



La tragedia di Giuseppe Musolino appartiene alla storiografia calabrese.
Egli è conosciuto per avere applicato la ‘ legge del taglione’ contro i traditori e gli infami che, pur essendo consapevoli della sua innocenza, hanno fatto sì che venisse condannato al carcere a vita.
L’ esistenza di Giuseppe Musolino è ricca di episodi da cui traspare la stima e il rispetto verso le forze di polizia e soprattutto verso gli umili e gli indifesi verso i quali mantenne sempre un atteggiamento di protezione rischiando pure la vita per far sì che non fossero oggetto di ingiustizie e prepotenze.
Il dramma di Musolino commosse la Calabria intera.
I giornali del l’ epoca riportarono la sua storia mettendo in luce la sua nobiltà d’ animo ed un profondo rispetto verso i deboli, la gente del popolo e le forze di polizia.
Egli nacque il 24 Settembre 1876 a Santo Stefano d’ Aspromonte dove trascorse la sua infanzia in maniera spensierata insieme ai suoi coetanei.Terminò con profitto le scuole elementari dove si distinse per la sua passione nelle materie letterarie, la storia e le poesie.A dodici anni componeva versi poetici dedicandoli alla natura e alla sua adorata mamma, Mariangela Filastò.
Dopo le elementari il padre lo mandò presso il falegname del paese ad apprendere l’ arte della falegnameria.
Rimasto presto orfano di madre, si trovò a fare da guida alle sue tre sorelle e al fratello più piccolo.Il padre era proprietario dell’ unica osteria di Santo Stefano e la sera rientrava a casa che era passata la mezzanotte.
Giuseppe decise allora di cercare un lavoro più remunerativo e così venne assunto in ferrovia a Reggio Calabria con il compito di magazziniere.
Un giorno però giunsero cattive notizie.
La zia Carmela aveva ricevuto minacce e richieste di denaro da alcuni malviventi.
Giuseppe rientrò al paese e lasciò il lavoro.
Da allora, insieme a un suo cugino iniziò a vigilare nascosto nei pressi della casa della zia dove una notte notarono delle ombre.
Raggiunsero il cortile e armati di bastoni, assalirono i tre loschi figuri intenti a scassinare la porta della casa della zia Carmela.I malviventi fuggirono a gambe levate. Il giorno dopo non si parlava d’ altro.Giuseppe Musolino si erse così a difensore dei deboli, alimentando l’ astio di quei pochi elementi negativi della popolazione di Santo Stefano.Quella sera seduto al tavolo dell’osteria di suo padre si trovò addosso lo sguardo astioso di Vincenzo Zoccali.Fu per causa sua che iniziò la sua tragedia umana.
Qualche settimana prima Zoccali gli aveva proposto di fare parte della sua associazione malavitosa, ma rifiutando, lo aveva offeso.
Volendo evitare alterchi fuori dal l’ osteria del padre, invitò Vincenzo e i suoi cinque uomini a seguirlo sulla collina “Tre croci”.
Nino Filastò, cugino di Giuseppe assistette alla scena.
Giunti in cima alla collina, Vincenzo Zoccali, aggredì Peppino che riuscì a sottrarsi alla morsa del
l’ avversario.Gli uomini però sono armati di coltelli e la lotta è impari e violenta e mentre pensa che per lui sia arrivata la fine, si lancia a testa bassa contro Vincenzo Zoccali, colpendolo con una testata in pieno volto.
Ad un tratto echeggia un colpo di pistola ed è Nino Filastò che dopo aver esploso il primo colpo in aria, punta l’ arma contro i malandrini che si danno alla fuga, ma uno di loro prima di scappare prende il berretto di Giuseppe senza che questi se ne accorga.
Il risultato del l’ aggressione subita sono ventitre coltellate.Dopo le cure prestate dal medico, le braccia e le mani bendate, Peppino viene accompagnato nel vicino borgo di Sant’ Alessio dove è ospite della zia Concetta.
Vincenzo Zoccali intanto però trama nel l’ ombra.La sua carta vincente è il berretto che Peppino ha perso durante la colluttazione.
