa; è piuttosto un territorio plurale, frammentato, in dialogo permanente con altre lingue, altre geografie e altre tradizioni.

La letteratura venezuelana — in particolare la poesia — è stata storicamente una letteratura del pensiero. Una letteratura che non si accontenta di dire, una voce che interroga se stessa: il linguaggio, il corpo, la storia, l’identità. Dalle avanguardie alle scritture contemporanee, si riscontra una costante: la necessità di pensare l’esperienza attraverso il linguaggio, anche — o soprattutto — in contesti di crisi.

Negli ultimi decenni, questa tradizione è stata profondamente trasformata dall’esilio, dalla migrazione e dalla precarietà generate da una situazione complessa, che ha colpito anche coloro che non hanno avuto la possibilità di lasciare il Paese. Molti scrittori e scrittrici venezuelani oggi scrivono da altri luoghi del mondo, in altre lingue, all’interno di altri sistemi culturali. Questo, lungi dall’impoverire o ridurre la letteratura, ha dato origine a scritture ibride, dislocate, che non rispondono più a un’idea fissa di nazione, bensì a un’esperienza del mondo in transito. Ars poetiche che, contro ogni previsione, si sono arricchite e potenziate. Ciò che è stato sofferenza per il corpo e per la mente ha prodotto un’espressione creativa di inestimabile valore, già oggi degna di studi e analisi critiche capaci di restituire il sentire di un’epoca.

Il lavoro che svolgo come scrittrice, editrice e traduttrice nasce precisamente da questa consapevolezza dell’alterità. Scrivo poesia, ma anche saggio critico e recensioni; traduco, edito, creo audiovisivi, organizzo incontri, premi di poesia, dialoghi. Per me la letteratura è anche cura della memoria, costruzione di ponti, messa in relazione delle voci.

Attraverso LP5 Editora ho lavorato intensamente al recupero, all’edizione critica e alla diffusione di autori e autrici venezuelani, in particolare di scrittrici che per lungo tempo sono state lette in modo frammentario o marginale. Uno degli assi centrali del mio lavoro è stato l’opera di Ida Gramcko (1924–1994), una delle grandi pensatrici e poetesse venezuelane del XX secolo, la cui scrittura dialoga con la filosofia, la psicoanalisi, il mito, l’arte e la storia. Pochi sanno che fu una delle prime donne giornaliste del Paese. Curarne l’opera completa è stato per me un modo di riscrivere la genealogia della nostra letteratura.

Mi interessa però profondamente anche la poesia venezuelana contemporanea, scritta sia all’interno che all’esterno del Paese. Ho lavorato con poeti e poetesse di diverse generazioni, con scritture molto eterogenee, molte delle quali attraversate dall’esperienza migratoria, dalla neurodiversità, dal corpo come archivio della storia. In questo senso, penso la letteratura venezuelana attuale come una letteratura relazionale, nel senso attribuito da Édouard Glissant: una letteratura che si costruisce nell’incontro, nella traduzione, nell’opacità, nella differenza.

La mia stessa scrittura poetica si colloca in questo crocevia. Scrivo a partire dall’esperienza dello spostamento, da un ascolto attento del corpo, del desiderio, del tempo. Mi interessa una poesia che non si aggrappi alle idee, che pensi a partire dall’impermanenza, che dialoghi con altre tradizioni e ambiti del sapere — la poesia latino-americana, la poesia brasiliana, la letteratura africana contemporanea, la filosofia orientale, le neuroscienze, il pensiero critico contemporaneo — senza perdere la propria singolarità.

Per concludere, vorrei dire che pensare la letteratura a partire dal Venezuela, dall’emisfero sud del continente, significa anche pensare da una posizione etica. Significa resistere all’omologazione, alla crudeltà del sistema economico e politico, al mercato come unica misura di valore. Significa sostenere la scrittura come spazio di pensiero, di cura e di trasformazione.

Scrivere, editare, tradurre e diffondere oggi la letteratura venezuelana è un modo di continuare a interrogarci su chi siamo, su come abitiamo il mondo e su quale linguaggio ci è necessario per dirlo.

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