ERES MI GALLO
- Un Mondo a colori




Se pensate che le moderne tendenze di bellezza siano estreme tra botox, filler e diete improbabili, mettetevi comodi. Per quanto i nostri standard attuali possano sembrare a tratti bizzarri, nulla regge il confronto con l’epoca vittoriana (1837-1901).
Un periodo dominato da un rigore morale asfissiante, dove la bellezza non era solo un fatto estetico, ma un dovere morale che spesso portava dritto alla tomba.
In un’epoca ossessionata dalla morte, nacque un canone estetico paradossalmente legato alla malattia. Tra il 1780 e il 1850, la tubercolosi (allora chiamata “consunzione”) raggiunse livelli epidemici. Tuttavia, invece di suscitare solo terrore, venne estetizzata creando un modello opposto a quello vigente della “Rosa inglese” che celebrava una bellezza sana, radiosa e naturale, simbolo di purezza e virtù morale. La nuova “Consumptive chic” invece voleva donne che sembrassero malate di tubercolosi: pallide, magre, con gli occhi lucidi e le guance arrossate dalla febbricola.
Le donne in salute facevano di tutto per emulare questo aspetto da moribonde. Si utilizzavano corsetti strettissimi per esasperare la fragilità della figura e si schiariva la pelle fino a renderla diafana.
Per la “vera signora” vittoriana, il trucco vistoso era fuori discussione, prerogativa di attrici e prostitute. La parola d’ordine era “naturalezza”, ma per ottenerla si faceva ricorso a sostanze che oggi vedremmo bene in un laboratorio di tossicologia.
L’Arsenico come Snack: Per ottenere una pelle bianca e trasparente, si mangiavano i “wafer del Dr. Rose”, piccole cialde di gesso ripiene di arsenico. Le donne sapevano che fosse un veleno per topi, ma lo consideravano una “vitamina di bellezza”. Il risultato? Dipendenza, danni al sistema nervoso e, in caso di sospensione, un rapido deterioramento fisico.
Smalti al Piombo: Le donne che optavano per un trucco più pesante (le cosiddette “painted ladies”) coprivano viso e braccia con vernici al piombo. Questo metallo corrosivo distruggeva la pelle, obbligandole a metterne sempre di più per coprire i danni, in un circolo vizioso che portava spesso alla paralisi dei nervi.
La vita sottile era d’obbligo, soprattutto se seguivi la consumptive chic e per controllare il peso si usavano metodi degni di un film horror. Le pubblicità e i ciarlatani del tempo promettevano risultati miracolosi grazie a pillole contenenti uova di tenia (il verme solitario). L’idea venduta alle donne era semplice: il parassita sarebbe cresciuto nello stomaco divorando il cibo al posto loro. Si diceva che per rimuoverlo bastasse sedersi davanti a una ciotola di latte caldo con la bocca aperta, sperando che il verme decidesse di uscire da solo (con il rischio concreto di soffocamento).
La routine notturna non era da meno. Nel 1875 fu brevettata la “Madame Rowley’s Toilet Mask”, una maschera di gomma indiana da tenere tutta la notte per indurre la sudorazione e “purificare” i pori. Chi non poteva permettersela ricorreva a rimedi casalinghi: fette di carne cruda appoggiate sul viso o albumi d’uovo bolliti in acqua di rose.
L’epoca vittoriana ci insegna che il confine tra vanità e martirio è estremamente sottile, ma soprattutto che la bellezza era una forma di capitale sociale imprescindibile. In una società dove la tossicità era ovunque — dalle carte da parati cariche di arsenico all’oppio nei farmaci per neonati — l’avvelenamento per fini estetici non era follia, ma un rischio calcolato. In un mondo in cui la rispettabilità e un buon matrimonio erano le uniche garanzie di sopravvivenza per una donna, apparire “pure” e “di classe” valeva bene qualche milligrammo di piombo o una pupilla dilatata a forza di veleno.
Oggi, guardando indietro, possiamo sorridere delle maschere di gomma e dei wafer all’arsenico con un senso di superiorità. Eppure, resta una domanda: tra cento anni, cosa diranno dei nostri attuali rituali? Forse le tossine botuliniche, i filler permanenti e i filtri digitali che distorcono la nostra percezione non sembreranno meno “pazzi” ai posteri del 2126. In fondo, cambiano le sostanze, ma l’ossessione di conformarsi a un canone — a qualunque costo — dimostra che non siamo poi così diversi dai nostri antenati vittoriani.
RICETTE CASALINGHE DELLA MORTE
La ricetta per l’alito “fresco”
Sorrisi Radiosi e Corrosivi
Secondo le rubriche di bellezza dell’epoca, come quelle di Mrs. Powers, per un alito impeccabile e denti sani non serviva lo spazzolino (ancora poco diffuso), ma un bel bicchiere d’acqua con un cucchiaino di ammoniaca.
E se i denti stavano già marcendo, si passava alle maniere forti: un risciacquo a base di brandy, mirra e spirito di canfora. Attenzione però: ingerire lo spirito di canfora poteva essere l’ultima cosa fatta in giornata!
Depilazione… Chimica
Addio peli superflui (e forse anche alla pelle)
Per schiarire le braccia e rimuovere i peli, la ricetta “fai-da-te” prevedeva l’uso del cloruro di calcio (quello usato per sbiancare il cotone industriale).
L’avvertenza dell’epoca: La stessa Powers consigliava di farlo vicino a una finestra aperta perché il composto era così potente da poter letteralmente “consumare la pelle” se lasciato agire troppo a lungo. Se cercate un metodo meno aggressivo, c’erano sempre le ceneri di legno…
Uno Sguardo “Accecante”
Collirio alla Belladonna
Per ottenere pupille dilatate e languide (effetto innamoramento/tubercolosi), le vittoriane spremevano negli occhi gocce di succo di limone o, per un effetto duraturo, di Belladonna.
Effetti collaterali: Oltre a sembrare fatalmente affascinanti, si rischiava la cecità permanente. Ma ehi, la Regina Vittoria stessa lo usava per le sue cataratte, quindi chi siamo noi per giudicare?
Viviana è divulgatrice storica e autrice del canale YouTube Vivi Everyday, dove va a caccia delle curiosità più assurde del passato. Attraverso storie di costume, bellezza e vita quotidiana, trasforma archivi e fonti storiche in racconti vivaci, ironici e taglienti.
Il suo obiettivo? Dimostrare che la Storia non è fatta solo di grandi battaglie, ma anche di mode folli, credenze bizzarre e contraddizioni sorprendenti che rendono il passato molto più pazzo di quanto i libri di scuola ci abbiano mai raccontato.


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