Riflessi e colori
- Un Mondo a colori




Quando si parla del “Che”, Ernesto Guevara, il pensiero corre quasi inevitabilmente al guerrigliero, al medico, al comandante. Eppure, questa immagine, pur fondamentale, rischia di oscurare un’altra dimensione della sua personalità: quella dello scrittore e del poeta. La parola, per Guevara, non fu mai un semplice ornamento della vita, ma uno strumento di conoscenza e di testimonianza, capace di accompagnare la sua azione senza esserne subordinata.
Catturato dai militari boliviani e assassinato con brutalità, è rigermogliato in tutta la sua figura complessa e irripetibile: vasta e colma di amore per la sua terra e per tutti i popoli oppressi, ovunque fossero. I suoi scritti e i canti in suo onore colorarono, e colorano tuttora, anche l’Europa. Il personaggio argentino è conosciuto come il “Che”, una parola squisitamente colloquiale del linguaggio porteño: un’interiezione intraducibile che, a seconda del contesto, equivale a “Ehi”, “Amico” o “Fratello”, usata per richiamare l’attenzione dell’interlocutore e adattabile a ogni nome. Ciò vuol dire che il “Che” era amato e considerato sempre in stretto sentire. Lo poeta e storico Rafael Alberti scriveva che lui era un’irripetibile mente poliedrica e attenta anche all’Arte; pur tra mille difficoltà, componeva versi e prosa che custodiva, assieme ad altri appunti, nel suo inseparabile zaino. Non si trattava di momenti di svago, quanto di vero e proprio studio. Infatti, il “Che” affermava di scrivere nei momenti di tregua, leggendo filosofi come Marx ed Engels per rintracciare le coordinate del riscatto dei derelitti, degli umili e di tutti gli offesi dalla prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Per spiegare meglio, trascrivo qui quattro versi, così da dimostrare quanto lui, vittima di tiranni apparentemente invincibili, con saggezza e tanta pazienza riuscisse a creare testi dal tono sentimentale e romantico: “El mar me llama con su amistosa mano”. Traduzione in italiano della poesia originale in spagnolo. Mi chiama il mare con sua amica mano. Il prato – un continente – si srotola dolce e indelebile come un rintocco nel crepuscolo. Bellissima immagine del rintocco nel crepuscolo, ricorda antichi bronzi che chiama i fedeli alla… così il guerrigliero “come un rintocco nel crepuscolo chiama” alla lotta contro un potere economico che schiaccia e uccide, contro la rapina di colui che possiede già tanto e ancora pretende di avere da chi non ha. Lui adottava due simbologie implacabili per comunicare il suo operato: il garofano e la spada, il garofano sarebbe il fiore della Poesia, con i versi suoi petali e la spada l’arma per debellare le miserie. Lui vive la poesia come esigenza interiore e anche quando il contesto storico è presente, il centro del discorso rimane l’uomo che riflette sulla propria condizione, sulla precarietà dell’esistenza e sul significato del sacrificio. Un guerrigliero che vive l’ansia della solidarietà con il fratello di un’altra terra, a lui accomunato dalla medesima sorte matrigna. Nello Zaino storico del “Che” non mancavano i versi della Marcha triunfal e gli appunti sul suo nomadismo senza confini, congiunto a una innata inquietudine. Era quasi rancore contro i conquistadores spagnoli che si accanirono contro il popolo in terre Latino-americane, soprattutto dei Maya e degli Inca. Lui si schierava sempre dalla parte degli oppressi, dalla parte dei popoli-vittima di morte cruenta, civiltà distrutte in modo irrecuperabile. In quest’altra poesia si avverte il desiderio di fermare un’emozione prima ancora di trasmettere un messaggio. Anche nella seguente, il suo amore per gli “ultimi” pare abbia mosso il suo ideale altamente altruista: “Y aquì”. Traduzione in italiano della poesia originale in spagnolo. «Sono meticcio», grida un pittore dalla tavolozza infuocata. «Sono meticcio», mi gridano gli animali perseguitati. «Sono meticcio», esclamano i poeti. «Sono meticcio», riassume l’uomo che mi incontra nel quotidiano dolore di ogni angolo e persino l’enigma di pietra della razza morta accoccolato in una vergine di legno dorato: «È meticcio questo grottesco figlio delle mie viscere». Io pure sono meticcio per un altro aspetto: nella lotta in cui mi attirano e si respingono le due forze che agitano il mio intelletto, le forze che mi chiamano sentendo delle mie viscere lo strano sapore di frutto racchiuso prima di raggiungere la sua maturità dell’albero. Mi giro al limite dell’America ispana ad assaporare un passato che ingloba il continente. Il ricordo scivola con dolcezza indelebile, come un lontano suono di campana. Lo stesso stile rivela una sensibilità lontana dalla retorica. Il linguaggio è essenziale, talvolta quasi scarno, ma ricco di immagini che riflettono il paesaggio, la solitudine del viandante, la fatica del cammino e il continuo confronto con se stesso. La poesia diventa così il luogo in cui il combattente lascia affiorare la propria vulnerabilità, mostrando un volto che la storia ufficiale ha spesso trascurato. L’io lirico che emerge dalle sue poesie non assume mai un atteggiamento eroico. Al contrario, lascia trasparire dubbi, malinconia, nostalgia e momenti di intensa contemplazione. È proprio questa dimensione umana a conferire credibilità e spessore letterario ai suoi versi. Anche la prosa occupa un posto importante nella sua produzione. I diari di viaggio, gli appunti, le lettere e i racconti di esperienza possiedono un evidente valore letterario. La natura è spesso sua interlocutrice. La descrizione dei luoghi e delle persone non si limita alla cronaca: osserva, interpreta, restituisce atmosfere e caratteri con una scrittura limpida, capace di alternare ironia, partecipazione e riflessione. Nei diari e nelle lettere la prosa conserva frequentemente un andamento lirico e una tensione emotiva che le avvicinano alla poesia, confermando come le due forme espressive convivano nella stessa sensibilità e maturità artistica. In tutti i suoi scritti si coglie l’influenza della grande narrativa latino-americana e della vasta cultura che Guevara coltivò fin da giovane, attraverso letture continue che spaziavano dalla filosofia alla poesia, dalle vicende storiche ai classici della letteratura. È proprio l’incontro tra azione e scrittura a rendere singolare la sua figura. Nei suoi testi non esistono due uomini distinti, il poeta e il rivoluzionario, ma una sola coscienza che cerca di comprendere il mondo con gli strumenti della parola e dell’esperienza. In definitiva, un uomo, al di là del giudizio storico, capace di trasformare un’esperienza individuale, il viaggio, la fatica, l’inquietudine e la speranza, in un’emozione universale, in una pagina viva, nella quale l’uomo, da sempre, vuole sopravvivere.


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