Così escogita un piano per togliere di torno Giuseppe Musolino.
All’alba del 19 Dicembre il borgo di Santo Stefano viene svegliato da due colpi di fucile.Subito dopo si sente urlare Vincenzo Zoccali: “Musolino spara!Spara ancora!Non mi hai colpito ed io sono ancora vivo!”
La gente del paese si accalca verso il punto da dove provengono gli spari.Zoccali tiene in mano il berretto di Musolino e intima un giovane di chiamare i carabinieri, ma il brigadiere non crede alla versione di Zoccali e capisce subito che si tratta di un finto attentato per incastrarlo.Suo malgrado deve seguire le procedure, così i carabinieri si recano a Sant’ Alessio dove Giuseppe trascorre la convalescenza.
Musolino è disteso sul letto con le braccia e le mani avvolte dalle bende.I carabinieri convinti di arrestare un feroce criminale lo ammanettano mani e piedi e lo portano fuori a spintoni senza dargli la possibilità di replicare.
La povera zia tenta di spiegare le condizioni di salute precarie del nipote.Peppino viene portato via scalzo e incatenato come se fosse il più pericoloso dei criminali sotto lo sguardo compiaciuto dei presenti.
Per dimostrare la sua innocenza occorre l’ intervento di un principe del Foro e così la sua difesa viene affidata all’ onorevole Biagio Campagna.Questi non lo aiutò affatto nonostante possedesse il referto medico che attestava che a causa delle numerose ferite agli arti superiori, Musolino non era in grado di imbracciare un fucile.
L’ unica certezza per Peppino fu il carcere, una punizione che trasformò un giovane perbene nel fuorilegge più famoso d’ Italia.
Venne condannato a 21 anni senza aver commesso alcun crimine.Dal carcere di Reggio Calabria fu poi trasferito a quello di Gerace da dove sarebbe evaso poco tempo dopo.
L’ Aspromonte diventa terreno di caccia all’ evaso.
Tutta la famiglia si stringe nel vano tentativo di dissuaderlo da propositi di vendetta.Il padre gli consiglia di partire per l’ America dove avrebbe potuto condurre una vita tranquilla, ma Peppino non era così codardo da scappare e dichiara guerra ai suoi nemici ed è deciso di lavare con il sangue le ingiustizie subìte.La sua vendetta si scaglia contro tutti i protagonisti del processo che lo ha condannato senza nessuna colpa.
Siamo agli inizi del XX secolo, c’ è molta povertà in Calabria e la taglia elargita per la cattura o l’ eliminazione di Musolino fa gola a molti.
Dopo l’ evasione, Peppino si rende conto di quanto sia dura la vita da ricercato. L’ Aspromonte è coperto di neve ed egli non è abituato ai rigori dell’ inverno in montagna.Il carcere inoltre ha contribuito a debilitarlo fisicamente.
Durante la latitanza la sorella Ippolita e Angela, la donna da lui amata, lo vanno a trovare portandogli da mangiare e da bere.Il giovane si sposta continuamente ricorrendo a travestimenti insospettabili per evitare la cattura.Per anni polizia, carabinieri, soldati e cacciatori di taglie hanno la sensazione di seguire un fantasma.Dopo i diversi fatti di sangue di cui si è macchiato il Musolino,il Delegato Wenzel per volere del Ministro Giolitti venne trasferito in Aspromonte per catturarlo.Così Wenzel fa terra bruciata intorno a Musolino.A Santo Stefano vengono effettuati arresti in massa ma la gente d’ Aspromonte è convinta dell’ innocenza di Musolino e gli dedica canzoni.
Quando il delegato Vincenzo Mangione viene inviato a Reggio Calabria per collaborare con Wenzel si rende subito conto che Musolino è stato vittima di un complotto orchestrato dai fratelli Zoccali.Anche il dottore Romeo che aveva prestato le prime cure a Musolino dopo l’ agguato alle “Tre croci” sostenne che questi con le ferite riportate alle braccia e alle gambe non avrebbe potuto imbracciare il fucile.
