Riflessi e colori
- Un Mondo a colori




Enrico Gamba, dal 2011 voce e volto di 151eg, nato con parodie in stop-motion di Harry Potter, ci accompagna oggi in un percorso più ampio: dagli anni vissuti a Tenerife, tra incontri umani fuori da ogni schema, alla scrittura di “Un secolo in movimento”, passando per l’esperienza di coordinatore del doppiaggio de “Il ladro e il ciabattino” durante il lockdown. Con la schiettezza che lo contraddistingue, Enri parla anche del lato più duro del suo mestiere: le incomprensioni con il pubblico, i limiti imposti dal proprio ruolo, la fatica di reinventarsi senza tradire se stessi.
Un dialogo che intreccia creatività, industria dei contenuti e riflessione personale, restituendo il ritratto di un content creator, che rifiuta le scorciatoie sia nel lavoro che nella vita.
1.Nel 2011 hai aperto il tuo canale Youtube con delle parodie di Harry Potter in stop-motion, che cosa direbbe l’Enrico di oggi all’Enrico di allora?
“Mi fanno spesso questa domanda ma non credo di capirla in realtà. Non ho nulla da dire al me del passato. Sono cosciente del fatto che ogni errore che ho commesso, ogni convinzione sbagliata, ogni consiglio che non mi era stato dato aveva bisogno di affrontare un percorso, una maturazione, una serie di eventi. Dare un consiglio a quell’Enrico significa solo impedirgli di fare il percorso che poi, infatti, ha fatto.”
“Mi è piaciuta davvero molto. È il luogo all’estero dove ho mangiato meglio in assoluto. E non parlo della Spagna in generale, ma proprio Tenerife. Però non credo sia stata l’isola a insegnarmi qualcosa quanto le singole persone che ho conosciuto lì. Tenerife è bloccata nello spazio e nel tempo: sei su un’isola nell’oceano dove ci vogliono ore per raggiungere in volo la terra ferma più vicina e la terra ferma più vicina è l’Africa. Però è anche bloccata da questa eterna estate che non smette mai. Le persone che ho conosciuto lì sono tutte persone che per tutto il tempo in cui ho vissuto sull’Isola erano in pausa da una vita che aveva bisogno di essere messa in questa pausa. Ho conosciuto una donna plurilaureata che lavorava nei musei di Berlino e che viveva per scelta come senzatetto e dormiva in una grotta vicino alla nostra Finca. Ho conosciuto gente strafatta di coca che però lavorava per Apple e faceva i milioni. Ho conosciuto ragazzi scappati da genitori violenti o ignoranti o genitori scappati da famiglie in cui si erano incastrati abbandonando figli e case. Non ci sono giudizi, cito queste persone perché sono reali: sull’isola non ci sono solo persone in fuga. Il punto è che parlare con persone così diverse in luoghi come Milano è impossibile: dovresti entrare in giri diversi in eventi diversi e comunque sarebbero occupati con le loro vite. A Tenerife invece basta organizzare una grigliata di pesce e tutte queste persone saranno da te a raccontare la loro storia. E che c’entra tutto questo con i miei contenuti? Diciamo che mi ha aperto molto la mente a tantissime opzioni che non avevo mai considerato e a capire le ragioni di persone che nemmeno sapevo esistessero. Utile per conoscere il pubblico, utile per capire un film, utile per capire il mondo e come si muove davvero.”
“Sono stato sorpreso dalla quantità di materiale da sacrificare. Già succedeva nei miei video, ma su una scala diversa. Adeguarsi alla scelta di soli 151 film, adeguarsi a parlare sempre per una pagina sola, adeguarsi a dover sapere cose e sapere che non le metterai. E poi devo dire che vedere tutte le correzioni geniali di chi edita i tuoi testi ti fa fare un grande bagno di umiltà. Sai quanto sia contorto il modo in cui parli solo quando c’è una persona pagata per cambiare l’ordine delle parole che hai scelto secondo quelle regole di analisi del periodo che non ricordavi dai tempi delle elementari.”
