Riflessi e colori
- Un Mondo a colori




Maria Teresa Bagalà
(Gioia Tauro RC)
Pia de’ Tolomei è la nobildonna senese che Dante incontra nel quinto canto del Purgatorio, la seconda cantica della Divina Commedia. Il sommo poeta dedica a lei solo pochi versi che però basta-no per rendere la donna tra le più celebri dell’intero poema.
La sua storia, infatti, co-me quella di Francesca da Rimini, protagonista del quinto canto dell’Inferno, è una storia di violenza di genere che scaraventa la sua figura nel nostro secolo, ricordando i numerosi casi di femminicidio che si consuma-no ogni giorno in Italia e nel mondo. Storie di cronaca, esatta-mente come quella di Pia, che vedono come protagoniste don-ne vittime di abusi e maltratta-menti per mano di uomini violenti e brutali. Allo stesso modo la giovane senese, prematuramente strappata alla vita dal consorte, nei pochi versi che la vedono persona di primo piano, con parole soavi e con estrema genti-lezza e umiltà descrive la sua tragica vita.
La donna, appartenente alla famiglia dei Tolomei di Siena, nel 1284 viene data in sposa a Nello de’ Pannocchieschi, podestà di Volterra e di Lucca e capitano della Taglia guelfa. Il matrimonio viene deciso per sancire l’alleanza tra Ghibellini e Guelfi. Pia però ben presto si ritrova vittima di
un’infelice vita coniugale e, dopo soli pochi anni di matrimonio, è fatta uccidere dal marito, perché ritenuta colpevole di adulterio. In realtà non c’è mai stata la certezza né sul fatto che la donna possa essere stata un’adultera , né di come sia avvenuta la sua morte. Alcuni riportano che fu strangolata, altri che fu lasciata morire di esaurimento, altri ancora raccontano che fu spinta da un servo del marito giù dalla finestra del suo maniero, ovvero il Castel di Pietra in Maremma, dopo averla lì reclusa. Secondo altre interpretazioni, invece, Pia fu fatta fuori dal consorte avendo questi il bi-sogno di porre fine al suo matrimonio per sposare al più presto in seconde nozze Margherita de-gli Aldobrandeschi, un partito ritenuto molto più interessante.
Dante Alighieri nel Purgato-rio non entra in merito alla questione della morte, limitandosi ad affermare che la nobildonna fu uccisa dal marito.
Due sole terzine dedica in effetti a lei il poeta, in cui la sua tragica vicenda rappresenta una delle prime forme di violenza intesa come irragionevole volontà da parte della società patriarcale di voler relegare a tutti i costi la donna in una dimensione di subalternità rispetto all’uomo. Una storia, quella di Pia, che per l’alto valore simbolico che la caratterizza ha nei secoli ispirato poe-mi, tragedie, romanzi, film. Nel 1837 persino Gaeta-no Donizetti e Salvadore Cammarano le dedicano un’opera che porta il suo nome.
Nel 2007 anche Gianna Nannini, attraverso la canzone Do-lente Pia, ha deciso di omaggiare la sua antenata concittadina rea-lizzando una rivisitazione rock della sua storia. Il brano della cantautrice affida il racconto alla stessa protagonista che, vittima innocente come tutte le altre “Pie” del mondo, nostalgicamente, con il capo chino, ripensa ai giorni felici del passato.
Una forte testimonianza, il testo della Nannini, che dimostra come ancora oggi quei pochi ver-si di Dante siano riusciti a creare un personaggio entrato nell’immaginario comune come la don-na immagine di una società non egualitaria che si è protratta nei secoli. Una giovane sposa il cui destino trascende la storia e ci mostra cosa significa essere don-
na ieri e oggi, e resistere in maniera inerme ai soprusi di una società ingiusta e ineguale.
Una vicenda destinata ad es-sere ricordata nei secoli, a di-spetto delle terzine dantesche in cui la gentil donna chiede a Dan-te che ricordi in vita la sua storia, una volta tornato al mondo e riposatosi dal viaggio, poiché ti-morosa del fatto che neanche la sua famiglia avrebbe pregato per la sua anima, e che recitano:
“Deh, quando tu sarai tornato al mondo, e riposato de la lunga via”, seguitò ‘l terzo spirito al secon-do,
“Ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi fé, disfecemi Maremma: salsi colui che ‘nnanellata pria disposando m’avea con la sua gemma”.
Il ricordo di Pia, dunque, e della sua tragica fine, continuano ancora oggi a rimanere vivi. Tanti sono coloro che giurano di continuare a vedere sul ponte di Ro-sia, lungo la Strada statale 73 Senese Aretina, il fantasma della nobildonna. Una giovane immobile e quieta, che nelle notti senza luna, appare circondata da un flebile chiarore, vestita di bianco e con un velo a coprirle il volto. Che sia Pia che sta ancora aspettando di poter varcare la porta del Paradiso? Eppure Dante ha esaudito la sua preghiera di ricordarla in terra, tanto è vero che grazie a lui, come già accennato, la Tolomei è diventata nel tempo l’emblema della complica-ta emancipazione della donna nella società occidentale. Un grave problema sociale, sul quale è necessario continuare a sensibilizzare la collettività.



Fondazione Pina Alessio Onlus
C.F. 91022110802 - P.Iva 02819850807
SEDE LEGALE
Via Belvedere, 24
89013 Gioia Tauro (RC)
SEDE SECONDARIA
Via Rea Silvia, 43
00042 Anzio (RM)
Iscrizione al registro Stampa del Tribunale di Palmi n. 2 del 31/10/2013