È la sorella Ippolita ad aiutarlo nei suoi diversi rifugi ed è lei a fargli pervenire oltre che le medicine per la bronchite di cui soffre il fratello, cibo, biancheria e munizioni.
Ippolita ha solo 19 anni e vestita con abiti da uomo raggiunge il fratello senza farsi notare con il sole e con la pioggia, di giorno e di notte.
Ma il numero di cacciatori di taglie cresce con l’ aumentare della somma che lo Stato offre per la sua cattura.
Il giorno di Sant’ Antonio Peppino aspetta la sorella ed Angela, la donna di cui si è innamorato e che Ippolita spesso porta con sé dal fratello, ma stavolta all’ appuntamento è da sola.Angela ha lasciato il paese coi suoi genitori diretta forse a Milano o in America poiché vivevano terrorizzati e sotto pressione dei Carabinieri.
Peppino riflette sulla vita che conduceva, pensa ai nobili progetti che aveva, all’ amore, all’ amicizia,al rispetto della vita altrui, alla fede in Dio.
Queste riflessioni lo tormentano e si chiede perché quegli uomini lo hanno spinto su questa strada lastricata di odio e sangue.
Passano i mesi ed Ippolita un giorno comunica al fratello una notizia importante.
Angela ha avuto un figlio di Peppino e questi ora piange lacrime di disperazione perché sa che non potrà mai vederlo.
Dal 1899 al 1901 vengono estromessi diversi funzionari di polizia per incapacità nel dargli la caccia.È inammissibile, secondo alcuni deputati che un ventenne possa farsi beffe di uno spiegamento di forze militari così imponente.Per la gente del popolo Musolino è diventato una leggenda vivente poiché si tratta di un innocente vittima di una macchinazione e che nella disperazione trova il coraggio e si erge a giudice dei suoi carnefici.Il Ministro Giolitti vuole chiudere in fretta questo caso.
Vengono perlustrate città, villaggi e montagne, viene fatta terra bruciata per isolare il ” fuorilegge”.
Vengono impiegati uomini e mezzi e applicato persino il coprifuoco nel paese del ricercato ma il risultato è sempre vano.
La partigianeria verso Musolino non ha barriere sociali e comprende i ceti più umili e la nobiltà calabrese.Su questo pesa il forte sistema repressivo messo in atto dal Governo.Le perquisizioni, anche notturne, nelle case dei pastori e dei contadini, le confische dei raccolti,le frequenti interruzioni dei lavori nei campi, non fanno altro che aumentare il malcontento popolare e la stima verso il ricercato.Per la famiglia Musolino la vita è diventata un inferno, giorno e notte le forze
dell’ ordine fanno irruzione in casa rovistando tutto.La repressione raggiunge il culmine quando circa cento abitanti di Santo Stefano subiscono la stessa sorte della famiglia Musolino.È un assedio in piena regola, nessuno può uscire senza permesso.La questione Musolino viene più volte dibattuta in Parlamento.Il reggino Giuseppe De Nava mette in risalto alla Camera dei Deputati l’ errore nella tecnica repressiva adottata per catturare il latitante.Il Ministro degli Interni Giolitti accetta la tesi del De Nava secondo il quale Musolino è un ribelle onesto, una sorta di brigante galantuomo, un giudice dei torti subìti che non ha nulla che spartire con la ‘ndrangheta e le altre consorterie delinquenziali.I giornali di mezzo mondo si interessano di lui e la stampa inglese lo considera il Robin Hood italiano.