“Ovviamente lavorare a quel progetto mi ha insegnato tantissimo. Da tutto ciò che riguarda il doppiaggio al mix alla distribuzione. Ci sono molti dettagli tecnici che ho dovuto scoprire e imparare e tutt’oggi mi vergogno del risultato. Non ero assolutamente preparato. Il risultato è stato preciso lo stesso: ho conosciuto molte persone, imparato ad adattare e gestire un progetto di questo livello. Sì, ho cercato di portare altri progetti di questo tipo ma la parte di gestione dei diritti è sempre la più complicata. Ovviamente ho già tentato di collaborare con grandi nomi e ho già provato a lasciare il posto ad adattatori e direttori esperti, ma per ora non sono riuscito a ottenere i diritti o i permessi per fare nulla. Ovviamente non mi fermo e continuo a tentare.”
“L’unica che mi viene in mente è questa: la gente non ha idea di come funzioni questo lavoro. Ha il difetto di sembrare facile da intuire, di sembrare una cosa che chiunque può capire o fare. Non lo è. E lo scopri a suon di badilate in faccia e di quelle che fanno male. Ne ho prese davvero, davvero tante. Purtroppo questo crea continui problemi con il pubblico o con la vita privata. Mi trovo a dover spiegare quasi ogni giorno il motivo per cui mi è davvero impossibile rispondere frequentemente ai messaggi anche solo di amici e parenti, spiegare perché non posso prendermi una pausa quando voglio anche se non esiste una regola che me lo vieta o anche spiegare che non esiste il conflitto di interessi di cui si parla tanto. Esistono generalmente, ma non esistono nel modo in cui il pubblico li immagina. Il problema è che anche cercando di spiegare come funzioni il tutto, a molte persone non interessa. È frustrante.”
Ci sono le collaborazioni con colleghi dove accetto quando c’è una buona idea ben organizzata in un periodo in cui sono libero. Poi ci sono le collaborazioni di lavoro che sono sempre legate al caso. Si chiacchiera, si fa amicizia, si scopre che uno sa fare qualcosa che all’altro serve e così si inizia a lavorare. Raramente cerco un esterno a caso per un lavoro. Purtroppo, per via del punto precedente, molte persone molto capaci hanno difficoltà a lavorare per il web. Se per il cinema esistono scuole, per il web (giustamente) non ce ne sono e quindi dal mio punto di vista lavorare, per esempio, con un montatore che non lavora per il web diventa un lavoro di istruzione che non ho quasi mai il tempo di fare.”
7.Nei tuoi video si sente che non ti basta mai la superficie, vuoi sempre sapere chi ha creato una cosa, perché, in che contesto. Ti è mai capitato di iniziare a fare ricerca su un film e finire in un posto completamente inaspettato?
“Succede continuamente. La puoi immaginare così: voglio sapere come mai l’ultimo film di Orson Welles non uscì? Devo scoprire che cos’è successo in Iran negli anni ‘70. Voglio sapere perché Mediaset comprò Dragon Ball? Devo scoprire tutto il funzionamento di Publitalia. La maggior parte delle volte la cosa più interessante è entrare in uno studio o parlare con chi ci lavora e capire quanto all’interno la percezione sia del tutto diversa da ciò che succede dal nostro punto di vista.”
“Onestamente non lo so. Credo di salvarmi da questa situazione solo perché di base il mio canale consiste in ‘Faccio ciò di cui avevo bisogno’. Io ho cercato di diventare l’adulto di cui avevo bisogno quando ero bambino. Non solo legato davvero a un format o un argomento quanto a un modo. Quel modo non cambia. Quel modo resta valido anche cambiando ogni altro aspetto del canale.”
“È una domanda molto difficile. Non saprei in realtà. È sia importante che irrilevante. Diciamo che lo apprezzo ma non lo desidero.” 10. Quali progetti hai per il 2027? E già che ci siamo, quando esce la foto con Dario Moccia del 2019? “La foto? No. I progetti? Vedi, preferisco non dire nulla. Diciamo che su cinque progetti io riesco a portarne a termine forse uno. È molto difficile, in questo lavoro, realizzare ciò che all’inizio hai solo in testa. Molte cose vanno male.”


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