Nel frattempo il sindaco di Santo Stefano Aurelio Romeo cerca di convincere Ippolita, che una volta avviate le trattative col Governo, la resa con onore salverà la vita di suo fratello.Se Peppino deporrà le armi avrà salva la vita e un equo processo.Si terrà conto del primo errore giudiziario, un equivoco della giustizia che ha trasformato un giovane onesto in un assassino.Tutto lascia presagire che Peppino avrà un adeguato processo e che i giudici saranno clementi con lui, ma le cose non vanno come devono andare.Peppino decide di fuggire al Nord e con documenti falsi raggiunge Pesaro dove trova lavora come taglialegna ma il destino lo perseguita.Una banda di briganti, approfittando della mancanza della servitù durante la notte assale la villa di un marchese.I carabinieri accorsi sul postosi scontrano con i malviventi in fuga.Dopo uno scambio di fucilate, a terra rimane il corpo senza vita del carabiniere Luigi Viviani.Scatta così la caccia all’ uomo.Peppino, all’ oscuro dei fatti accaduti, il giorno dopo si reca al cantiere dove lavora.Essendosi accorto di una pattuglia di militi e pensando di essere stato riconosciuto non si ferma all’ alt.Il comportamento di Musolino allarma i carabinieri che credono di trovarsi di fronte all’ assassino del loro collega.Lo inseguono e lui inciampa in un groviglio di filo spinato, piantato per delimitare una piccola proprietà privata.Appena si ha la certezza dell’ arresto del ricercato più famoso d’ Italia, da Roma partono dispacci indirizzati a tutti i comandi affinché cessino le ricerche.Da quel giorno Musolino diventa un prigioniero speciale e sarà sorvegliato giorno e notte.Dimostrazioni di simpatia avvengono in tutta la penisola.Musolino è diventato un mito.Adesso si pone il problema di come tradurre Musolino in Calabria senza correre rischi.Una carrozza blindata entra in caserma per prelevarlo ed egli rifiuta di indossare la divisa da carcerato.Fra manifestazioni popolari, cariche di polizia e soste forzate, il treno arriva a Catanzaro dove scortato da numerosi soldati, Musolino varca il carcere di San Giovanni dove sarà sorvegliato giorno e notte.
Dimostrazioni di simpatia si segnalano in tutta la penisola.Musolino è diventato un mito.
Perfino dalla Russia arrivano giornalisti e fotografi.In tutta la penisola si registrano dimostrazioni di massa o personali a favore di Musolino che viene trasferito al carcere di Porto Longone.
Ne segue un processo , la condanna è durissima: carcere a vita, aggravato da dieci anni di cella di isolamento.Passa il tempo ed arriva l’ unica concessione del direttore della prigione: i libri!Musolino può consultare trattati di fisica, storia, geografia e numerosi romanzi.Scrive anche poesie che vende a un editore toscano.Il regime carcerario è molto duro e Musolino alterna periodi di dissociazione mentale a cui seguono pause abbastanza lunghe di lucidità di pensiero.Nel novembre del 1914, il carcere venne ispezionato da un funzionario governativo e il vecchio direttore fu trasferito ad altro incarico ed è così che si avverte un’ aria di umanità fra le mura del carcere.Gli anni passano e Musolino riceve le visite di capi di Stato, personaggi illustri della politica, della cultura, dello spettacolo lo vanno a trovare. Distribuisce ai bisognosi i doni che arrivano dai suoi estimatori sparsi in Europa e negli Stati Uniti.
Giuseppe Musolino ritorna ad essere un uomo libero il 14 Luglio 1947 quando il Ministro di Grazia e Giustizia, gli concede la grazia.
Giuseppe Musolino lascia Porto Longone e a Santo Stefano fervono i preparativi per accoglierlo.
Purtroppo le sue condizioni di salute non sono buone e i medici insistono affinché si curi in ospedale da uomo libero.
Così quasi ogni giorno lascia la clinica per recarsi a Piazza Italia, dove lo attendono gli amici.
Giuseppe Musolino morì il 22 gennaio 1956 a causa di un collasso cardiaco.La Calabria e il mondo intero piansero la sua morte e ai suoi funerali partecipò tutto il popolo reggino.Per intere
settimane giornali, radio e televisioni non fecero altro che parlare dell’ uomo che per tutta la vita aveva combattuto lo strapotere dell’ ingiustizia.Le sue spoglie mortali riposano oggi nella cappella di famiglia a Santo Stefano d’ Aspromonte.
Ringrazio Pietro Romeo per le interessanti informazioni che ho attinto dal suo libro’ Giuseppe Musolino il Giustiziere d’ Aspromonte’ edito da Laruffa Editore


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